SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH E ANCHE NOSTRA


Cos’è una famiglia?


 
 
 
 
 
 
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Da www.sicilyonbike.it
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(queste considerazioni sono riferite alla proposta di modifica costituzionale che sta portando avanti il senatore Lucio Malan, di cui do conto qui)
Nella comunità degli umani, la famiglia, nelle numerose e variabili forme in cui è stata intesa e composta nel corso dei millenni, assume da tempo immemorabile il ruolo di nucleo ed istituto sociale nel quale si cristallizza l’amore fra gli esseri umani. Alla famiglia che si forma nella società è riconosciuta una tutela più o meno intensa in funzione dei valori di una determinata collettività, della cultura da essa sviluppata e dalle regole che essa a deciso di darsi.
L’umanità, nel corso della sua esistenza ha sperimentato numerose concettualizzazioni dell’idea di famiglia e nella nostra epoca, contrariamente a quanto si possa pensare e nonostante i continui e ripetuti tentativi di “normalizzazione”, sono tuttora molte e variegate le forme che assume la famiglia come nucleo essenziale della società. Forme tutte meritevoli del rispetto che tributiamo alla cultura e al contesto sociale che le hanno elaborate ed adottate e tutte in qualche modo meritevoli di forme più o meno intense di tutela per le parti coinvolte (coniugi e figli).
La famiglia basata sul matrimonio di una coppia eterosessuale costituisce un modello forte che è arrivato ad assumere una dimensione planetaria, soprattutto in seguito alla sistematica opera di riduzione di modelli alternativi che ha sempre seguito le colonizzazioni dell’occidente oppure le grandi campagne di “omogeneizzazione sociale” condotte in paesi estranei all’occidente progredito e democratico, quali la Cina. Ma l’esistenza di un modello prevalente, non può indurre a ritenere che esso possa essere il solo modello degno di tutela, escludendo dall’ordinamento giuridico e dalla dovuta considerazione sociale tutte le altre forme in cui l’amore spinge gli uomini a riunirsi e a perseguire fini e progetti comuni. Un amore che si declina attraverso molteplici sfumature che vanno dalla solidarietà allo spirito di sacrificio, dall’affetto alla sessualità; circostanze e comportamenti non sempre tutti concomitanti e non necessariamente contemporaneamente presenti nello stesso ambito.
Provocate dalle inevitabili ed inarrestabili dinamiche evolutive delle società nelle quali l’equazione matrimonio=famiglia=coppia eterosessuale sopravvive da millenni, si pongono oggi nuove questioni che richiedono coraggiosi e decisi interventi volti ad allentare la rigidità del modello e a consentire di dare dignità e riconoscimento alle istanze di gruppi sociali che non trovano in esso una soluzione soddisfacente per assecondare i progetti di vita in comune dai quali la società stessa trova linfa vitale.
Decine di migliaia sono le coppie che vivono “come se fossero sposate”: famiglie alle quali nessuna dignità e nessuna tutela giuridica sono riconosciute. Corpi estranei all’ordinamento, queste famiglie “eterodosse” esistono e contribuiscono a costruire la società e a farla progredire: generano, educano ed allevano figli, lavorano e costituiscono esempi di solidarietà e di sostegno né più e né meno delle famiglie costituite con il matrimonio. Molte di queste “quasi famiglie” non fondate sul matrimonio, ma non meno “naturali” di quelle, sono formate da coppie di persone dello stesso sesso. Si tratta di persone che, grazie alla coscienza individuale e all’evoluzione della società, sentono, giustamente, che l’amore che fiorisce fra loro ha la stessa dignità di quello che unisce le più numerose coppie formate da persone di sesso diverso. E da questa semplice, quasi banale constatazione partono per maturare l’idea e la determinazione di unirsi e costituire una famiglia intesa nel senso comune del termine, usando tutte le forme e gli istituti che la società e l’ordinamento mettono a disposizione.
Peraltro, fermarsi all’idea che l’amore che unisce gli essere umani e li spinge alla vita in comune possa assumere solo la forma della famiglia, costituisce una schematizzazione poco convincente. La vita in comune, oltre alla forma della coppia, ha sempre costituito un elemento importante delle società e delle culture e ha spesso trovato sanzione e tutela nella costituzione di comunità monastiche e religiose, improntate alla sublimazione dell’amore umano e al sacrificio, basate su Regole di vita e di comportamento codificate e riconosciute da ordinamenti spirituali e secolari.
Fra la coppia e la comunità, si definisce uno spazio nel quale persone che condividono ideali, progetti, affetti e valori solidaristici, possono dar vita aformazioni para-familiari, anch’esse meritevoli di accettazione e di tutela in quanto libere scelte individuali di realizzazione della propria personalità o di partecipazione ad un progetto comune di affetto e solidarietà fra esseri umani.
Chi è interessato ad approfondire autonomamente gli spunti che emergono da queste considerazioni, possono leggere Contro Natura, Una lettera al papa di Francesco Remotti (Laterza)  e Il mito dell’amore fatale di Enrichetta Buchli (Baldini Castoldi Dalai) .

Che val la vita se non per essere data?



E’ difficile accostarsi ad un capolavoro perché lo stupore toglie le parole di bocca e uno vorrebbe essere capace di descrivere (e quindi de-limitare) qualcosa che deborda da tutte le parti.
L’Annuncio a Maria di P. Claudel è un capolavoro; appunto, “il più bel canto della cristianità” del 900, come è stato definito.
Ne esiste una ristampa recente della collana dei “Libri dello spirito cristiano” della BUR ed ha una affascinante presentazione di Mons. Luigi Giussani.
Ma credo che ognuno, leggendo questo dramma sacro scritto agli inizi del 900, finisca per identificarsi con uno dei personaggi, tanto essi sono essenziali e paradigmatici: Pietro di Craon, grande costruttore di cattedrali e genio che interpreta il cuore del suo popolo; Anna Vercors, l’anziano possidente che tutto sacrifica per andare in pellegrinaggio in Terra Santa per mendicare da Dio l’unità dei cristiani.; la dolcissima Violaine, sua giovane figlia, che umile e lieta abbraccia la vita con semplicità e fiducia pur dentro le più atroci contraddizioni, convinta che la positività della vita non sarà distrutta da esse; Giacomo, l’uomo giusto, che calcola tutto e perciò non riesce a percepire il mistero…
Non c’è una parola che non corrisponda a un’altra dopo, - dice don Giussani nell’introduzione - èbellezza senza fine”(…) “queste pagine contengono l’ideale di tutto”.Le pagine si inseguono col fascino strano e misterioso di frasi per comprendere le quali occorrono anni di meditazione e di impegno personale con la propria esperienza; e poi uno si accorge che quelle frasi non perdono mai freschezza e fascino: sono come verità preziose in cui uno non finisce mai di inoltrarsi…
Ne cito alcune.
“Forse che il fine della vita è vivere?(…) Non vivere ma morire e dare in letizia quel che abbiamo.Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!”Oppure:
“Siate uomo,Pietro. Siate degno della fiamma che vi consuma. E se bisogna essere divorati, sia ciò su un candelabro d’oro(…) per la Gloria di tutta la Chiesa.”
Ancora:
Santità non è farsi lapidare in terra di Paganìa o baciare in bocca un lebbroso, ma fare la volontà di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto, o di salire più alto.”Ma l’espressione più toccante per me lettrice (e ognuno può trovarne tantissime) è questa:
“Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?Non mi soffermo oltre su questo piccolo capolavoro perché voglio lasciare al lettore il gusto di scoprirne i tesori.
Una raccomandazione: è importante leggere l’introduzione, poi il dramma e poi di nuovo l’introduzione perché aiuta a gustare meglio il tutto.

SANTO ESTEVAO: PRIMEIRO MARTIR DA IGREJA


Santo Estêvão

26 de Dezembro


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Santo EstêvãoNos capítulos 6 e 7 dos Atos dos Apóstolos encontramos um longo relato sobre o martírio de Estêvão, que é um dos sete primeiros Diáconos nomeados e ordenados pelos Apóstolos. Santo Estêvão é chamado de Protomártir, ou seja, ele foi o primeiro mártir de toda a história católica. O seu martírio ocorreu entre o ano 31 e 36 da era cristã. Eis a descrição, tirada do livro dos Atos dos Apóstolos:

"Estêvão, porém, cheio de graça e poder, fazia prodígios e grandes sinais entre o povo. Levantaram-se então alguns da sinagoga, chamados dos Libertos e dos Cirenenses e dos Alexandrinos, e dos da Cicília e da Ásia e começaram a discutir com Estêvão, e não puderam resistir à sabedoria e ao Espírito com que ele falava. Subornaram então alguns homens que disseram: 'Ouvimo-lo proferir palavras blasfematórias contra Moisés e contra Deus'. E amotinaram o povo e os Anciãos e Escribas e apoderaram-se dele e conduziram-no ao Sinédrio; e apresentaram falsas testemunhas que disseram: 'Este homem não cessa de proferir palavras contra o Lugar Santo e contra a Lei; pois, ouvimo-lo dizer que Jesus, o Nazareno, destruirá este Lugar e mudará os usos que Moisés nos legou'. E todos os que estavam sentados no Sinédrio, tendo fixado os olhares sobre ele, viram o seu rosto como o rosto de um anjo".

Num longo discurso, Estêvão evoca a história do povo de Israel, terminando com esta veemente apóstrofe:

"'Homens de cerviz dura, incircuncisos de coração e de ouvidos, resistis sempre ao Espírito Santo, vós sois como os vossos pais. Qual dos profetas não perseguiram os vossos pais, e mataram os que prediziam a vinda do Justo que vós agora traístes e assassinastes? Vós que recebestes a Lei promulgada pelo ministério dos anjos e não a guardastes'. Ao ouvirem estas palavras, exasperaram-se nos seus corações e rangiam os dentes contra ele. Mas ele, cheio do Espírito Santo, tendo os olhos fixos no céu, viu a glória de Deus e Jesus que estava à direita de Deus e disse: 'Vejo os céus abertos e o Filho do homem que está à direita de Deus'. E levantando um grande clamor, fecharam os olhos e, em conjunto, lançaram-se contra ele. E lançaram-no fora da cidade e apedrejaram-no. E as testemunhas depuseram os seus mantos aos pés de um jovem, chamado Saulo. E apedrejavam Estêvão que invocava Deus e dizia: 'Senhor Jesus, recebe o meu espírito'. Depois, tendo posto os joelhos em terra, gritou em voz alta: 'Senhor, não lhes contes este pecado'. E dizendo isto, adormeceu".

Santo Estêvão, rogai por nós!




STORIE DI NATALE


Il Presepe

Il primo vero presepe della storia fu creato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Roma. Questa usanza divenne così popolare che presto tante altre chiese vi aderirono. Ognuna creava un presepio particolare ed unico. Le scene della natività erano spesso ornate con oro, argento, gioielli e pietre preziose.
Anche se molto popolare tra le classi più ricche, questa opulenza era quanto di più distante dal significato della nascita di Gesù.
Dobbiamo il "nostro" presepe attuale a San Francesco d'Assisi, che nel 1224 decise di creare la prima Natività come era veramente descritta nella Bibbia. Il presepe che San Francesco creò nel paese di Greccio, era fatto di figure intagliate, paglia e animali veri.
Il messaggio era diretto, e poteva essere capito e recepito da tutti, ricchi e poveri.
La popolarità del presepe di San Francesco crebbe fino ad espandersi in tutto il mondo.
In Francia si chiama Crèche, in Germania Krippe, in Spagna e America Latina si chiama Nacimiento, nella Repubblica Ceca si dice Jeslicky, in Brasile si dice Pesebre, e in Costa Rica si dice Portal.

Storie di Natale


Il Presepe

Il primo vero presepe della storia fu creato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Roma. Questa usanza divenne così popolare che presto tante altre chiese vi aderirono. Ognuna creava un presepio particolare ed unico. Le scene della natività erano spesso ornate con oro, argento, gioielli e pietre preziose.
Anche se molto popolare tra le classi più ricche, questa opulenza era quanto di più distante dal significato della nascita di Gesù.
Dobbiamo il "nostro" presepe attuale a San Francesco d'Assisi, che nel 1224 decise di creare la prima Natività come era veramente descritta nella Bibbia. Il presepe che San Francesco creò nel paese di Greccio, era fatto di figure intagliate, paglia e animali veri.
Il messaggio era diretto, e poteva essere capito e recepito da tutti, ricchi e poveri.
La popolarità del presepe di San Francesco crebbe fino ad espandersi in tutto il mondo.
In Francia si chiama Crèche, in Germania Krippe, in Spagna e America Latina si chiama Nacimiento, nella Repubblica Ceca si dice Jeslicky, in Brasile si dice Pesebre, e in Costa Rica si dice Portal.

SONHOS DE NATAL

SONHO DE NATAL




Por Efigênia Coutinho







SONHO DE NATAL



Nas alamedas da cidade

vai coração Solitário

procurando de verdade

este sonho por qu’anseia !



Uma estrela faiscante

a exaltar Lealdade

que vislumbro provocante

pelas alamedas da cidade.



É Natal, espero vê-lo

A chama infantil que rareia

por todo o lado em desvelo

do meu coração Solitário.



Sente a alma Solidária

Neste Natal de ansiedade

num real amor já investe

contracenando liberdade.



Amor distante é saudade

chama etérea qu’incendeia

elevando-se em paridade

este sonho por qu’anseia !



Efigênia Coutinho







A FRAGILIDADE HUMANA


FRAGILIDADE  HUMANA

QUANTO  VALE  O  HOMEM

O químico inglês, professor Charles Henry Maye, que procedeu a estudos especiais sobre o valor químico do homem, chegou às seguintes conclusões curiosíssimas:
Com a gordura do corpo de um homem normalmente constituído podem-se fabricar sete sabonetes.
Conta o nosso organismo com açúcar suficiente para adoçar uma xícara de café, e ferro para o fabrico de um prego de tamanho médio.
fósforo existente no homem daria para dois mil e duzentos palitos.
Com o magnésio que o corpo humano contém seria possível tirar uma fotografia.
Todas essas matérias-primas estão avaliadas em US$ 1,00 – que é quanto representa cada um de nós, quimicamente.

DA  MORTE  À  VIDA

Certo fidalgo dos tempos antigos mantinha em seu castelo um bobo profissional, cuja obrigação era divertir a todos por meio de pilhérias, macaquices e palhaçadas. Ora, o fidalgo se lembrou de presentear o bobo com um bastão como distintivo de seu oficio, que devia sempre trazer consigo até que porventura aparecesse outro mais apalhaçado que ele próprio, devendo, então, passá-lo ao tal em sinal de ultra primazia na arte de fazer bobices.
Passando alguns anos, o fidalgo adoeceu gravemente, e foi logo desenganado por seu médico assistente. Mondou então chamar o bobo e com ele manteve o seguinte diálogo:
– Então, meu bobo, estou em véspera de uma viagem!
– Comprida ou curta?
– É comprida.
– E quando pretende voltar? Dentro de um mês?
– Não!
– Dentro de um ano, então?
– Não.
– Nem dentro de um ano? Quando então é que volta?
– Não volto nunca mais!
– O quê?! Meu senhor não volta nunca mais?
– É verdade! Não volto nunca mais!
– E que preparativos fez meu senhor para viagem tão longa?
– Nenhum.
– Será possível? Pois meu senhor pretende retirar-se para sempre e nada preparou para viagem tão longa? Olhe! Tome o bastão! É seu desde já! Que eu, sendo bobo de profissão, nunca cairia em tamanha insensatez! – Guia do Viajante.

"NÃO  QUERIA  SABER  DE  MORRER"

Um grupo de estudantes estava reunido na sala de anatomia de certa Faculdade de Medicina. Tinham uma pequena folga; e, rindo, discutiam os casos do dia. Os despojos humanos diante de si não afetavam sua jovialidade. Não lhes ocorria que também eles em breve poderiam ser cadáveres tão inanimados e impotentes como o que tinham para dissecar.
O mais notável do grupo era o Costa. O mais folgazão de todos. As caçoadas que lhe irrompiam dos lábios vinham entremeadas de nomes vãos e expressões injuriosas à Majestade divina. Os colegas não lhe faziam a mais leve observação para que refreasse sua linguagem. Completamente indiferente ao pecado em que incorria, encostou-se à parede com a agulha, já usada na dissecação do cadáver, presa descuidadamente no avental. A prosa foi-se animando, surgindo uma discussão sobre um assunto qualquer em que ele tomava parte saliente.
Estando a falar apaixonadamente, levantou a mão bruscamente para fazer um gesto, e, ao assim fazer, aconteceu ferir a mão na ponta da agulha, a qual lhe abriu fundo arranhão. Um silêncio profundo se fez na sala; todos empalideceram. "Olhe, Costa, isso é muito perigoso!", observou-lhe então gravemente um dos colegas. "Bem sei que é!", confirmou ele assustado. "Que devo fazer?"
"Vamos imediatamente procurar o médico", disseram os companheiros; e como um relâmpago partiram a buscá-lo. Foi um momento de ansiedade terrível enquanto aguardava o prognóstico, que foi logo dado.
O Costa sabia agora que a morte inexorável o fulminaria irremediavelmente em menos de 24 horas. Toda a ciência do mundo não lhe podia valer. Grande desespero e terror se apoderaram do Costa tão logo se viu frente a frente com a inesperada morte. Não nos atrevemos a relatar os horrores que se passaram dele até soltar o derradeiro suspiro. Podemos apenas repetir as palavras de um seu colega, testemunha de suas últimas horas: Foi um quadro pavoroso quando se viu desenganado, porque nem por nada queria saber de morrer. – Guia do Viajante.

DEIXAR  TUDO
Sofonias 1:18

Quando, em 12 de setembro de 1857, em conseqüência de um violento temporal perto do Cabo Hatteras, foi a pique o navio "Central América", com quase 600 passageiros a bordo. Havia entre eles muitos homens que vinham das minas de ouro da Califórnia. Eles traziam cinturões nos quais guardavam seus tesouros. Agora, no momento do perigo iminente, desfizeram-se dos cinturões e o lançaram sobre o convés, e quem quisesse poderia levá-los. Pois, esse peso, atado ao corpo, ia levá-los à morte segura. Outros tinham bolsas que guardavam valores de milhares de dólares, e estas também foram abandonadas e ninguém as tocou. Também as malas foram abertas e o metal resplandecente foi derramado sobre o chão.
Um dos mineiros abriu um saco de viagem e esvaziou seu conteúdo. Era ouro em pó, no valor de 20.000 dólares. Ao mesmo tempo que fazia isso, disse que quem quisesse satisfazer-se de ouro, poderia levá-lo. Mas todos o deixaram de lado como se fosse pó da terra. – Our First Century.

QUANDO  PARAM  OS  PONTEIROS
Tiago 4:14

Um jovem ministro ia guiando por movimentada estrada americana. Estava contente, pois seu trabalho ia indo bem e no dia seguinte ele e sua esposa iriam começar alguns dias de férias.
Rodando pela estrada abaixo, em direção contrária, ia um ônibus de passageiros. Nem o ministro nem o motorista do ônibus sabiam que a tragédia se achava a apenas alguns segundos de distância. Mas assim era. Para evitar de engavetar pela traseira de um carro que estava na frente, o motorista do ônibus freiou.
O ônibus desviou-se fortemente para a direita, indo em cima do carro do pastor. Dois dias depois esse jovem morria no hospital sem voltar mais à consciência. Havia em sua Bíblia uma folha de papel em que ele copiara uns versos cujo sentido é este:
O relógio da vida não é ferido senão, uma vez,
e homem algum tem o poder de dizer justo
quando os ponteiros pararão, se tarde, se cedo.
Agora é o único tempo que vos pertence!
Trabalhai, orai, dai de boa vontade, não confieis no amanhã,
pois o relógio poderá estar parado então."

O  AMANHà COM  DEUS
Salmo 90:12

De pé ao lado de seus caminhões marcados de batalhas, um grupo de marinheiros estadunidenses tomavam seu desjejum em latas, por uma manhã intensamente fria, na Coréia. Com pouco repouso, haviam-se cingido ao solo, coberto de neve em uma temperatura de 42 graus abaixo de zero, combatendo desesperadamente contra um inimigo que os sobrepujava em número de cinco para um. Agora, um repórter perguntou a um meio congelado marinheiro que estava atirando feijões à boca, com a faca de trincheira: "Se eu fosse Deus e lhe pudesse conceder qualquer coisa que você desejasse, que havia você de preferir?" O gigante não barbeado, com a barba e as roupas duras de lama e frio, pensou por um momento, e respondeu com veemência: "Dê-me o amanhã!"
Este é sempre o grito do coração humano. Todavia, ninguém pode estar certo do amanhã. Acidentes, doenças rápidas e mortais ou violências podem nos impedir de ver outro alvorecer.

UMA  VIDA  PERDIDA

Durante uma doença fatal, um jovem se converteu, embora ninguém percebesse que havia entregue o coração a Cristo. Ao anunciar o médico uma mudança desfavorável em seu estado, demonstrou completa resignação e pediu aos amigos que cantassem um hino que exprimisse este sentimento.
Uma ou duas horas depois, no silêncio do quarto, ouviram-no dizer: "Perdida! Perdida! Perdida!" Isso causou surpresa à mãe, que perguntou imediatamente: "Perdeu a esperança, meu filho?" "Não, mamãe; mas oh, a minha vida perdida! Tenho 24 anos e, até há poucas semanas, nada fiz por Cristo. Só me preocupei comigo mesmo e com meus prazeres. Meus companheiros hão de pensar que me converti com medo da morte. Oh, pudesse eu viver para enfrentar essa observação, e fazer alguma coisa para mostrar minha sinceridade e redimir minha vida perdida!" –Seleto.

DESEJO DE NATAL


Festa Máxima! (Mírian Warttusch)

Que o Natal de cada um, seja espetacular!
Que todas as luzes, brilhem intensamente no seu lar!
Que seja a grande tônica: família reunida com amor,
E uma oração ao alto, feita com o maior fervor!
Quando baterem à sua porta, saibam, eu lhes digo,
Serão Maria e José – não lhes neguem um abrigo.
E não esqueçam de uma caminha preparar,
Para Jesus-menino, que à meia-noite irá chegar.
Cantem uma cantiga ao redor do seu bercinho…
Preparem o seu coração para acolher o menininho.
Chuvas de bênçãos, cairão dos céus, como cascata,
Maná divino, chegará em luz, na hora exata,
Em forma de amigos que virão lhes abraçar!
Não faltarão em sua mesa muitas iguarias,
Nem vinhos, nem castanhas e outras especiarias.
E um Deus benevolente, de forma comovida,
Lhes proporcionará, mais este ano,
“comemorar o dom da vida!”

Um futuro melhor é voce quem faz


Um futuro melhor é você quem faz

Marina Gold
Quando se olha para o futuro, ele imediatamente se modifica apenas à luz desse olhar, que pode levar a pessoa a considerar com maior calma e clareza o que deseja, e tomar providências para que o melhor se cumpra. O futuro muda só porque se olhou para ele e, a cada vez que se olha, ele se transforma de novo.
O ser humano não parece preparado para perceber essa verdade, uma vez que tem grande necessidade de vivências concretas. Por isso, toda nossa espécie vive agarrada ou ao seu presente, centralizando-se apenas na sua verdade individual, ou acaba por se vincular plenamente ao passado, onde deixou um amor, uma esperança, uma decepção ou mesmo uma vitória marcante.
Sem dúvida, é difícil perceber que o futuro se constrói no presente, e sempre a partir das orientações de experiências passadas, que podem até ser repetidas, quando foram boas. Não se trata, porém, de fazer planos e esperar que eles se concretizem. Pode-se dizer que é algo mais profundo, mais ligado à própria intuição que cada um de nós tem, em maior ou menor grau, para distinguir o que pode dar felicidade e aquilo que pode fazer o mal a nós mesmos.
Isso porque todo e qualquer ser humano, acredite ou não, é dotado de um instinto específico de alerta, que o leva a pressentir que algo escolhido não vai dar certo e, pelo contrário, pode até prejudicá-lo.
Quantas vezes não se ouve frases do tipo: "fumar mata, eu sei, mas não me importo", ou "ele bebe, mas me caso com ele assim mesmo", ou "ela vai aprender a me amar com o tempo", ou "só mais um pedacinho de pudim", ou ainda, "vou deixar esse horrível emprego, porque existem melhores".
Esses são exemplos de fórmulas de pensamento que podem implicar em grande infelicidade no transcorrer do tempo. Está claro que nem todas as escolhas se processam num nível tão primário, por isso esses exemplos são apenas para ilustrar.
No caso de dificuldade para vencer as marcas do passado, ou de planejar e cumprir um futuro melhor, a ajuda de um consultor esotérico, vidente, astrólogo, tarólogo, entre outros, assim como também o parecer de um psicoterapeuta, podem ajudar muito na busca de um futuro melhor, porque o futuro é a pessoa quem faz.
Quer saber mais sobre o trabalho de Marina Gold, ou entrar em contato com ela,clique aqui.
Especial para Terra

AINDA POSSIVEL O NATAL


O Verdadeiro Natal

por Guilhermina Batista Cruz - guilherminabcruz@click21.com.br

As festividades em comemoração ao Natal e a chegada do Ano Novo se aproximam e tudo fica mais bonito nesse período: ruas iluminadas, lojas enfeitadas, shoppings decorados. Todo o comércio com presentes disputando a preferência do consumidor.

Desse modo, nessa época do ano, boa parte da nossa sociedade costuma dar mais ênfase às festas e a troca de presentes entre as pessoas, do que a real comemoração do aniversário de nosso Mestre Jesus.

Será esse o Natal de Jesus? Temos a certeza que não. O Natal do Cristo Jesus é bem diferente de tudo isso.

É o Natal do amor, no sentido universal, é o Natal da solidariedade, da caridade para com o nosso próximo. Pensando assim esse é o momento certo para olharmos para dentro de nós mesmos e fazermos um balanço de tudo aquilo que fizemos durante esse ano que termina.

Será que comemoramos o Natal de Jesus no decorrer deste ano? Será que fizemos a caridade como mandam os ensinamentos do Mestre Maior? Isso é o que deve tocar fundo em nossos corações.

Que tudo possa se transformar em paz, harmonia, em serenidade para todos nós, de acordo com os ensinamentos do Evangelho de Jesus.

Com força, com determinação e coragem haveremos de construir um mundo melhor, onde todas as nossas crianças crescerão dentro dos ensinamentos evangélicos, onde as lágrimas da fome e do desamparo desaparecerão dando lugar ao sorriso de confiança e de segurança, de que o nosso Planeta tanto precisa para sua transformação de um mundo de provas e expiações em um mundo de regeneração.

(Editorial OSCEB)

Desejo a todos muita paz e luz, que o Natal do Mestre Jesus penetre em seus corações, inundando-os com seu amor sublime e que no ano que se iniciará em
breve, nossos própositos para o bem se fortaleçam cada vez mais na prática
da caridade, do amor e do perdão.

Muita Paz e Luz!
 

AS RAZOES DA ESPERANçA


A esperança é o combustível da vida

Vida sem sabor é uma vida sem perspectivas de quem se cansou de tentar
A esperança corresponde à aspiração de felicidade existente no coração de cada pessoa. Interessante observar que quem perde a esperança mais profunda perde o sentido de sua vida; sem esperança viver não tem sentido. O próprio antônimo dessa palavra é DESESPERO, ou melhor, a perda quase que em estado definitivo da esperança. E este [desespero] é capaz de corroer o coração.
A esperança é a vacina contra o desânimo e contra a possibilidade de invasão do egoísmo, porque apoiados nela nos dedicamos à construção de um mundo melhor. A perda da esperança endurece nossos sentimentos, enfraquece nossos relacionamentos, deixa a vida cinza, faz a vida perder parte do seu sabor. Porém, todos os dias somos atingidos por inúmeras situações que podem nos desesperar.
A esperança é o combustível da vida, a forma de mantê-la viva é não prender os olhos nas tragédias, pois a cada desgraça que contemplamos corremos o risco de perdê-lo [combustível]. Existe na mitologia grega a presença de uma figura interessante: uma ave chamada fênix, que quando morria entrava em autocombustão e passado algum tempo renascia das próprias cinzas. A fênix, o mais belo de todos os animais fabulosos, simbolizava a esperança e a continuidade da vida após a morte. Revestida de penas vermelhas e douradas, as cores do sol nascente, possuía uma voz melodiosa que se tornava triste quando a morte se aproximava.
A impressão causada em outros animais por sua beleza e tristeza chegava a lhes provocar a morte. Nossa vida passa por este processo várias vezes num único dia, ou seja, sair das tragédias para contemplar a beleza que não morreu, a vida que existe ainda, como fazia essa ave mitológica. Alguns historiadores dizem que o que traria a fênix de volta à vida seria somente o seu desejo de continuar viva, depois de completar quinhentos anos elas perdiam o desejo de viver e aí se morressem não mais reviviam. O desejo de continuar a viver era sua paixão pela beleza, que é a vida.
Vida sem sabor é uma vida sem perspectivas; quem cansou de tentar, cansou de lutar e desistiu de tudo, uma vida que apenas espera o seu fim, por pensar que nada que se faça pode mudar coisa alguma. Quem perdeu a capacidade de sonhar, o desejo de felicidade confundiu-se com a utopia. Felizmente não existe motivo para desanimar, lembrando as palavras de São Paulo: “A esperança não decepciona” (Rm 5,5). Não falamos aqui de qualquer esperança, mas da autêntica esperança, que não se apóia em ilusões, em falsas promessas, que não segue uma ilusão popular em que tudo se explica.
A esperança verdadeira, vinda de Deus, é uma atitude muito realista, que não tem medo de dar às situações seu verdadeiro nome e tem sempre Deus como fator principal. Não tem medo de rever as próprias posições e mudar o que deve ser mudado.
À medida que perdermos ilusões e incompreensões temos o espaço real no qual pode crescer a esperança, que nada mais é do que a certeza de que tudo pode ser melhor do que o que já vemos. E o desejo de caminhar na direção da vida, atraídos pela sua beleza que no momento pode somente ser sonhada, mas é contemplada pelo coração.
O homem pode ser resistente às palavras, forte nas argumentações, mas não sobrevive sem esperança. Ninguém vive se não espera por algo bom, que seja bem melhor do que o que já conhece, já possui ou já experimentou. Deus alimenta nossa vida por meio da esperança!
Pe. Xavier
http://blog.cancaonova.com/padrexavier
24/07/2008 - 07h00

SANTA LUZIA


13 DE DEZEMBRO
DIA DE SANTA LUZIA
Santa Luzia
Protetora dos olhos e da visão
Santa Luzia pertencia a uma rica família de Siracusa, na Itália, tendo recebido ótima formação cristã, ao ponto de Luzia ter feito um voto de viver virgindade perpétua. Com a morte do pai, Luzia soube que sua mãe a queria casada com um jovem de distinta família, porém pagão.
Nessa ocasião, sua mãe adoece gravemente e Luzia, que era devota de Santa Águeda, leva sua mãe à tumba da santa. Milagrosamente, sua mãe recupera a saúde e acaba concordando que a filha seguisse a vida que escolhera, consentindo também, que distribuísse seu rico dote entre os pobres.
O noivo rejeitado vingou-se, entregando Luzia como cristã ao procônsul. Este ameaçou Luzia de colocá-la no prostíbulo e sua resposta foi: "O corpo se contamina se a alma consente". Assim sendo, dezenas de soldados tentaram carregá-la, mas o corpo de Luzia pesava muito, nada conseguindo. Contam que enquanto estava presa, arrancaram-lhe os olhos, mas no dia seguinte estavam novamente perfeitos. Por este milagre é que ela é venerada como protetora dos olhos.
Santa Luzia, não querendo oferecer sacrifício ao deuses e nem quebrar o seu santo voto, foi decapitada em 303, para assim testemunhar com a vida - ou morte - o que disse: "Adoro a um só Deus verdadeiro, e a ele prometi amor e fidelidade".
Oração à Santa Luzia
Ó, Santa Luzia, que preferistes deixar que os vossos olhos fossem vazados e arrancados antes de negar a fé e conspurcar vossa alma; e Deus, com um milagre extraordinário, vos devolveu outros dois olhos sãos e perfeitos para recompensar vossa virtude e vossa fé, e vos constituiu protetora contra as doenças dos olhos, eu recorro a vós para que protejais minhas vistas e cureis a doença dos meus olhos.
Ó, Santa Luzia, conservai a luz dos meus olhos para que eu possa ver as belezas da criação. Conservai também os olhos de minha alma, a fé, pela qual posso conhecer o meu Deus, compreender os seus ensinamentos, reconhecer o seu amor para comigo e nunca errar o caminho que me conduzirá onde vós, Santa Luzia, vos encontrais, em companhia dos anjos e santuário.
Santa Luzia, protegei meus olhos e conservai minha fé. Amém.

Hino Oficial da Padroeira de Santa Luzia
Ó Virgem Santa Luzia, nossa querida padroeira, lá no céu onde estás és a nossa Medianeira.
A tua vida é para nós modelo
nós queremos seguir o teu exemplo
por tua virtude e grande amor
a Ti nós dedicamos este templo.

Olha pra nós os filhos teus
Ó Virgem Mártir que nos dás a luz
Santa Luzia, Virgem Piedosa
manda-nos sempre as bênçãos de Jesus.

Tua candura puro emblema de fé
Virgem querida dá-nos tua proteção
és nosso guia, nossa vida e esperança
a ti ó Mártir, uma eterna devoção.

Fontes: Santos da Igreja Católica
SANTA LUZIA
Em Siracusa, Itália, na cidade de Sicília,
No final do segundo século do cristianismo,
Nascia a protetora das doenças dos olhos,
Santa Luzia.

De família ilustre, seus pais eram nobres sicilianos,
Luzia ficou órfão de pai quando tinha quatro anos.
Quando jovem, Luzia possuía dotes físicos admiráveis,
Em seu rostinho sobressaiam-se os olhos da santidade.

Tudo isto lhe atraía jovens afamados e de altas linhagens!
Luzia carregava consigo o seu voto de castidade,
Comprometida com Cristo, a virgem e mártir é a verdade!

Santa Luzia ou Lúcia, doou seus bens aos necessitados;
Com sua mãe visitou o túmulo de Santa Águida em Catânia.
Este ato reforçou o seu grande amor em Cristo crucificado,
Luzia levava às pessoas à luz de bondade e a caridade.

Dos olhos e suas doenças Santa Luzia é a grande protetora!
Por seguir a doutrina cristã e negar adoração aos ritos pagãos,
A mártir Santa da Graça Iluminadora possivelmente, depois de ser flagelada foi decapitada ao fio de espada!
A Santa previu e acertou o fim da perseguição aos cristãos!

* Santa Luzia conservai-me a visão e sua luz espiritual, amém...
Autor: Manuel de Almeida (Manal)

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