Il prezzo della libertà

La solitudine è il prezzo della libertà

Beppe Rosso in scena

Lo spettacolo di Beppe Rosso
dagli scritti di Fenoglio
TIZIANA PLATZER
TORINO
«Capire cos’è non è facile, non è un testo pubblicato... È una composizione, ecco». La «composizione» l’ha realizzata lui, l’attore e regista Beppe Rosso, ha messo mano a un’operazione di montaggio dei testi lasciati da Beppe Fenoglio nella sua visione di «teatro partigiano». «Sono alcuni dei suoi ultimi scritti, che noi - io e Filippo Taricco, concludendo un lavoro iniziato dieci anni fa - abbiamo legato in una storia completa, cambiando solo alcuni nomi dei protagonisti. E al centro abbiamo lasciato lo spazio più significativo all’atto unico dello scrittore, “Solitudine”». Quello che comparve sul quotidiano «Gazzetta del Popolo» il 10 febbraio 1963, otto giorni prima della morte di Fenoglio, e che dà il titolo allo spettacolo in scena da oggi alle 19,30 al 21 aprile al Gobetti (biglietto: 25 euro) per lo Stabile.  

Un monologo con dieci personaggi . Chi sono? «La storia prende vita nell’inverno tra il ’44 e il ’45, quando ci fu quella “sospensione” del conflitto per ordine del generale americano Alexander, con l’arresto degli alleati sulla linea gotica. I protagonisti di Fenoglio sono i giovani partigiani che in quel momento devono vivere “come marmotte, uno per collina”. Dunque sono uomini soli». E’ lo sbandamento umano rispetto a un nascondersi solitario, al dover badare ciascuno a se stesso ad aver catturato Rosso? «Mi ha colpito la possibilità di dar voce a questi uomini senza retorica, solo cogliendo che cosa volesse dire, nei loro animi, essere un partigiano. A 20 anni, con il pensiero di resistere e a contatto con i civili dei paesi, anche loro impauriti». L’incontrarsi con gli altri è l’unico elemento che può lenire la violenza della solitudine, tanto da far finire male come Sceriffo, uno dei «dieci».  

«Non resiste nel suo rifugio, sa che in paese c’è una sartina, non è bella ma è un contatto umano», racconta Rosso. «Si taglia un pezzo della giacca per avere un espediente di incontro, e fra i due si instaura, con ironia, un’immediata intimità. Fino a quando non irrompono i tedeschi e lo uccidono». La società civile entra in contrasto con la Resistenza, lo sa il comandante partigiano Perez, il suo dovere militare può mettere in pericolo la gente del paese. Lo sa il mugnaio, che cerca di convincere Nick, partigiano intellettuale, a trasferirsi in città per nascondersi: «Un’occasione che Nick rifiuta - dice l’attore - Essere un partigiano è una scelta da sopportare. E in questo monologo a dieci volti c’è l’orgoglio dei ragazzi che vogliono lasciare un segno nella conquista della libertà». Ideali sguardi anche femminili, perché si raccontano la moglie del mugnaio che non sorride più; la sarta spaventata che accoglie con curiosità il partigiano; e una madre in cerca del figlio dopo un rastrellamento. Sul palco sedie coperte da lamiere e grano che cade dall’alto, quando si «ascolta» una sventagliata di mitra.  

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