AMARE DIO E IL FRATELLI


l massimo dei Comandamenti
 è: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente...Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22, 37-39b).
Dal calice di un cuore ricco d’amore esce il fuoco della carità, che è ricchezza di spirito.
Questo fuoco dimostra quanto l’anima sia distaccata da se stessa ed innamorata del suo Fattore.
Fratello che leggi, lo Spirito della luce ti attende, e ti chiama a migliorare il tuo cammino.
Se ami veramente non devi preoccuparti di nulla, di nulla devi aver paura, perché l’amore non è dell’uomo ma di Dio. Se ami non contesti, non brontoli, non patisci nelle incomprensioni, di nulla ti disgusti, ma la tua vita scorre liscia come il sapone nell’acqua. Se ami, tutto ciò che fai riesce sempre a perfezione.
Amare significa pensar bene degli altri, non giudicare il prossimo, non offenderlo, non procurargli alcun male, non ostacolarlo nel suo bene, non procurargli dolore, non tradirlo, non insultarlo, non condannarlo, non renderlo schiavo della tua passione, non chiacchierare contro di lui, non inventar calunnie, non ammazzare il suo onore, non diffamarlo, non posporlo a te, ma volentieri aiutarlo, soccorrerlo, consigliarlo in bene, difenderlo dal male, fargli la caritàsenza che  la  tua  sinistra sappia ciò che fa la tua destra        (cfr. Mt 6,3).
Prega per il tuo prossimo, e accompagnalo con il tuo aiuto anche se devi rinunciare al sonno e al riposo. Dividi con lui la tua mensa e donagli il tuo mantello.
È meglio camminare nella luce che nella valle oscura. È meglio diventar poveri per avere arricchito i poveri, che rimaner ricchi tra i poveri.
Non mandar fuori casa chi ti ha dato la luce per esser libero da fastidi. Chi non ha cura del suo genitore avrà figli che non avranno cura di lui.
Conforta chi piange, visita l’ammalato, fatti amico del peccatore e convertilo. Educa chi non ha avuto la tua cultura, eperdona il tuo prossimo perché, come tu avrai perdonato ai tuoi fratelli, così sarai perdonato da Dio (cfr. Mt 6, 14-15).
Ma come fai ad amare il tuo prossimo se non ami Dio con tutto il tuo cuore, la tua anima, la tua mente, le tue forze? Amare Dio con tutto il cuore significa essere vuoto di te stesso e dimostrarGli che non hai creatura particolare che ami più di Lui.
AmarLo con tutta l’anima significa sforzarti di evitare i peccati in modo da non commetterli mai.
AmarLo con tutta la tua mente vuol dire vivere in Lui libero da pensieri vani, inutili o sporchi.
Per amare Dio con tutte le forze devi trovare nessuna cosa più importante di Lui e fare qualsiasi sacrificio per donarGli tutto il tuo essere. Sarai allora un’anima eletta, quasi sospesa tra la terra e il cielo, e, pur vivendo come uomo tra gli uomini, ti sentirai diverso da loro perché abbracciato dall’amore infinito di Dio.
Amico, devi amare i fratelli perché se non ami i fratelli non ami Dio. Devi amarli come te stesso: così raccomanda il massimo Comandamento della carità.
Prega molto e sii sempre sincero. Non lasciarti influenzare nel male da nessuno.
Talvolta qualcuno si presenta come pecora ma è un lupo rapace.
Ricorda che il Signore dà il cento per uno sin da questa terra per tutto quello che si fa per amore.

Nelle opere di riforma spirituale dei vari movimenti approvati dalla Chiesa si deve vivere da soldati di Cristo e da autentici testimoni del Vangelo.
Dare un aiuto in Parrocchia per la spiegazione della Catechesi è un grande atto di apostolato se al tuo Parroco fa piacere.
Visitare gli ammalati, confortare gli anziani, specie quelli soli ed abbandonati, ed aiutarli nelle loro necessità è un’opera di misericordia.
Tanto bene i laici possono fare a beneficio dei fratelli in necessità.
L’opera più grande di tutte le opere che un Religioso deve fare è l’osservanza dei Santi Voti e delle sue Costituzioni, e il primo apostolato lo deve svolgere nella sua comunità. Forza e coraggio. Datti da fare.
Non dimenticare l’osservanza dei Comandamenti di Dio, perché quello è un atto di carità verso Dio stesso.
Amico, se non amerai Dio con tutto il cuore non potrai amare i tuoi fratelli. Non puoi quindi dire di amare il tuo prossimo se non ami il Signore, e se neppure ti interessi di conoscerLo.
Per conoscere Dio non basta sapere che esiste, che ha creato il mondo, che è venuto sulla terra nascendo povero, ed è morto sulla croce per salvarci, e poi è risuscitato; bisogna anche conoscere le Sue virtù e cercar di imitarle.
Per conoscere Dio bisogna anche approfondire il Suo amore, cercar di capire quanto grande è il Suo Cuore, cercar di comprendere quanto ama noi Sue povere creature, come va incontro a colui da cui ha ricevuto tante offese, con quale delicatezza lo stringe al Suo Cuore e gli fa sentire la Sua paternità, e soprattutto durante le prove, le malattie, le varie necessità.
Se Lo preghi e non ti allontani da Lui ti accorgerai quanto buono è il Signore.
Sta scritto infatti: «Vi do un Comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). È  amando Lui che si impara ad amare il prossimo. Sta scritto che alla fine della nostra vita saremo giudicati sulla carità: «Ho avuto fame e Mi avete dato da mangiare…» (Mt 25,35).
Vedi chi attorno a te ha bisogno dei tuoi consigli, della tua carità, di una parola di conforto, di luce, di incoraggiamento, di un pezzo di pane, di un abito, di una raccomandazione per trovare un posto di lavoro, di un aiuto per pagare un debito, per riunire una famiglia divisa, per far da padre a un orfano che piange, ecc.
Tante possono essere le opere di carità, che, sia da casa tua che dal convento, puoi attuare. Vivi con Cristo ed opera con Lui. Se avrai fede opererai anche la carità.
«Gesù, rendici fiaccole luminose nella tua Chiesa, perché quel che hai fatto Tu possiamo cominciar a farlo anche noi. Tu sei morto per lasciarci il Tuo posto.
Trasformaci in Te Signore e fa che, per mezzo Tuo, possiamo realizzare nei fratelli ciò che Tu realizzi in noi. La nostra vita è un continuo miracolo del Tuo Amore».
La carità è una virtù teologale uscita dal Cuore di Cristo che viene a noi per mezzo della fede e della speranza per essere riversata nei fratelli attraverso l’umiltà.
Bisogna agire alla luce di Dio e saper dimenticare quello che dispiace. Non bisogna donare gli avanzi ma il frutto migliore della propria vita. Dio dona tutto Se stesso all’uomo, e l’uomo deve fare altrettanto con Dio.
Si prova più gioia a donare che a ricevere, perché nel donare opera Dio, mentre il ricevere è opera umana.      
È facile per un ricco donare agli altri il sovrappiù delle sue sostanze, ma è anche facile per un povero, tante volte, rinunciare a un pezzo di pane o a un paio di scarpe per darlo ad un altro. È invece più difficile rinunciare alla propria volontà.
Nei miei incontri col Signore ho potuto capire che Dio è pronto a perdonare ogni peccato al peccatore pentito, mentre fa fatica a perdonare al superbo, perché il superbo anche se chiede perdono non è veramente pentito. Al superbo pesa umiliarsi, facilmente si scolpa, e così facendo umilia Dio suo Padrone assoluto.
Sta scritto che la carità copre una gran moltitudine di peccati (cfr. 1 Pt 4,8). Disse Gesù alla Maddalena: Molto ti è  perdonato  perché  molto  hai  amato(cfr. Lc 7,47).
L’amore è un fuoco che incendia e brucia le scorie del peccato, rapisce Dio e Lo introduce pian piano nello spirito dell’uomo in modo che la sua parola diventa potente conquistatrice di anime.
L’invidia della grazia altrui è mancanza di carità verso i fratelli.
La carità vince sempre e supera tutto. Così fece il Cuore di Cristo verso i Suoi malfattori.
Bisogna saper perdonare e dimenticare le offese ricevute, e soprattutto le ipocrisie e le vendette, perché la carità è comunione con Cristo e con i fratelli.
Preghiamo il Signore che ci liberi dal tremendo peccato della superbia, perché altrimenti faremo la fine di Giuda, che morì impiccato dopo aver sentito il grande tormento del rimorso.
L’uomo superbo non ha mai pace. È come un cane rabbioso che s’aggira ululando per il mondo in cerca di una preda da divorare.
 «Sono cristiano: Dio mi vede e Dio mi conosce, ma questo non mi deve bastare.
La mia condotta deve far sì che chi è vicino a me non si scandalizzi, ma conosca e trovi in me Dio, perché altrimenti che apostolo sono?
Se non basto a me stesso come potrò servire gli altri? Se abbiamo bisogno uno dell’altro, perché io non voglio dipendere dagli altri?
Perché voglio essere superiore agli altri? Perché per difendere me stesso devo criticare gli altri? Perché per farmi apparire bravo, pio, intelligente, giusto, sparlo e semino menzogna sui fratelli? Perché sono geloso di chi è più bravo di me? Perché sono invidioso dell’amore che regna fra due persone? Perché vorrei essere io il più stimato, il più quotato? Perché vorrei essere messo io al posto migliore?».
Sta scritto nel Vangelo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,39).

A Morte não é Nada

A Morte não é Nada" Santo Agostinho "


"A morte não é nada.
Eu somente passei
para o outro lado do Caminho.

Eu sou eu, vocês são vocês.
O que eu era para vocês,
eu continuarei sendo.

Me dêem o nome
que vocês sempre me deram,
falem comigo
como vocês sempre fizeram.

Vocês continuam vivendo
no mundo das criaturas,
eu estou vivendo
no mundo do Criador.

Não utilizem um tom solene
ou triste, continuem a rir
daquilo que nos fazia rir juntos.

Rezem, sorriam, pensem em mim.
Rezem por mim.

Que meu nome seja pronunciado
como sempre foi,
sem ênfase de nenhum tipo.
Sem nenhum traço de sombra
ou tristeza.

A vida significa tudo
o que ela sempre significou,
o fio não foi cortado.
Porque eu estaria fora
de seus pensamentos,
agora que estou apenas fora
de suas vistas?

Eu não estou longe,
apenas estou
do outro lado do Caminho...

Você que aí ficou, siga em frente,
a vida continua, linda e bela
como sempre foi."
 

DOS SANTOS, MORTOS E VIVENTES


DOS SANTOS, DOS MORTOS E DOS VIVENTES


Todos os  anos celebramos milhares de festas, como tantas motivações e tantas perspectivas; essas festividades são cívicas, populares, religiosas e pessoais e muitas não são formalizadas ou instituídas, mas é patrimônio comum, portanto, são celebradas com entusiasmo e dedicação por que adere a tal evento.
No mundo dos cristão existem tantas festas, oficiais ou não, mas que o povo devoto as celebra com igual força e fé; depois essas festas contemplam um pouco a vida e o desejo latente de cada crente, ou seja, os santos ou festas propostas respondem a certos anseios primitivos ou voluntários das pessoas.
A festa de todos os santos é uma festa democrática, pode-se dizer, pois não somente recorda os santos que no calendário litúrgico veem contemplados, mas também todos os anônimos e silenciosos que na fidelidades ao Evangelho e à Igreja buscaram ser sal, luz e fermento na vida da comunidade.
Junto e imediatamente com os santos comemora-se os defuntos, não santos? Não sei bem distinguir e os textos da liturgia não iluminam essa vertente, todos os defuntos acredito, pois os santos são também defuntos, ainda que vivificados pela fé e justificados pela justiça divina. Mas o fator diferencial se encontra somente no além, porque do ponto de vista material estão no mesmo lugar, debaixo da terra ou como cinzas, o corpo experimenta o mesmo, porque a “ressurreição” dos mortos ainda não aconteceu segundo a Revelação cristã, necessita-se esperar os últimos dias, ou seja, a Parusia.
E nós que não somos defuntos e ainda não seguros da própria santidade ou fidelidade, como nos classificamos? Os santos são os cidadãos do céu, os mortos jazem na esperança da vida eterna e nós simples mortais? A festa dos santos é o sonho da beleza, da alegria e da felicidade; a lembrança dos mortos é a nostalgia, a saudade e o triste fim; os existentes somos  reticentes, incoerentes, perdidos e sem garantias.
O que une todas essas categorias é o sujeito: o homem. Ser santo não é ser perfeito, esta não existe para o gênero humano, mas confiança e entrega generosa a Deus e ao seu plano de amor; ser santo é ser consciente da própria miséria e mesmo assim confiar plenamente no Senhor.
O homem não pode sonhar na terra de viver no paraíso, se é certo que somos feitos para Deus mas é também certo que para estar no mundo: como luz, sal, fermento e não para fugir ou negar esse mundo; essa seria uma das torturas infligidas aos crentes, aquela de não pertencer a si mesmo e ao mundo que vive, assim como deixar passar essa vida esperando uma melhor no além; digo somente que não se pode em nome de uma ressurreição deixa de realizar a própria essência de ser no mundo e para o mundo, compreendendo todos os defeitos, pois a perfeição é para os deuses e não para os homens.
Os santos, como todos os viventes, experimentam a tensão entre o que se é e o que se deve ser, mas não se deixa bloquear pela incertezas e dificuldades, mas mergulhando na entrega do Cordeiro encontram a luz e a força necessária para poder ser fiel até o fim. A perseverança e a capacidade de desprendimento caracterizam o ser santo, ou seja, o ser para o outro e não para si.
A festa dos santos e dos defuntos demarcam o arco completo do futuro dos viventes, pois os santos é o ideal e o desejado de perfeição de todo crente e o defunto é a realidade que entra porta adentro de todo cidadão, sem pedir licença e sem olhar condição; festejar os santos e os defuntos significa reconhecer a esperança de realização e de felicidade vivenciada pelos santos, ao menos assim se acredita, e o dramático destino de todo vivente, acabar a sua existência na solidão dos infernos.  Verdade é que sem esperança a condição humana se torna triste e sem sentido, mas por toda esperança numa vida além da presente é jogar a própria vida num penhasco que não se sabe que fundo se reserva.
Entre santos, mortos   e desesperados busco o meu lugar, sem pretensão, sem correria e sem exuberância, pois se consigo perseverar na fé e na esperança santo serei, morto serei mais cedo ou mais tarde e, por isso mesmo, busco viver cada dia com a maior alegria possível, quem sabe o que pode acontecer!!!

DO CINISMO


DO CINISMO


“O que se pode fazer amanhã se pode fazer hoje”, repete Montaigne diversas vezes e ele é convicto que quem coloca em dúvidas as próprias veracidades acaba por fazer uma grande serviço à humanidade, ou seja, que a ciência e as certezas humanas são relativas.
O cinismo perante os absolutismos e pretensas verdades se faz necessário, quer dizer, não recepcionar como coisa séria e virtuosa o que usa a força para se fazer valer ou quem usa de meios não bons para se fazer obedecer, isto é, não tem via melhor que o cinismo para se relacionar com sistemas e pessoas que exageram na reação ou na proporcionalidade de peso às situações humanas.
 Afirma-se que pessimista ou otimista se nasce e que cético se torna com o tempo, verdade também é que o cinismo se aprende com o tempo e com o desdramatizar da vida e as diferentes circunstâncias que a envolvem. O cinismo, além da corrente filosófica assim chamada pelo seu posicionamento interpretativo e da estrutura psicológica de algumas pessoas, pode ser também uma atitude perante  ideias, fatos, pessoas e sistemas que se perceba desproporcionado ou inadequado para o momento.
O cinismo se apresenta como uma dose de ironia diante da vaidade da própria realidade; é o olho seguro que sabe captar o desvio, o absurdo e o incoerente da vida, porque no cinismo a realidade se apresenta assim como é, nua e crua e não mascarada com o peso da aparência convencional de quem não quer desagradar; o cinismo permite de se expor sem medo que os julgamentos e os prejuízos possam provar complicações, ou seja, é uma atitude de maturidade intelectual e antropológica.
O cinismo é o inicio que a consciência se torna consciente, pois esse é o pudor do espirito que com leveza politica enfrenta a realidade na sua mais profundo coesão; o cinismo é também uma silenciosa e eficiente maneira de contestar e aceitar determinados desafios que não pode de imediato se desfazer. Funciona como mecanismo de defesa, como desconstrução de uma parâmetro definido e filosofia de percepção da realidade em geral.


DELLA SPERANZA


Della speranza


            Sperare contro ogni speranza?
                       Sperare quando cosa non si sa?
                                   Sperare senza voler interessi o ricompense?

Come sperare quando questo verbo o virtù diventa una fatica?
            Come non si scoraggiare quando tutto sempre essere destinato al fallimento?
                       Come mantenere la costanza quando il vuoto salta davanti ai propri occhi?


Sperare è un’arte e anche una prova
            È accoglienza del tempo con la sua logica
                       È morire per risorgere come creatura nuova!

La speranza è testo profondo delle poesie
            È linea maestosa del fiume delle esperienze
                       È dinamismo di sogni e di vite reticente…

Senza speranza la fede è illusione
            Il pensiero diventa nostalgia e scetticismo
                       E il gusto di vivere si trasforma in acerbe lamentazioni!!

Sperare per camminare e seguire la propria strada….
            Sperare per scavare la gioia di essere liberi….
                       Sperare perché è l’unica cosa che possiamo fare per l’avvenire.

Pra se pensar ....

Desespero anunciado

Desespero anunciado Para que essa agonia exorbitante? Parece que tudo vai se esvair O que se deve fazer? Viver recluso na pr...