Le favole di Fedro


L’Aquila e la volpe
C'era un volta un'aquila che non riuscendo a trovare cibo per i suoi piccoli, scorse finalmente i cuccioli di una volpe, e li rapi'.
La madre dei poveri cuccioli allora, tentando di inseguirla, imploro' l'aquila di non darLe un cosi' grosso dispiacere, ma quella non accolse le parole della volpe e continuo' a volare....

Piangente e addolorata, la volpe, individuo' l'albero sul quale c'era il nido costruito dall'aquila. Senza pensarci due volte raccolse allora quanta piu'sterpaglia pote', appiccicando poi il fuoco al povero albero......

Costretta ormai alla resa e per strappare i propri piccoli al pericolo di morte, il volatile, restitui' alla volpe i suoi cuccioli sani e salvi, implorandoLe la grazia.

 
Morale:
anche le persone piu' potenti devono temere gli umili perche', se costretti, possono diventare vendicativi


INIZIO DEL PONTIFICATO DI PAPA FRANCESCO




PAPA FRANCESCO, OGGI LA MESSA DI INAUGURAZIONE DEL PONTIFICATO

Attese oltre un milione di persone. Sono 132 le delegazioni internazionali, Per l'Italia ci saranno Napolitano, Monti, Grasso e Boldrini.

Papa Francesco, oggi la messa di inaugurazione del Pontificato
Papa Francesco
CITTA' DEL VATICANO - Oltre un milione di persone sono attese oggi in Piazza San Pietro per la messa di inaugurazione del Poitificato di Papa Francesco. Il Pontefice riceverà il pallio, lo stesso con le croci rosse che fu imposto a Benedetto XVI nell'inaugurazione del 2005, e l'anello del pescatore, che per volere del Papa non sarà d'oro ma d'argento.

LA DELEGAZIONE ITALIANA. La delegazione italiana che assisterà alla messa di inaugurazione di Papa Francesco, domani, è guidata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla consorte, signore Clio, ed è comporta da 16 persone. Tra di loro, il presidente del Consiglio Mario Monti e la signora Elsa, e i nuovi presidenti di Senato e Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini.

132 DELEGAZIONI INTERNAZIONALI. Sono 132 le delegazioni di paesi stranieri ''di diverso livello e importanza'' che saranno presenti domani alla messa di inizio pontificato di Papa Francesco. Padre Federico Lombardi ha aggiunto che "le chiese e confessioni cristiane che saranno rappresentate sono 33", e che ci sono anche delegazioni ebraica, musulmana e buddhista. Padre Lombardi ha poi ribadito che "non c'è un invito della Santa Sede'' che "informa'' della celebrazione e chi manifesta il desiderio di essere presente è ''benvenuto''

MESSA NON E' INTRONIZZAZIONE, CI SARANNO PATRIARCHI ORIENTE. "La messa di domani mattina - ha spiegato ieri ancora Padre Lombardi - sarà l'inizio del Ministero Petrino di Papa Francesco, non l'intronizzazione perché il Papa non è un re, le lodi al re che saranno cantate sono in onore a Cristo che è il re". Il rito sarà invece celebrato nei luoghi del martirio di Pietro e dove è la sua tomba". Padre Lombardi ha precisato che nella liturgia avranno un ruolo centrale i patriarchi orientali cattolici che accompagneranno Papa Francesco dalla sacrestia alla tomba di Pietro, nelle Grotte Vaticane: "sono una decina, tra i quali 4 sono cardinali ma hanno una grande dignità nella Chiesa e concelebrano insieme ai cardinali". "Anello e pallio saranno conservati sulla Tomba", ha rivelato Lombardi.

San Giuseppe





Il nome Giuseppe è di origine ebraica e sta a significare “Dio aggiunga”, estensivamente si può dire “aggiunto in famiglia”. Può essere che l’inizio sia avvenuto col nome del figlio di Giacobbe e Rachele, venduto per gelosia come schiavo dai fratelli. Ma è sicuramente dal padre putativo, cioè ritenuto tale, di Gesù e considerato anche come l’ultimo dei patriarchi, che il nome Giuseppe andò diventando nel tempo sempre più popolare. In Oriente dal IV secolo e in Occidente poco prima dell’XI secolo, vale a dire da quando il suo culto cominciava a diffondersi tra i cristiani. Non vi è dubbio tuttavia che la fama di quel nome si rafforzò in Europa dopo che nell’Ottocento e nel Novecento molti personaggi della storia e della cultura lo portarono laicamente, nel bene e nel male: da Francesco Giuseppe d’Asburgo a Garibaldi, da Verdi a Stalin, da Garibaldi ad Ungaretti e molti altri ancora.
  San Giuseppe fu lo sposo di Maria, il capo della “sacra famiglia” nella quale nacque, misteriosamente per opera dello Spirito Santo, Gesù figlio del Dio Padre. E orientando la propria vita sulla lieve traccia di alcuni sogni, dominati dagli angeli che recavano i messaggi del Signore, diventò una luce dell’esemplare paternità. Certamente non fu un assente. È vero, fu molto silenzioso, ma fino ai trent’anni della vita del Messia, fu sempre accanto al figliolo con fede, obbedienza e disponibilità ad accettare i piani di Dio. Cominciò a scaldarlo nella povera culla della stalla, lo mise in salvo in Egitto quando fu necessario, si preoccupò nel cercarlo allorché dodicenne era “sparito’’ nel tempio, lo ebbe con sé nel lavoro di falegname, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e grazia”. Lasciò probabilmente Gesù poco prima che “il Figlio dell’uomo” iniziasse la vita pubblica, spirando serenamente tra le sue braccia. Non a caso quel padre da secoli viene venerato anche quale patrono della buona morte.
  Giuseppe era, come Maria, discendente della casa di Davide e di stirpe regale, una nobiltà nominale, perché la vita lo costrinse a fare l’artigiano del paese, a darsi da fare nell’accurata lavorazione del legno. Strumenti di lavoro per contadini e pastori nonché umili mobili ed oggetti casalinghi per le povere abitazioni della Galilea uscirono dalla sua bottega, tutti costruiti dall’abilità di quelle mani ruvide e callose.
  Di lui non si sanno molte cose sicure, non più di quello che canonicamente hanno riferito gli evangelisti Matteo e Luca. Intorno alla sua figura si sbizzarrirono invece i cosiddetti vangeli apocrifi. Da molte loro leggendarie notizie presero però le distanze personalità autorevoli quali San Girolamo (347 ca.-420), Sant’Agostino (354-430) e San Tommaso d’Aquino (1225-1274). Vale la pena di riportare soltanto una leggenda che circolò intorno al suo matrimonio con Maria. In quella occasione vi sarebbe stata una gara tra gli aspiranti alla mano della giovane. Quella gara sarebbe stata vinta da Giuseppe, in quanto il bastone secco che lo rappresentava, come da regolamento, sarebbe improvvisamente e prodigiosamente fiorito. Si voleva ovviamente con ciò significare come dal ceppo inaridito del Vecchio Testamento fosse rifiorita la grazia della Redenzione.
  San Giuseppe non è solamente il patrono dei padri di famiglia come “sublime modello di vigilanza e provvidenza” nonché della Chiesa universale, con festa solenne il 19 marzo. Egli è oggi anche molto festeggiato in campo liturgico e sociale il 1° maggio quale patrono degli artigiani e degli operai, così proclamato da papa Pio XII. Papa Giovanni XXIII gli affidò addirittura il Concilio Vaticano II. Vuole tuttavia la tradizione che egli sia protettore in maniera specifica di falegnami, di ebanisti e di carpentieri, ma anche di pionieri, dei senzatetto, dei Monti di Pietà e relativi prestiti su pegno. Viene addirittura pregato, forse più in passato che oggi, contro le tentazioni carnali.
  Che il culto di San Giuseppe abbia raggiunto in passato vette di popolarità lo dimostrano anche le dichiarazioni di moltissime chiese relative alla presenza di sue reliquie. Per fare qualche esempio particolarmente significativo: nella chiesa di Notre-Dame di Parigi ci sarebbero gli anelli di fidanzamento, il suo e quello di Maria; Perugia possiederebbe il suo anello nuziale; nella chiesa parigina dei Foglianti si troverebbero i frammenti di una sua cintura. Ancora: ad Aquisgrana si espongono le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe e i camaldolesi della chiesa di S. Maria degli Angeli in Firenze dichiarano di essere in possesso del suo bastone. È sicuramente un bel “aggiunto” di fede.

Autore: 
Mario Benatti

Le ragioni della crisi



Le ragioni della crisi



     La nostra civiltà, intesa in senso globale come civiltà umana, sta attraversando indubbiamente un periodo di crisi, o forse sarebbe meglio dire di transizione, di assestamento. Essa è afflitta da grandi problemi, da paurosi squilibri. Vi sono persone che non riescono ad avere il minimo indispensabile per sopravvivere, ed altre che nuotano tra immense ricchezze, e che cibandosi di queste ricchezze generano sofferenza. La civiltà occidentale, dopo il secondo dopoguerra, sembrava essere riuscita a conquistare un relativo benessere, seppure limitato prevalentemente alla dimensione materialistica dell'esistenza. Quanto sta accadendo negli anni più recenti mette in forse anche questo relativo benessere. Vi sono paesi in via di sviluppo, come la Cina e l'India, in cui i beni di consumo vengono prodotti a prezzi bassissimi, al costo di condizioni disumane per i lavoratori che producono quei beni. La globalizzazione porterebbe i paesi in cui le condizioni dei lavoratori sono migliori a competere con quelle realtà, con il rischio di dover abbassare drasticamente il livello delle condizioni lavorative e di vita dei propri abitanti. In altre parole, se ci mettiamo a competere con la Cina e l'India, lo possiamo fare solo peggiorando drasticamente le condizioni dei nostri lavoratori. Come possiamo continuare a mantenere un livello di vita accettabile nonostante la concorrenza di paesi in cui i beni di consumo vengono prodotti a costi bassissimi? Ma forse il problema non è tanto di continuare a mantenere i livelli attuali di benessere materiale, quanto piuttosto di cambiare i nostri modelli di appagamento, ciò che ci rende contenti e felici. Forse si potrebbe tentare di diventare più autonomi e più autosufficienti, senza la necessità di dover dipendere da ciò che viene prodotto altrove. Bisognerebbere abbattere le distese di cemento per dare maggiore spazio all'agricoltura e favorile lo sviluppo di quei settori dell'economia preposti al soddisfacimento dei bisogni primari. Non possiamo pensare di continuare sulla strada che abbiamo percorso finora, non è sostenibile.
     Per quanto riguarda il titolo di questo post, le ragioni della crisi, cosa si può dire? Forse il motivo per cui l'umanità versa in una condizione che definire di malessere è un eufemismo sono da ricercare nelle modalità con cui avviene lo sviluppo, cioè in maniera incontrollata, disordinata, caotica, senza un grande progetto che ne determini lo svolgimento. E così hanno modo di affermarsi delle condizioni che sono nocive per l'umanità. A questo proposito potrebbe essere utile leggere quanto ho scritto tempo fa su questo argomento:
     Sforziamoci di sradicare la disonestà, la corruzione, gli interessi personalistici; acquisiamo la consapevolezza che l'unica via possibile è quella della solidarietà, della fratellanza, del bene comune; mettiamo da parte le pulsioni negative come l'orgoglio, la voglia di autoaffermazione, e abbracciamo il cammino di un rinnovamento dello spirito e della civiltà.

Pra se pensar ....

Desespero anunciado

Desespero anunciado Para que essa agonia exorbitante? Parece que tudo vai se esvair O que se deve fazer? Viver recluso na pr...