Perché credere??

Perchè credere?
 

  
Chi ha bisogno di DIO?
Perché ho bisogno di credere in Dio? Non bastano le stelle a dirmi tutto ciò che devo sapere? Credo nella Madre Terra. Essa è il mio Dio. Sono io il padrone della mia vita. Non ho bisogno di Dio. Mi piacerebbe credere in Dio; ma come si fa a credere se si guarda al caos che c'è nel mondo? È veramente possibile conoscere Dio?
La maggior parte della gente oggi crede in qualcosa o qualcuno che è più grande di loro. A molti piacerebbe credere in Dio, ma trovano che è una cosa molto difficile. Per loro Dio sembra lontano e disinteressato nei confronti della nostra vita d'ogni giorno, i suoi alti e bassi.
Da due mila anni i cristiani sostengono di conoscere Dio attraverso Gesù Cristo e che è possibile credere in Lui nel tempo e nell'eternità. Cosa significa avere fede? Chi è Dio? Che aspetto ha? Chi è Gesù? Chi è lo Spirito Santo?
Queste sono alcune delle domante che dovremmo porci per scoprire cosa significa avere una fede profonda in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Cos’è la fede?
Mi piacerebbe avere una fede come la vostra. Come posso trovare la fede? 
Noi mostriamo d'avere fede ogni giorno. Ogni volta che prendiamo un treno o un aereo mostriamo di avere fiducia nel conducente o nel pilota, come anche negli ingegneri e nei costruttori che li hanno progettati. Non andiamo dal pilota a chiedergli di mostrarci la sua patente ogni volta che voliamo. Abbiamo fiducia in lui e nella sua perizia. E nemmeno siamo chiamati a capire come funzionano le cose per fidarcene. Probabilmente non sappiamo molto dell'elettricità, ma esercitiamo la fiducia ogni volta che accendiamo la luce. Potremmo non sapere come funziona un'automobile, ma confidiamo che si metterà in moto quando giriamo la chiavetta. Noi abbiamo fiducia negli altri in ogni momento: la vita sarebbe impossibile senza questa fiducia, perché non si può fare niente senza questa fiducia. Ci aspettiamo di ricevere aiuto da persone, che nella maggior parte dei casi non conosciamo: chi ci fornisce cibo, energia di vario tipo, denaro, servizi… Può darsi che io sia nervoso imbarcandomi su di un aereo, ma sono consapevole che sto affidando la mia vita nelle mani del pilota.
Cristiano è colui che ha fiducia in Dio, colui che crede che Lui è presente e assolutamente affidabile. Una signora anziana era nota per la sua gran fede in Dio.<>, le fu chiesto una volta.<>, rispose.
Ritornando alla nostra immagine originaria: mettiamo che vogliate recarvi in un'altra città. Andate alla stazione dove sosta il treno. Un ferroviere vi assicura che è il treno giusto. Ma il semplice fatto di credere che esso vada nella città che avete scelto non significa che ci arriverete comunque: dovrete salirci e partire! Credere in Dio, sapere che Egli è presente, è una cosa. Affidarvi a Lui è un'altra, ed è qui che nasce la fede.
Perché credere in Dio?
Chi è questo Dio in cui credono i cristiani? Che aspetto ha? Cosa significa avere fede?
Dio è il nome dato al creatore della vita. Infatti, o crediamo in Dio creatore, o dobbiamo credere che tutto avviene per caso. Non è facile provare l'esistenza di Dio con pura ragione, quasi che l'esistenza di Dio sia la conclusione di un ragionamento logico. Ma, allo stesso modo, non possiamo portare una prova logica dell'amore, eppure questo non significa che l'amore non esiste! Il meraviglioso sistema solare e il mondo in cui viviamo richiedono un esperto modellatore, un architetto, un ingegnere e un artista. Questo grande essere noi lo chiamiamo Dio.
Noi esseri umani viviamo nel tempo, abbiamo un inizio ed una fine. E siccome siamo fatti così tendiamo a pensare che anche per Dio sia la stessa cosa. Ma la Bibbia ci dice che Dio non ha inizio né fine. Egli non è soggetto al tempo come lo siamo noi. Lo spazio non ha inizio né fine, perché si distende in maniera illimitata. Troviamo difficile afferrare questo concetto perché le nostre menti sono limitate. Possiamo capire solo ciò che vediamo e conosciamo, e pensiamo che questo sia tutto ciò che può essere. Ma Dio è molto più grande di quello che le nostre menti possono afferrare. Egli c'è da sempre: non cambia mai, né invecchia come facciamo noi. Dio è l'unica cosa che non cambia in mondo mutevole. Il mondo che Dio ha fatto è di una bellezza e un ordine straordinari. L'intero mondo della natura mostra chiaramente i segni di un progetto e presuppone l'esistenza di leggi naturali. Piantiamo il bulbo di un narciso ed ecco spuntarne il fiore. Il minuscolo uovo nel corpo di una donna viene fecondato, ed ecco che si sviluppa un bimbo con tutto il complicato meccanismo di orecchie e occhi, mente e cuore. Ma nessun genitore può donare la vita a quel bambino. È Dio che dona la vita _ quello strano, intangibile mistero che resiste ad ogni analisi e che nessuno, tranne Dio, può creare.
Non possiamo vedere >. Egli è pieno di forza attiva e di vita, senza limiti di tempo o di spazio. Anche noi abbiamo uno spirito, un'anima. Essa è la fonte di tutti i nostri ideali, speranze e pensieri. Dio è tutto questo, ma alla perfezione. Non c'è da sorprendersi se Gesù ha affermato che è proprio questo Dio grande, padre di tutti, che dobbiamo adorare in spirito e verità.
Come posso conoscere Dio?
Può trovare Dio chi lo sta cercando? Vorrei tanto sapere dove posso trovarlo.

Idee moderne? Furono scritte, circa tremila anni fa. Ogni razza e popolo sin dall'inizio dei tempi hanno tentato di trovare Dio. C'è qualcosa, nel profondo di noi tutti, che ci spinge a ricercare Dio_ sia che lo riconosciamo o No. Tutte le grandi regioni del mondo fanno parte di quella ricerca.
Ma se siamo chiamati ad approfondire la nostra conoscenza di Dio, è anche vero che non possiamo farlo da soli. È Dio che deve fare il primo passo nei nostri confronti. Egli deve rivelarsi più chiaramente di quando possa fare attraverso il solo mondo creato. Nel passato Dio ci ha fatto conoscere la sua volontà attraverso uomini santi che vissero vicini a Lui. Egli donò a Mosè le leggi della morale, i Dieci Comandamenti, non solo per il popolo ebraico ma certamente anche per ogni popolo di ogni tempo. Se queste leggi fossero rispettate, il mondo sarebbe un luogo assai più felice, senza furti, omicidi e violenze. Ma la gran rivelazione finale di Dio si verificò nella persona di Gesù. qualsiasi altra cosa o persona sono ombre confuse. Quando ci rivolgiamo a Gesù, vediamo Dio in persona. Uno dei discepoli di Gesù, Filippo, gli fece questa richiesta:
<>.
Gesù rispose:
>>Chiunque abbia visto me ha visto il Padre >>.
Nel resoconto evangelico della vita di Gesù, Giovanni è attento a mostrare che Gesù non è venuto all'esistenza in Betlemme. Quello era solo il modo che ha scelto per fare il suo ingresso nel mondo.
Ma Egli esiste da sempre.
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Perché credere in Gesù Cristo?
Chi era Gesù? Solo un uomo? Oppure egli era Dio?
 Gesù e l'unica strada verso Dio: pienamente umano e allo stesso tempo pienamente divino. Uomo perfetto e perfetto Dio.
Egli era pienamente umano, nato dalla Vergine Maria. Crebbe in una normale famiglia e trascorse i primi anni della sua vita lavorando come falegname nel piccolo villaggio di Nazareth in Galilea.
All'età di trent' anni lasciò la casa e prese a occuparsi di tutti i bisognosi. In qualche occasione riportò alla vita i morti in presenza di testimoni. Ordinò agli spiriti maligni di lasciare quelli che n'erano posseduti, restituendo alle loro menti pace e integrità.
Il suo unico e meraviglioso insegnamento sul Regno di Dio, che nessun altro maestro ha mai potuto neppure lontanamente eguagliare, era sorretto da una vita perfetta senza macchia, senza peccato e senza egoismo. Era a suo agio con tutti, accettandoli con rispetto, non importa chi fossero o cosa facessero.
Gesù seppe   cosa significava essere affamato e assetato, ed essere così stanco da cadere addormentato in una piccola barca nel bel mezzo di una tempesta. Seppe cosa vuol dire piangere nella profondità del proprio dolore e fece esperienza della solitudine e dell'abbandono dei suoi amici. Soffrì il più straziante dolore quando fu spietatamente flagellato e crocifisso _ la morte più dolorosa che il mondo antico potesse escogitare _ ma persino il governatore romano dovette ammettere di non trovare in lui nessuna colpa. Gesù era uomo perfetto da ogni punto di vista.
Ma accanto alla sua vita perfetta e al suo meraviglioso insegnamento, Gesù fece le affermazioni più sorprendenti:
  <>, disse una volta, affermando la sua uguaglianza con Dio.
Disse che aveva la facoltà di perdonare i peccati, affermando apertamente di fare ciò che Dio solo può fare.
Promise pace a tutti coloro che si affidavano a lui: <>.
Affermò di avere il potere di far risorgere alla vita eterna tutti coloro che hanno fede in lui: <>.
Conoscerlo è conoscere Dio. Confidare in lui è confidare in Dio. Onorarlo è onorare Dio.
Gesù o fu mentitore, o fu malamente frainteso, o fu semplicemente un folle, oppure egli veramente fu ciò che affermava di essere. Questo è, appunto, quando uno dei discepoli, Tommaso, scoprì personalmente. In primo tempo si era rifiutato di credere che Gesù fosse risorto dai morti, ma poi incontrò Cristo risorto, faccia a faccia, e cadde ai suoi piedi in atteggiamento d'amore e d'adorazione: <>.
Perché Gesù Cristo è morto?
 Cosa successe quando Gesù morì sulla croce? Può la morte di una persona influenzarmi oggi?
Gesù venne per mostrarci qual è il vero volto di Dio. Lo fece con la sua vita e con il suo insegnamento. Egli descrisse l'amore, la verità e la giustizia di Dio utilizzando racconti tratti dalla vita quotidiana, che chiunque poteva comprendere. Ma la ragione più grande della sua venuta fu la risoluzione del problema fondamentale di ogni persona vivente: l'orgoglio e l'egoismo. È proprio questo ciò che vi è di più sbagliato nel mondo. Questa è la causa di tutti i litigi e le rotture nelle relazioni tra le persone e tra le nazioni…<>,<>. La Bibbia lo chiama semplicemente peccato. Perciò il peccato non è solo uccidere, rubare o compiere malvagità. Esso è profondamente radicato nel cuore dell'umanità. Sfortunatamente noi viviamo in un mondo imperfetto, pieno di dolore e sofferenza, rifiuto e collera. Noi facciamo parte di questa realtà. Ciò che gli altri fanno e dicono c'influenza e causa dolore e ferite. Qualunque abuso o violenza sull'infanzia, Può danneggiare una persona nella vita adulta e può farla sentire di poca o nessuna importanza. L'egoismo di un Hitler o di uno Stalinin, l'avidità dei baroni della droga causano indicibili sofferenze un numero enorme di persone. Il peccato dell'uomo interrompe le relazioni tra la gente e anche le relazioni con Dio, così che egli finisce per sembrare lontanissimo e disinteressato alla vita del nostro mondo. Da soli, noi non possiamo tornare a Dio; non ne siamo abbastanza capaci! Per cambiare questa situazione era necessario qualcuno che fosse senza peccato, qualcuno che fosse perfetto in modo assoluto, e che perciò fosse in grado di riportarci a Dio. Perché questo potesse accadere, occorreva affrontare il problema del peccato dell'uomo. Dio lo risolse una volta per tutte
Dio non è solo perfetto amore; egli è anche giustizia perfetta. La sua giustizia esige che tutti i peccati e la malvagità vengano puniti. Tutti noi siamo d’accordo che un giudice deve far rispettare la legge che giustizia deve essere fatta, altrimenti regnerebbe ovunque l'anarchia. L'infinito amore di Dio viene mostrato con l'invio di Gesù nel nostro mondo per assumere su di sé (lui che è senza peccato!) tutti i nostri peccati e le nostre colpe. Se ci fosse stata una qualsiasi altra soluzione, Dio l'avrebbe certamente trovata. 
Gesù soffrì sulla croce la condanna che giustamente meritano i nostri peccati. Poiché le loro conseguenze furono addossate su di lui, egli sperimentò la tragica situazione di essere abbandonato e separato dal Padre, quando si trovò appeso sulla croce:
<>.
Sulla croce Gesù assunse su di sé tutte le conseguenze del peccato umano; tutti i sentimenti d'isolamento e d'abbandono, tutto il dolore e la sofferenza, tutto il rifiuto e la collera dell'intera umanità.
Appena prima di morire, Gesù gridò <. Il suo compito di salvarci dal peccato, dalla morte e dell'inferno era stato portato a termine. Queste parole possono anche significare che un debito è stato pagato. L'enorme debito del peccato dell'uomo fu pagato una volta per tutte. Il ritorno a Dio e al perdono completo è ora possibile. Il ponte tra Dio e noi è stato ripristinato. L'amicizia con Dio è una realtà per tutti coloro che vengono a Gesù in amore e fede. Tra i testimoni che erano presso la croce c'era anche Pietro, il quale scrisse più tardi:
<>.
<>.
Questo famoso inno lo dice in maniera molto semplice e chiara:
 Dolce Signore, ora muori in croce, e la tua croce da vita al mondo intero.
Noi ti preghiamo, o nostro Salvatore: pietà, Signore!
Perché crediamo che Gesù sia risorto?
Cosa successe dopo la morte di Gesù? Ritorno veramente in vita?
Non c'era nessun dubbio: Gesù era morto. Era immobile come un pezzo di legno. I soldati romani se n'assicurarono. E non ci fu nemmeno alcun dubbio sulla sua sepoltura: Giuseppe d'Arimatea prese il cadavere di Gesù e lo fece collocare nella tomba, che aveva presumibilmente riservato per se stesso. Davanti all'entrata fu fatta scorrere un'enorme pietra, e vennero posti di guardia alcuni soldati.
Anche tutti gli amici di Gesù sapevano che egli era morto. Non c'era alcun dubbio: lo avevano visto morire. Tutte le loro speranze erano rimaste sigillate in quella tomba.
Ma nel giorno di pasqua, quando le donne vennero alla tomba allo scopo di ungere il corpo di Gesù, scoprirono che la pietra era stata fatta rotolare via, il corpo non c'era più, la tomba era vuota, c'era solo il sudario nel quale il corpo era avvolto. Le bende c'erano ancora ed erano arrotolate come se il corpo ne fosse da poco scivolato via. Ma chi aveva rimosso la pietra, e cos'era accaduto al corpo di Gesù?gli ebrei e i romani non lo avevano preso, altrimenti avrebbero fatto mostra del corpo quando i discepoli affermavano che Gesù non lo avevano preso: sapevano che la tomba era guardata a vista, ed essi erano un gruppo di uomini delusi e sconcertati. In ogni caso, non avrebbero certamente rischiato ciò che sapevano essere una menzogna.
Non c'è altra spiegazione per ciò che è stato chiamato <>:
 Gesù risorse tre giorni dopo la sua morte. Nient'altro può spiegare la tomba vuota e tutte le apparizioni di Gesù talvolta ad una persona, ora ad un paio d'uomini sulla strada, ora ai discepoli, ora alla folla; talvolta in una stanza, tale altra sul mare o su una collina e in pieno giorno. Gesù li incontrò, parlò con loro ed essi lo toccarono. Egli era lo stesso Gesù, eppure in qualche modo diverso. Potete leggerlo nel vangelo di Luca al capitolo 24, e di Giovanni ai capitoli 20 e 21.
Null'altro può spiegare un cambiamento così radicale nei discepoli. Essi erano un piccolo gruppo impaurito di persone, che si riunivano come potevano e a porte chiuse.
 Ma ora sono diventati gente piena di gioia e coraggio, che usciva per la città, nei luoghi di mercato proclamando senza timore che Gesù era risorto dai morti. Ora essi sapevano, senza ombra di dubbio, che Gesù era lontano dall'essere un uomo qualsiasi. Egli era Dio! <>, fu il loro messaggio. Signore del cielo e della terra, di tutte le genti e nazioni. Signore del tempo e dell'eternità, Signore delle vite, Signore di ogni cosa. Perciò l'apostolo Paolo scrisse:
<>.  
Perché credere che Gesù è asceso al cielo?
Dov'è Gesù ora? Qual è la sua autorità sul mondo?
Mentre viveva sulla terra Gesù si era limitato ad essere in un solo luogo. Egli, però, aveva promesso che avrebbe inviato lo Spirito Santo per poter essere con ogni cristiano ovunque nel mondo. In questo modo il lavoro che egli aveva cominciato poteva essere portato avanti nella vita di quelli che lo seguono, anche senza la sua presenza fisica.
L'ascensione, quando Gesù fece ritorno alla più immediata presenza di Dio, fu la prova finale della sua vittoria sul peccato e sulla morte. Essa mostrò senz'ombra di dubbio che il suo sacrificio sulla croce per i nostri peccati era perfetto; compiuto una volta per tutte, non doveva più essere ripetuto. Dal cielo Gesù continua la sua opera di salvezza. Come disse prima di lasciare definitivamente i suoi discepoli:
<>.
Il credo cristiano parla di Gesù <>. Questa è un'immagine che significa la sua totale signoria sull'intera creazione. Il mondo e l'universo sono sotto il suo controllo, e la sua volontà viene realizzata con graduale efficacia sull'intera creazione. Può darsi che non sempre riusciamo a vederlo, a volte anzi possiamo chiedergli perché accadono certe cose, ma niente può impedire l'attuazione del suo piano nella storia del mondo, nel modo e nel tempo stabiliti.
Nei cieli il Signore Gesù Cristo ci rappresenta, seduto alla destra del Padre. egli è garante del fatto che siamo figli di Dio, che siamo fatti per il suo Regno e che saremo con lui per sempre. Siccome è diventato uomo, ci comprende  e comprende tutto ciò che sperimentiamo siccome egli è Dio, ha tutto il potere e l'amore per aiutarci.
La consapevolezza che Gesù è il Signore di tutti comporta la pace interiore e una fede più profonda. Noi sappiamo che egli ha pieno potere, non solo sul mondo, ma anche su tutte le nostre vite. Niente potrà mai strapparci alla sua presenza.
<>.
Questo fornisce ai cristiani la sicurezza e il coraggio di essere testimoni di Gesù, dal momento che egli ci assicura la facoltà interiore di raccontare ciò che sappiamo di lui. Ciò comporta la speranza certa che abbiamo una casa nei cieli nella quale andremo dopo la morte; Gesù la prepara per noi.
<>.

COS'E' IL BATTESIMO?
Perché le persone vengono battezzate? È questo che ci rende cristiani?
La parola <> viene da un termine greco che significa immergersi, tuffarsi o anche lavare con acqua. Era usata per dire di qualcuno immerso nei debiti o nel dolore, di una nave che affondava nel mare oppure di biancheria immersa nell'acqua. Il popolo ebraico aveva adottato una specie di battesimo circa un centinaio di anni prima di Cristo, per i non ebrei che desideravano abbracciare la fede ebraica. Poi entrò in scena Giovanni Battista. Egli invitò gli ebrei ad abbandonare il loro egoismo e a cercare il perdono di Dio per dimostrare ad essere veramente pentiti chiese loro di farsi battezzare nel fiume Giordano.
Lo stesso Gesù si recò da Giovanni per farsi battezzare. Egli voleva mostrare pubblicamente la sua totale obbedienza alla volontà del Padre. per Gesù, il battesimo era un gesto di impegno e dedizione  completa.
I seguaci di Gesù battezzavano quelli che, non solo si pentivano, ma si convertivano anche alla fede e all'obbedienza a Gesù. il Battesimo divenne il segno, il simbolo dell'ingresso nella fede cristiana. Coloro  che si convertivano a Cristo erano battezzati nel nome del Signore Gesù Cristo per dimostrare la loro unione con lui. Per cominciare a capire il profondo significato del Battesimo, è necessario ritornare all'Antico Testamento, alla storia di Abramo un uomo disposto a ciò. Dio promise di dargli una grande discendenza e di benedirlo. Per  siglare questo accordo o patto, Dio ordinò ad Abramo di farsi circoncidere e di circoncidere ogni neonato, come segno visibile dell'appartenenza al popolo di Dio.
Il segno del patto di Dio col suo popolo fino alla venuta di Cristo fu la circoncisione. Ma ora il segno di Dio è alla portata di tutte le razze e di tutte le nazioni, non solo degli ebrei. Il segno del nuovo popolo di Dio è ora il Battesimo. Sia che il Battesimo venga offerto agli adulti, sia che venga offerto ai bambini, il suo significato è il medesimo. La Bibbia ci dà molte immagini utili per esprimere questo significato. Immergersi nell'acqua del Battesimo è come morire al vecchio modo di vivere, è finirla una volta per tutte con lo stile del <>, è essere determinati a vivere per Gesù. su di un'isola greca, fu scoperta un giorno cappella cristiana, che aveva una fonte battesimale dalla forma di un'enorme croce. Nel primo mattino di Pasqua, coloro che dovevano essere battezzati sostavano ad una estremità  del fonte, che era stato riempito d'acqua. Professavano la loro fede in Gesù e poi si immergevano nell'acqua a forma di croce, e in maniera visibile dimostravano la loro unione con la morte di Gesù. Essi, poi, riemergevano dall'altro lato per significare che erano risorti con Cristo, una cosa sola con la sua risurrezione a vita nuova!
L'acqua era usata nel Battesimo per descrivere la purificazione del peccato. Proprio come l'acqua pulisce i nostri corpi, così il Battesimo è il simbolo vivente della purificazione del cuore umano dalla macchia e dalla sporcizia del peccato. 

Perché credere nello Spirito Santo?
Chi è lo Spirito Santo? Come può cambiare le nostre vite?
Ciascuno di noi è una specie di trinità, un tre –in uno. Noi siamo corpo, mente e spirito, eppure siamo un solo essere. Anche Dio si è rivelato come Trinità: un Dio solo, eppure tre persone distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Tutte e tre sono uguali nel loro essere Dio.
Lo Spirito Santo non è un qualche influsso vago, né una creatura del tipo di una fantasma. È una persona sotto ogni profilo, eppure senza il corpo umano che abbiamo noi. Ha una mente e una volontà. Può amare, guidare, aiutare. Possiede tutto il potere e l’autorità di Dio, perché è totalmente Dio, così come sono Dio il Padre e il Figlio. Può tutto, è onnisciente e onnipresente.
Il compito dello Spirito Santo è quello di aiutare le persone ad avere fede in Gesù Cristo. È per mezzo dello Spirito che ci rendiamo conto di avere bisogno di Lui e del suo perdono. Egli è colui che viene a vivere in mezzo a noi quando apriamo il nostro cuore a Gesù. È il dono promesso ad ogni cristiano, la serena certezza di essere figli di Dio. È  lo Spirito Santo operante nelle nostre vite che ci aiuta quotidianamente a crescere vicini a Gesù. Egli può far nascere nelle nostre vite, spesso senza che ce ne accorgiamo, il bel frutto che caratterizza ogni cristiano.
<>.
Lo Spirito Santo ci aiuterà a superare tentazioni e cattive abitudini. Anche se lo Spirito Santo vive in noi, continuiamo ad avere la nostra vecchia natura che morirà con noi, e che per tutta la vita cercherà di farci tornare al nostro vecchio modo di fare. Lo Spirito Santo è qui per aiutarci a resistere a questa spinta che ci trascina verso il basso, e a creare forti nella fede. Solo lo Spirito Santo può cambiare la natura umana e rendere una persona egoista più simile a Gesù. Solo lo Spirito Santo può convertire l’ira e l’amarezza in perdono e accettazione. È lo Spirito Santo che ci aiuta a pregare e a comprendere la Bibbia. È lo Spirito Santo che è presente per guidare nelle difficili decisioni della vita e per condurci a scoprire la volontà di Dio. Egli ci dà la facoltà di sviluppare i doni che Dio ci ha dato per servirlo nel mondo.Lo Spirito Santo è il dono che Gesù fa ad ogni cristiano per prepararlo al giorno in cui lo incontrerà faccia a faccia. Come assicura la lettera di San Paolo ai Romani:
<>. 
Perché credere nella chiesa?
  La chiesa è veramente importante? È più facile essere cristiani insieme o individuali?
I cristiani sono persone che hanno riposto la loro fede in Gesù Cristo. Essi sono rinati nella famiglia di Dio. Proprio come per natura tu sei nato in una famiglia di uomini, così, per opera dello Spirito Santo che è in te, tu sei nato nella famiglia di Dio. il segno caratterizzante dell’ingresso nella famiglia di Dio è la Chiesa. La Chiesa non è fatta di mattoni, cemento e vetro. Questi sono i materiali con cui si costruisce un edificio  religioso. La Chiesa sono le persone che appartengono a Cristo: una grande famiglia in cui tutti sono fratelli e sorelle, dal più grande al più piccolo, tenuti insieme da un legame che non è di carne e sangue, ma di Spirito Santo. Tutti sono uguali davanti a Dio, anche se ci sono diversi doni e diverse funzioni.
La Chiesa è un corpo di persone in tutto il mondo, che comprende persone di tutti i colori, le razze e le situazioni: vecchi e giovani, e tutti coloro che hanno fede e seguono Gesù Cristo.la Chiesa è anche descritta nella Bibbia come un “corpo” – il corpo di Cristo  - del quale egli rappresenta il capo. Ciascun credente è un membro di questo corpo e, in quando tale, è chiamato a dare il suo personale contributo per il buon funzionamento del tutto. San Paolo lo descrive molto dettagliatamente nella sua prima lettera ai Corinzi al capitolo 12, versetti 12-31. Dio vuole tutti nella Chiesa perché facciamo uso dei loro doni per costruire il corpo in amore e servizio.
La Chiesa è anche il popolo di Dio e raduna i cittadini del suo Regno, chiamati dall’oscurità della miscredenza alla luce e alla verità di Cristo. Il compito della Chiesa è di adorare Dio, far conoscere a tutti il suo amore e fare discepoli in tutte le nazioni. Questo incarico comporta l’essere i testimoni speciali di Dio nel mondo. Gesù il Signore della Chiesa ed è Lui che la Chiesa ama, adora e obbedisce. Niente è più importante nella vita del cristiano che il trovarsi insieme agli altri per adorarlo ogni settimana con la celebrazione domenicale dell’Eucaristia. Non è solo un dovere: dovrebbe essere un piacere incontrarsi con gli altri cristiani ogni domenica. In questo modo mostriamo il nostro amore per ogni uomo.
Nella misura in cui ascoltiamo e leggiamo la Bibbia, cresceremo nella fede. Questo ci caratterizza come discepoli dio Gesù. Per certi aspetti, la Chiesa è come  un esercito, l’esercito di Dio, che ha ingaggiato una battaglia mortale contro il peccato e il male che regna nel mondo. Gesù stesso assicurò che nemmeno le porte dell’inferno possono reggere contro la Chiesa di Cristo. È una battaglia che deve essere combattuta con armi della preghiera e della verità, della purezza e dell’amore.
La Chiesa può sembrare debole Alla luce della tremenda forza del male, ma noi viviamo nel mondo di Dio e Gesù ne è il supremo Signore. Perciò la vittoria finale è certa.  

  Perché la cena del Signore?
Che cosa avviene nella celebrazione eucaristica? Come aiuta la nostra fede?
Generalmente noi chiamiamo la cena del Signore << Eucaristia >>, parola che viene dal greco antico per dire << ringraziamento >>.  Ringraziamo Dio per tutti i suoi doni, specialmente per la morte di Gesù, per la nostra salvezza, e ricordiamo come egli fece un’ << azione di grazie >> quando prese il calice di vino all’Ultima cena.
La si può chiamare <> per sottolineare la nostra unione con Gesù Cristo e con ogni altro cristiano. La si può chiamare << Messa >> (dal latino << missio >>), nome che deriva dal saluto finale del sacerdote che conceda coloro che hanno partecipato all’Eucaristia. Siamo congedati e << mandati >> per testimoniare Gesù nel mondo. La si può chiamare  << lo spezzare del pane >> ponendo l’accendo sul gesto di Gesù all’Ultima Cena. Viene spesso chiamato << sacramento >>, da una parola latina che significa  << giuramento >> o <>. Era usata per disegnare il giuramento di un soldato romano quando si arruolava nell’esercito imperiale. Nei simboli, fisicamente evidenti del pane e del vino, Dio promette al suo popolo una salvezza interiore e noi ci impegniamo in amore e obbedienza verso di lui. Ciascuno di questi nomi ci dice qualcosa di più sulla realtà meravigliosa dell’Eucaristia di cui Gesù stesso ci ha fatto dono.
Tutto iniziò in Egitto circa tremila anni fa. Il popolo ebreo vi rimase schiavo per secoli, fino a quando Dio mandò Mosè a liberarli. Niente poté convincere il faraone a lasciarli andare, fino a quando Dio non mandò un tremendo castigo alla nazione. Tutti i primogeniti egiziani morirono al passaggio dell’angelo sterminatore. I primogeniti delle famiglie ebraiche, furono risparmiati perché sulle loro porte era stato fatto un segno con il sangue dell’agnello sacrificato nel banchetto pasquale. L’angelo del Signore vedendo quel segno sullo stipite delle porte, infatti, << passava oltre >>.
Fu proprio questa cena che Gesù celebrò con i suoi discepoli l’ultimo giovedì sera della sua vita. Egli conferì alla cena pasquale un nuovo significato. Il suo popolo sarebbe stato salvato non da una schiavitù fisica, ma dal peccato e dalla morte eterna. Egli sarebbe stato l’agnello sacrificale; il suo corpo sarebbe stato martoriato e il suo sangue versato in sacrificio. Perciò egli prese il pane e lo spezzò e disse: << Questo è il mio corpo, offerto per voi >>. Poi prese il calice del vino:
<< Questo è il mio sangue, versato per voi >>.
Per i cristiani, questo è stato lungo i secoli l’atto di culto più prezioso. Quando ci raduniamo intorno alla mensa del Signore, il sacerdote prende il pane e il vino. È per ricordarci in modo tangibile la sua morte per noi. Il sacerdote prende il pane, usando le stesse parole di Gesù, e lo distribuisce alla gente. L’apostolo Paolo afferma che dobbiamo fare così fino al ritorno di Gesù, quando ciò non sarà più necessario offrire il sacrificio. In un modo che è incomprensibile alla mente umana, Gesù si rende presente al suo popolo, e quando prendiamo il pane e il vino, la nostra fede ci dice che noi prendiamo il corpo e il sangue del Signore. Egli ci assicura che è proprio in mezzo al suo popolo. E noi diventiamo come il suo corpo, la sua famiglia, i suoi figli per essere rinforzati nella fede e  nella testimonianza.

Questa celebrazione è così importante che San Paolo ci dice che dovremmo prepararci molto attentamente prima di parteciparvi.  Dobbiamo giungervi aperti a Dio, consapevoli che Egli sa tutto di noi e che noi non possiamo nascondergli niente. Dobbiamo giungervi umili, a braccia aperte per ricevere da Lui il << Pane della vita >>. Non dobbiamo presumere di giungere a Lui confidando solo nella nostra bontà, ma dobbiamo chiedere perdono consapevoli degli errori e dei peccati che abbiamo fatto in pensieri, parole o azioni, e delle manchevolezze dovute a noncuranza, disinteresse o egoismo. Dobbiamo arrivarvi nella convinzione che Egli ci accetterà ci perdonerà, purificherà e ci rafforzerà per mezzo del suo Spirito, così da vivere ogni giorno per Lui.

La gioia della Pasqua


DOBBIAMO RIVESTIRCI DELLA GIOIA CRISTIANA

La gioia è il dono che il cristianesimo ha fatto al mondo. Tutto il nostro essere è fatto per la gioia. "Non si può trovare uno che non voglia essere felice" (s. Agostino). "Norma suprema di condotta, criterio discriminante del bene e del male è la felicità: uno fa bene quando tende alla felicità, fa male quando tende a metterla in pericolo; ha diritto a tutto ciò che è necessario per arrivare alla felicità ed ha il dovere di fare tutto quello che occorre a tale scopo" (G. B. Guzzetti). Ma c’è anche un falso modo di intendere la gioia. "Non è certo che tutti vogliano essere felici; poiché chi non vuole avere gioia di Te, che sei la sola felicità, non vuole la felicità" (s. Agostino).
Nonostante le deviazioni possibili e facili per l’uomo storico, la gioia è richiesta dalla natura stessa dell’uomo, è un suo bisogno, è un suo diritto.
Quel che è vero per ogni uomo lo è a maggior ragione per il cristiano. Egli deve avere la sua tipica gioia, ed essa è per lui un dovere. Deve cercarla con impegno senza darsi per vinto finché non l’abbia trovata.

Il dovere della gioia nelle Scritture"Possa tu avere molta gioia!" è il saluto rivolto dall’angelo a Tobia (Tb 5,11). E il Siracide aggiunge: "Non abbandonarti alla tristezza, non tormentarti con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è la vita per l’uomo, l’allegria di un uomo è lunga vita! (Sir 30,22-23). "Dio ama chi dona con gioia" (Sir 35,11; 2Cor 9,7).
Gesù insiste molto sulla gioia: "Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Gv 15,11). Prega per i suoi discepoli "perché abbiano in se stessi la pienezza della sua gioia" (Gv 17,13). Si premura di assicurarli che la loro tristezza per la sua passione e morte si cambierà in gioia quando lo vedranno risuscitato e glorioso: "Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia... Voi ora siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia" (Gv 16,20-23). Li esorta a pregare il Padre per provare la gioia di essere esauditi: "Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena" (Gv 16,24). Gesù si esprime con tenerezza e con forza perché chi lo segue comprenda che la proposta di vita cristiana, che passa attraverso la croce, ha come sfondo e traguardo la gioia. È terribilmente falsa la presentazione del cristianesimo come "nemico della gioia" (Anatole France) o "maledizione della vita" (Nietzsche). San Paolo esorta i cristiani a conservare sempre e ovunque la gioia: "Fratelli miei, state lieti nel Signore" (Fil 3,1); "Rallegratevi nel Signore; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini" (Fil 4,4-5); "Il regno di Dio... è giustizia, pace, e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17), E l’apostolo giustifica questa sua insistenza sulla gioia del cristiano appellandosi proprio alla volontà di Dio: "State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie: questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi" (1Ts 5,18).
Il cristiano deve essere gioioso perché lo Spirito di Dio produce in lui la gioia: "Il frutto dello Spirito è amore, gioia..." (Gal 5,22). Illuminata dalla parola di Dio e dalla sua grazia, la vita dei cristiani diventa una festa: essi sono davvero la Pasqua del mondo.

La tradizione del pensiero cristianoGli Atti degli apostoli descrivono così i primi cristiani: "Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo" (At 2,46-47).
Tra i primi testi cristiani, il Pastore di Erma ci regala questa stupenda pagina: "Caccia da te la tristezza perché è sorella del dubbio e dell’ira. Tu sei un uomo senza discernimento se non giungi a capire che la tristezza è la più malvagia di tutte le passioni e dannosissima ai servi di Dio: essa rovina l’uomo e caccia da lui lo Spirito Santo... Armati di gioia, che è sempre grata ed accetta a Dio, e deliziati in essa. L’uomo allegro fa il bene, pensa il bene ed evita più che può la tristezza. L’uomo triste, invece, opera sempre il male, prima di tutto perché contrista lo Spirito Santo, fonte all’uomo non di mestizia ma di gioia: in secondo luogo perché tralasciando di pregare e di lodare il Signore, commette una colpa... Purificati, dunque da questa nefanda tristezza e vivrai in Dio. E vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di ogni gioia" (Pastore di Erma. Decimo precetto). San’Ignazio di Antiochia in viaggio verso Roma dove morì martire nel 107 d. C. scrive ai Romani: "È bello tramontare al mondo per il Signore e risorgere in Lui... Scrivo a tutte le Chiese e annunzio a tutti che io muoio volentieri per Dio... Potessi gioire delle bestie per me preparate e mi auguro che mi si avventino subito". Il vescovo san Policarpo (+155) nell’affrontare il martirio "era pieno di coraggio e allegrezza e il suo volto splendeva di gioia" (Martirio di Policarpo. XII, 1).
I Padri del deserto e i dottori della Chiesa d’Oriente ponevano come ottavo vizio capitale la tristezza peccaminosa che è l’opposto della gioia cristiana.
San Nilo l’Antico scriveva: "La dolcezza dello spirito nasce dalla gioia mentre la tristezza è come la bocca del leone che divora l’uomo malinconico" (Detti dei padri del deserto).
La gioia è dunque un dovere per il cristiano: "È necessario che chiunque voglia progredire abbia la gioia spirituale" (s. Tommaso d’Aquino). Perciò è certo che il cristiano deve cercare la sua gioia, deve possederla. Nel fare questo non solo non pecca, ma compie giustamente la volontà di Dio. E appare nel mondo come l’uomo veramente realizzato mentre egli stesso si accorge quanto sia beata la sua condizione paragonata a quella di coloro che si dibattono disperatamente nella condizione del non-senso della vita.


DOV’È E CHE COS’È LA GIOIA CRISTIANA
La gioia dell’amore di Dio"La gioia è causata dall’amore" (s. Tommaso d’Aquino). Gioia e amore camminano insieme. Chi non ama non può essere gioioso. La gioia è assente dove sono presenti l’egoismo e l’odio. La disperazione nasce dall’assenza dell’amore.
La gioia cristiana è una ridondanza dell’amore di Dio: non è una virtù distinta dall’amore, ma è un’effetto dell’amore. Questa precisazione non è inutile, ma indispensabile e fondamentale perché ci svela il motivo del fatto che molti cercano la gioia e non la trovano. Essi la cercano invano perché pensano che essa sia reperibile per se stessa. La gioia non ha consistenza in se stessa: ha la sua sorgente nell’amore, è un raggio dell’amore. E la sorgente dell’amore è Dio: "Dio è amore" (1Gv 4,8).

La gioia spirituale"La gioia piena non è carnale, ma spirituale" (s. Agostino). Tutto ciò è verissimo perché la gioia cristiana è una gioia di Dio, una gioia che è frutto dello Spirito di Dio che abita in noi (Gal 5,22). Tuttavia la gioia cristiana afferra, promuove, illumina e intensifica le diverse gioie dell’uomo. Così si hanno le gioie della verità, del cuore, della bellezza, dei ricordi, delle attese, ecc. La gioia spirituale ha un riverbero esteriore che illumina tutto l’essere umano, lo rende amabile e affascinante. Fa del cristiano un bagliore visibile della Bellezza invisibile, una manifestazione concreta dell’uomo risolto in positiva armonia, e una attrazione sicura per tutti coloro che ancora camminano nel buio della tristezza e dell’inquietudine.

DIO È LA NOSTRA GIOIA
La gioia di Dio nell’Antico TestamentoL’AT è un preludio alla gioia cristiana. "Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio" (Is 61,10). Il pio israelita ha motivi molteplici per esultare nel suo Dio.
1 - Il primo motivo viene dall’alleanza per cui Israele è popolo eletto, scelto per un amore singolare, sicché sente Dio come il "suo Dio" e si sente popolo appartenente a Lui: "Tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri" (Dt 7,6-8). "Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi, e non vi respingerò. Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta" (Lv 26,11-13). Dio ama il suo popolo "di un amore eterno" (Ger 31,3) di un amore "forte come la morte" (Ct 8,6), di un amoretenerissimo come quello di una madre per il suo bambino (Is 49,15) e come quello di un padre verso il proprio figlio primogenito (Es 4,22). Da questa alleanza e da questo rapporto d’amore scaturisce la gioia. "Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano" (Sal 40,17). "Acclamate al Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza... Varcate le sue porte con inni di grazie, e i suoi atri con canti di lode, lodatelo, benedite il suo nome; poiché buono è il Signore, eterna la sua misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione" (Sal 100). Dio stesso chiede al suo popolo di essere gioioso: "Non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza" (Ne 8,10). Il pio Israelita sente di conseguenza l’enorme gioia che gli viene dal suo Signore e prova un’estatica allegrezza, frutto della gioia di sentirsi amato.
2 - Un secondo motivo della gioia d’Israele è la potenza del suo Dio: "Tu sei il Signore, il Dio d’ogni potere e d’ogni forza e non c’è altri fuori di te, che possa proteggere la stirpe d’Israele" (Gdt 9,14). Questa potenza si manifesta in tutta la storia del popolo eletto ed esso vi si abbandona, liberato da ogni paura e sicuro dell’aiuto divino. Perciò ne gioisce (Es 15; Sal 126).
La potenza di Dio creatore fa esultare di gioia le sue creature: "Mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie, esulto per l’opera delle tue mani. Come sono grandi le tue opere, Signore, quanto profondi i tuoi pensieri!" (Sal 92,5-6). I cantori ispirati del popolo eletto invitano tutta la creazione a partecipare al loro stato d’animo: "Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene" (Sal 96,11-13).
La potenza del Signore è anche potenza che protegge il suo popolo e provvede alle sue necessità: "Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le sue ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali. Il Signore lo guidò da solo, non c’era con lui alcun dio straniero. Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con i prodotti della campagna; gli fece succhiare miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia; crema di mucca e latte di pecora insieme al grasso di agnelli, arieti di Basan e capri, fior di farina di frumento e sangue di uva, che bevvero spumeggiante" (Dt 32,10-14). Per questo motivo Israele deve avere la gioia che Dio esige come segno dell’amore corrisposto; altrimenti Dio metterà il suo popolo alla prova: "Poiché non avrai servito il Signore tuo Dio con gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza di ogni cosa, servirai i tuoi nemici che il Signore manderà contro di te, in mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e alla mancanza di ogni cosa" (Dt 28,47-48).
La potenza di Dio è anche una potenza che salva dalla schiavitù d’Egitto e in tutti i momenti della storia successiva. L’amore salvante diviene un nuovo incitamento a gioire: "Io gioirò nel Signore, esulterò in Dio mio salvatore" (Ab 3,18). Una salvezza che non solo afferra la storia, ma il cuore dell’uomo. Dio trasforma il loro cuore di pietra in un cuore di carne (Ez 36,26) e così una nuova gioia nascerà in loro: "Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento" (Sal 4,8).
Infine la potenza di Dio è una potenza che perdona con innamorata longanimità: "Egli perdona tutte le tue colpe... Non ci tratta secondo i nostri peccati... Come dista l’oriente dall’occidente, così allontana da noi le nostre colpe. Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di chi lo teme. Perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere" (Sal 103,3-14). E la commozione di questa misericordia che perdona è nuovo motivo di gioia per Israele: "Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato... Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve. Fammi sentire gioia e letizia, esulteranno le ossa che hai spezzato... Rendimi la gioia di essere salvato" (Sal 51,1-14).

3 - Un terzo motivo di gioia per Israele è la presenza di Dio nel tempio e la sua legge. Dio stesso dice a Isaia: "Si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, e farò di Gerusalemme una gioia, e del suo popolo un gaudio" (Is 65,18). Gerusalemme infatti "è la gioia di tutta la terra" (Sal 48,3), è la città dell’arca dell’alleanza e del tempio, casa dell’Eterno, santa dimora di Dio che fa trasalire di gioia quanti la amano: "Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto. Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni; succhierete, deliziandovi, all’abbondanza del suo seno. Poiché così dice il Signore: "Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come erba fresca" (Is 66,10-14). Per gli ebrei non ci sarà più gioia senza Gerusalemme. E la tristezza della lontananza da essa è espressa meravigliosamente nel salmo 137.
Insieme con la gioia della città santa di Dio, scaturisce la gioia delle feste che in essa si celebrano (Sal 100). La festività religiosa che mette il popolo eletto in comunicazione particolare col suo Dio, sarà sempre tripudio di gioia: "Gioirai davanti al Signore tuo Dio tu, tuo figlio, tua figlia, il levita che sarà nelle tue città e l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te" (Dt 16,11).
Israele canta la sua gioia per la legge del Signore: "Beato l’uomo... che si compiace della legge del Signore e la sua legge medita giorno e notte" (Sal 1,2). Il salmo 119 è un grandioso elogio della legge divina: "Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene" (v. 14); "Mia eredità per sempre i tuoicomandamenti, sono essi la gioia del mio cuore" (v. 111); "Io gioisco per la tua promessa, come uno che trova un grande tesoro" (v. 162); "Desidero la tua salvezza, Signore, e la tua legge è tutta la mia gioia" (v. 174).
Abbiamo accennati alcuni temi della gioia di Dio nell’AT. Giustamente il salmista parla del "Dio della mia gioia e del mio giubilo" (Sal 43,4) e canta: "Con voci di gioia ti loderà la mia bocca... Esulto di gioia all’ombra delle tue ali" (Sal 63,6-8). Veramente davanti al volto di questo Dio il nostro gaudio deve risuonare costantemente: "Beato il popolo che ti sa acclamare e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto: esulta tutto il giorno nel tuo nomenella tua giustizia trova la sua gloria" (Sal 89,16-17). È il Signore che ci indica la via della gioia piena e della dolcezza senza fine: "Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra" (Sal 16,11). Il timorato amante di Dio esorta tutti a lanciare grida di gioia all’Eterno: "Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia. Cantate inni al Signore con l’arpa, con l’arpa e con suono del corno acclamate davanti al re, il Signore. Frema il mare e quanto racchiude, il mondo e i suoi abitanti. I fiumi battano le mani, esultino insieme le montagne davanti al Signore che viene" (Sal 98,4-9).
Mirabile estasi di tutto Israele, del mondo e dei suoi abitanti per il Dio della gioia!

La gioia di Dio nel Nuovo TestamentoQuello che abbiamo contemplato nella storia d’Israele riguardo alla gioia, non è che l’ombra di ciò che è la gioia di Dio nella vita cristiana.
Questa nuova gioia di Dio ha questi luminosi capisaldi:

1 - L’alleanza dell’AT cede il posto alla nuova alleanza nel sangue di Cristo per cui Dio non stringe con noi solo un patto esterno, ma viene ad abitare dentro di noi. E questo Dio è ormai, con esplicita e piena rivelazione, il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, la Trinità che inabita nel cristiano. "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). "Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di Dio è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito... Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio... Chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui" (1Gv 4,12-16). "Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?" (1Cor 6,19). "Noi siamo il tempio del Dio vivente" (2Cor 6,16).
La nuova alleanza raggiunge così il più mirabile scambio dell’amore fra Dio e noi sulla terra, la più intensa presenza di Colui che amiamo in noi. In questa singolare presenza del nostro Bene infinito, l’esperienza dell’amore raggiunge termini meravigliosi e la gioia nuova che ne scaturisce è inesprimibile. A maggior ragione per il cristiano, rispetto al pio israelita, Dio è più decisamente il "suo Dio". L’amore di Dio raggiunge la sua pienezza nel farci "partecipi della natura divina" (2Pt 1,4) e suoi figli adottivi (Gal 4,5) così che siamo chiamati e siamo veramente figli di Dio (1Gv 3,1). Nessuno più di noi ha conosciuto il cuore del Padre chino amorevolmente su di noi. Nessuno più di noi può conoscere la gioia profonda che nasce da un simile patto nuovo per cui Dio è in noi e noi in Dio. Perciò molto più a ragione che tutti i profeti e gli amici del Dio dell’AT, san Paolo può dirci: "Rallegratevi nel Signore sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi" (Fil 4,4).
L’immagine gioiosa del matrimonio usata nell’AT per esprimere la delicatezza e l’intimità d’amore fra Israele e Dio, acquista nel NT un valore più significativo e più consistente e introduce in forme impensate di intimità che fanno scaturire gioie inimmaginabili. Così si esprimono i mistici feriti dalla piaga d’amore del loro Dio che li abita e li trasforma. Quell’alleanza inaugurata nell’AT che dava tanta gioia a Israele, approda, nel NT, al suo termine definitivo. "Lo sposalizio di Dio con il genere umano si realizza nello stesso essere di Gesù allorché, incarnandosi, il Verbo si fa capo dell’umanità redenta... Il mistero dell’alleanza entrato nella storia imperfettamente attraverso l’AT, diventa perfetto con l’Incarnazione e la sua ultima conseguenza, la Croce" (Grelot).

- La gioia cristiana è ancora appoggiata alla potenza di Dio che nel NT manifesta le sue opere più meravigliose. La potenza divina, che ha assistito tutta la storia d’Israele, si manifesta maggiormente "nella pienezza dei tempi" quando la "liberazione" acquisisce il senso interiore e soprannaturale della redenzione attuata. Qui la nostra gioia scaturisce dal senso della trasformazione operata in noi da Dio per Cristo, con Cristo e in Cristo. Con tale trasformazione acquistiamo un modo nuovo di intendere e di sperimentare la potenza di Dio. Siamo diventati in Cristo una nuova creatura (2Cor 5,17), abbiamo rivestito l’uomo nuovo (Col 3,10): Dio che ci aveva così mirabilmente creati, ci ha "ricreati" ancora più mirabilmente. Di conseguenza abbiamo anche una nuova visione di tutta la creazione: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio... e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio" (Rm 8,19-21). In tale visione delle cose c’è una nuova ragione per essere sempre pieni di gioia. La potenza di Dio attua il disegno di salvezza in Cristo e così il cristiano ha la gioia di sperimentare un amore che si piega verso di lui fino a risolvere il dramma doloroso e triste della solitudine dell’uomo: "È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati" (Col 1,13). Dio non ci libera solo da schiavitù esterne e da nemici esteriori, ma dal Maligno e dal peccato. E il Padre compie tutto questo mandando il Figlio, espressione massima dell’amore di Dio per noi: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv 3,16-17). Non c’è motivo più grande di questo per la nostra gioia: scoprire la tenerezza dell’amore di Dio rivelatosi a noi in Cristo.
Dio manifesta la sua onnipotenza soprattutto nel perdonare e nell’usare misericordia. L’incarnazione del Verbo è la misura più impensabile della volontà di perdono da parte di Dio. Il nome Gesù è un programma; significa "Dio salva": "Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt 1,21).

3 - La gioia del NT ha infine la sua beatificante novità nella nuova presenza di Dio-Amore in noi. Il tempio di Dio non è più Gerusalemme, ma l’uomo dove Egli abita, in comunione di amore con lui. La nostra gioia è più reale, più intima, più estasiante: "Noi siamo il tempio del Dio vivente" (2Cor 6,16). La prova più alta dell’amore di Dio sulla terra sta in questa misteriosa, ma reale inabitazione. Dice s. Agostino, commentando la Scrittura: "Siate giocondi, o giusti. Già, forse, i fedeli udendo: siate giocondi, pensando ai conviti, preparano i bicchieri, aspettano il momento di coronarsi di rose... Stai attento a quel che segue: nel Signore... Tu aspetti la primavera per far allegria; la tua gioia è nel Signore, egli è sempre con te, e non in una sola stagione; lo hai di notte, lo hai di giorno... da lui ti verrà sempre la gioia". E ancora: "E la nostra società sia con Dio Padre, e in Gesù Cristo Figlio di Lui. E questo, dice san Giovanni, ve lo scriviamo, affinché la vostra gioia sia piena. Dice che la gioia sia piena in quella società, in quella carità, in quella unità". E infine: La vita beata è proprio questa: godere tendendo a Te, godere di Te, godere a causa di Te; questo e non altro. Quelli che credono che ce ne sia un’altra, vanno dietro ad un’altra gioia e non a quella vera. Ed anche allora la loro volontà sta attaccata ad una certa immagine di gioia".
Sull’antica legge perfezionata, spunta come culmine della novità cristiana, il comandamento nuovo: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Il NT è tutto investito dall’amore, respira nell’amore e nell’amore si risolve. Il frutto immediato della presenza di Dio nei giusti è, insieme all’amore, la gioia (Gal 5,22). Di conseguenza si capisce la novità della gioia della festa nel nuovo culto di Dio dopo la redenzione. La gioia non nasce più da un tempio di pietre, ma nel comunicare con l’innamorante mistero della morte e risurrezione di Cristo, con la Pasqua eucaristica, con il giubilo universale per la salvezza, con Dio Trinità, tutto amore, beatitudine e sollecitudine per l’uomo, contemplato in terra attraverso la fede. Dio è veramente "il Dio della mia gioia e del mio giubilo" (Sal 43,4). Lo cercheremo allora, costantemente, con l’atteggiamento dei salmi: "Gioisco in te ed esulto, canto inni al tuo nome, o Altissimo" (Sal 9,3). "Esulterò di gioia per la tua grazia" (Sal 31,8).


LA GIOIA CRISTIANA
La gioia attraverso CristoLa gioia cristiana, per essere tale, deve passare attraverso Gesù Cristo. La gioia di Dio si ottiene per la mediazione del Verbo incarnato: egli è la strada della nostra gioia. È lui che ci fa conoscere più pienamente Dio; è lui che ci permette di gioire della verità; è lui che ci comunica la vita divina. L’incarnazione è la più grande rivelazione del mistero di Dio nascosto e invisibile. Così la gioia dell’invisibile Dio passa per la gioia di Cristo, Dio fatto uomo e visibile ai nostri occhi. "Noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14); "Noi abbiamo udito, noi abbiamo veduto con i nostri occhi, noi abbiamo contemplato e le nostre mani hanno toccato il Verbo della vita," (1Gv 1,1). È attraverso l’umanità del Verbo incarnato che proviamo il giubilo della gloria divina manifestata a noi. Per arrivare alla contemplazione di Dio-Trinità dobbiamo passare attraverso la contemplazione insistente dell’umanità di Gesù salvatore e delle sue santissime piaghe.
Gesù Cristo è veramente la strada obbligata della gioia cristiana.

La nostra gioia da CristoÈ veramente meraviglioso vedere come Cristo genera in noi la sua gioia e come questa si espande dentro di noi: essa è immediatamente sentita come qualcosa che promana da Lui. Ricordiamo alcune testimonianze esplicite per capirlo. La prima epifania gioiosa del Cristo la si ha quando il saluto di Maria, che porta il Salvatore nel suo seno, raggiunge Elisabetta: Giovanni Battista esulta di gioia nel seno di lei (Lc 1,44).
Alla natività di Cristo l’angelo annunzia ai pastori "una grande gioia" (Lc 2,10). Quando i Magi vedono nuovamente la stella che li conduce a Cristo "provano una grandissima gioia" (Mt 2,10). Zaccheo riceve Gesù nella sua casa "pieno di gioia" (Lc 19,6). Nel giorno dell’ingresso messianico in Gerusalemme "tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto" (Lc 19,37). E questi sono solamente alcuni degli episodi di gioia suscitata dalla presenza di Cristo nel vangelo. Ma vogliamo segnalare distintamente le principali ragioni che costituiscono la trama essenziale della nostra gioia riguardo al Redentore divino, seguendo i misteri della sua vita sul dettato della rivelazione.

1 - C’è la gioia dell’attesa. Gli annunzi profetici del Salvatore sono carichi di parole gioiose e di trasalimenti di felicità. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda... Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine" (Is 9,1-6; cfr. Mt 4,14-15 e liturgia del Natale). "Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro di asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra" (Zc 9,9-10; cfr Mt 21,1-7).
Ma la gioia profetica è stata preceduta già dalla gioia dei patriarchi. E lo dirà Gesù stesso: "Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò" (Gv 8,56).

- C’è la gioia dell’Incarnazione e del Natale. Annunziata dall’angelo (Lc 2,10), scoperta dai pastori (Lc 2, 20) e dai magi (Mt 2,10), manifestata dal vecchio Simeone e dalla profetessa Anna (Lc 2,25-38). La gioia per la venuta di Cristo ha una molteplice motivazione. È innanzitutto la gioia per l’opera più grande compiuta da Dio: l’unione della natura divina e della natura umana nell’unica persona del Figlio di Dio. Per questo mirabile mistero san Giovanni Crisostomo ha detto: "Colui che è, viene nel mondo, colui che è, diventa ciò che non era: essendo Dio, infatti, ecco che si fa uomo, ma non cessa per questo di essere Dio, si fa uomo senza che la divinità subisca mutamento, né è da credere che egli essendo uomo, sia diventato Dio per successive approssimazioni. Si è fatto carne restando ciò che era: il Verbo, e senza che la sua propria natura si sia modificata". Come non essere nella gioia profonda considerando questo singolarissimo avvenimento a cui ha preso parte tutta la santissima Trinità, mostrando un amore infinito? Questo avvenimento è il centro di tutta l’opera di Dio, ci fa vedere Dio con noi, che diventa uno di noi; rende visibile l’Amore e la Verità; esso realizza le nozze del Verbo con la natura umana, con l’umanità. Dice sant’Agostino: "Nel seno della Vergine si sono uniti lo sposo e la sposa, il Verbo e la carne, perché il Verbo è lo sposo e la carne umana la sposa, e queste nature formano un solo Figlio di Dio, un solo e medesimo figlio dell’uomo... Quando il Figlio di Dio è uscito come uno sposo dal letto nuziale, ossia dal seno verginale di Maria, era già unito con una ineffabile alleanza alla natura umana". Per questo i Padri della Chiesa dicono che nell’incarnazione "c’era in Cristo Gesù tutta l’umanità" (s. Cirillo di Alessandria) e che egli "assume in sé tutta la natura umana" (s. Ilario) per portarla tutta al Calvario (s. Cipriano), risuscitarla (s. Gregorio di Nissa) e salvarla. L’incarnazione del Verbo è una specie di concorporazione di tutti gli uomini in Cristo (s. Ilario): l’inizio del corpo mistico di Cristo nel quale tutti gli uomini sono invitati ad entrare come membra vive. Il tema dello sposalizio, già espresso nell’AT tra Dio-sposo e Israele-sposa, nell’Incarnazione diventa una realtà piena e definitiva: Dio si unisce in modo indissolubile ed eterno all’umanità. Dio e gli uomini si uniscono per sempre nella buona e nella cattiva sorte, nella morte e nella vita. È avvenuto un mirabile scambio: "Dio si è fatto uomo affinché l’uomo diventasse Dio" (s. Agostino). In questo ammirabile scambio avvenuto nell’incarnazione noi vi troviamo l’enorme nostro bene realizzato nella esaltazione della natura umana. La gioia del Natale scaturisce dalla contemplazione dell’inizio del nostro stupendo destino di redenti e del nostro ritorno al paradiso. "In questo giorno è stata piantata sulla terra la condizione dei cittadini celesti, gli angeli entrano in comunione con gli uomini, i quali si intrattengono senza timore con gli angeli. Ciò perché Dio è sceso sulla terra e l’uomo è salito al cielo. Ormai non c’è più separazione fra cielo e terra, tra angeli ed esseri umani" (s. Giovanni Crisostomo). La liturgia bizantina esclama: "O mondo, alla notizia (del parto verginale di Maria)canta e danza: con gli angeli e i pastori glorifica Colui che ha voluto mostrarsi bambino, il Dio di prima dei secoli".
Gioia dell’amore, gioia dell’unione, altissime tenerezze del gaudio sovrabbondante e luminosissimo!

3 - C’è la gioia pasquale. Essa tocca i vertici più alti e scoppia definitivamente nella risurrezione, completamento indispensabile alla morte del Signore e alla nostra salvezza. I vangeli sprizzano il fuoco beatificante della gioia che passa dagli angeli a Maria Maddalena, agli apostoli, ai discepoli di Emmaus. Sulla fede sconcertata di tutti i suoi, Gesù getta la luce della sua vita gloriosa, li illumina e li rallegra. "Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli" (Mt 28,8). "I discepoli gioirono al vedere il Signore" (Gv 20,20).
La risurrezione dimostra la divinità di Cristo ed è spiegazione luminosa e fondamento incrollabile della nostra fede in lui e della nostra novità cristiana. Questo è il Cristo di cui siamo testimoni nel nostro tempo.
Nella notte di pasqua la chiesa esprime la sua gioia con il canto dell’ "Exultet", dove cielo e terra, angeli e uomini, sono chiamati ad esultare per la vittoria del re: "Esultino i cori degli angeli del cielo; si celebrino nel gaudio i misteri divini e la tromba della salvezza annunci la vittoria del re. Si rallegri anche la terra... goda pure la madre Chiesa..." È l’impeto del gaudio pasquale.

4 - C’è la gioia dell’Ascensione e della Pentecoste. Dopo il fatto dell’ascensione "essi tornarono a Gerusalemme con grande gioia" (Lc 24,52). Salendo al cielo e sedendo alla destra del Padre, Cristo è costituito Signore degli angeli, degli uomini e dell’universo intero. Un uomo, uno di noi è assiso alla destra del Padre, in piena uguaglianza con lui ed è Signore come lui. Gesù prima di lasciarci ci ha fatto una promessa: "Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi porterò con me, perché siate anche voi dove sono io" (Gv 14,2-3). Scrive Paolo: "Dio ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù" (Ef 2,4-7).
A quale altezza e perfezione Dio ha condotto l’uomo e il mondo intero! Quanto è avvenuto al Redentore è modello e premessa di quanto accadrà a noi e all’universo.
La gioia dell’Ascensione si fa preludio della gioia della Pentecoste. Gesù aveva detto: "È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatorema quando me ne sarò andato, ve lo manderò" (Gv 16,7). Ci soffermeremo subito nelle pagine seguenti a parlare più diffusamente della gioia cristiana, dono dello Spirito. Qui ci basta ricordare che la Pentecoste, che è la pienezza della pasqua, inaugura nella chiesa e in noi, la gioia dello Spirito Santo.

La gioia cristianaLa radice della gioia di Cristo è entrata in noi col battesimo e la confermazione e cresce quanto più viviamo del suo amore e cresciamo in Lui. L’apostolo Paolo ci ammaestra a fare tutto con Gesù: "Tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre"(Col 3,17). Dobbiamo compenetrarci in Lui fino a poter dire con tutta verità: "Sono stato crocefisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20); "Per me vivere è Cristo e morire un guadagno" (Fil 1,21). Perché questo accada bisogna fare le scelte coraggiose dell’apostolo: "Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocefisso" (1Cor 2,2); "Quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Gesù Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui... E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti" (Fil 3,7-11).
E quando né tribolazione, né angoscia, né fame, né nudità, né spada, né morte, né vita, né alcunché di creato ci separeranno dall’amore di Cristo (Rm 8,35-38), allora la gioia sarà perfetta. Così il cristiano si espande in Gesù e canta la tenerezza gioiosa di sentirsi posseduto da lui.
Di conseguenza si comprende come il motivo più profondo della tristezza dell’uomo è non conoscere Cristo, e soprattutto separarsi da lui e combatterlo. Nel vangelo c’è una dimostrazione violenta della tenebra amara di chi non vuole riconoscere il Redentore. È quella dei farisei che sono una terra d’ombra, un punto di oscurità, un cumulo di livore, di amarezza, di disperato affanno. Come per essi, così per tutti i contraddittori di Gesù, uscire da Lui "Luce vera che illumina ogni uomo" (Gv 1,9) è trovare sempre tristissima notte, senza alba e senza sole.


LA GIOIA CRISTIANA DONO DELLO SPIRITOGioia e amore sono due termini che si richiamano sempre. Ed è perciò che nella gioia cristiana ha parte determinante lo Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore. Essa è un dono di Lui: "Frutto dello Spirito è... la gioia" (Gal 5,22). Per questo gli Atti dicono che "i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo" (At 13,52), e san Paolo scrive che i Tessalonicesi "avevano accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione" (1Ts 1,6), perché "il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17). Tutto questo non è parola sonante, ma esatta realtà. "Lo Spirito Santo non è oscuro o mesto: Egli è la gioia dell’amore. L’esistenza stessa dello Spirito Santo proclama la forza della gioia d’amore e l’inesauribile eternità di questa gioia"(Galot). Lo Spirito Santo Amore ha in sé la fonte della gioia. E siccome ci è stato dato come dono supremo dell’amore del Padre e del Figlio, è sempre attraverso di lui che, in definitiva, passa la gioia di Cristo e di Dio.
Lo Spirito d’amore e di santificazioneL’AT ci annunzia la promessa di Dio che vuole espandere il suo Spirito: "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio" (Ez 36,26-28).
"L’ equivalenza che la profezia mette tra Spirito e cuore ci fa capire meglio ciò che è l’effusione dello Spirito divino. Quando Dio vuol mettere il suo Spirito negli uomini, si può dire che Egli vuol donare loro il suo proprio cuore, rimpiazzare il loro cuore con il Suo, o rifare loro un cuore ad immagine del Suo. Lo Spirito Santo è il cuore di Dio. Il cuore divino del Padre e del Figlio che comunicandosi agli uomini forma in essi un cuore nuovo" (Galot). Lo Spirito Santo è il cuore di Dio che diventa il cuore dell’uomo. È l’Amore che ci investe, ci trasforma e ci fa amare come Lui ama: da questa sinfonia di amore nasce la gioia. Lo Spirito Santo è l’anello di congiunzione dello straordinario scambio d’amore fra Dio e noi. La gioia cristiana dell’amore è perciò marcata dall’azione dello Spirito Santo. "L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" (Rm 5,5). Di conseguenza lo Spirito Santo ci rende "spirituali" e "santi". È l’ospite divino che opera in noi affinché "Dio sia tutto in tutti" (1Cor 15,28). È l’ospite dolce dell’anima che la unisce sempre più a Cristo. È Lui "che attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rm 8,16) perché "tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rm 8, 14). Noi siamo il tempio di Dio, e lo Spirito di Dio abita in noi (1Cor 3,17). Dio ci ha scelti per la salvezza attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità (2Ts 2,13). Lo Spirito è il principio della nostra vita divina: siamo stati generati da Dio (Gv 1,13) nascendo dall’acqua e dallo Spirito (Gv 3,5). Siamo stati lavati, santificati e giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio (1Cor 6,11). È infatti lo Spirito che trasforma le nostre persone e produce in noi la risurrezione e la vita eterna. "Se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello Spirito che abita in voi" (Rm 8,11). È Lui "che viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili; e Colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito perché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio" (Rm 8,26-27).
Diceva Origene: "Se chi crede è munito della forza dello Spirito Santo, è certo che ha sempre la pienezza della gioia e della pace".

Conclusione"State sempre lieti...: questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi" (1Ts 5,18).
La gioia è un nostro dovere di uomini e di cristiani.
È la testimonianza più credibile e avvincente. La gioia che emana dal cristiano non può essere un fatto eccezionale, come un abito che si indossa nelle feste solenni: deve essere un fatto quotidiano, feriale, perché Dio, nostra gioia, è con noi e dentro di noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20).



Pra se pensar ....

Desespero anunciado

Desespero anunciado Para que essa agonia exorbitante? Parece que tudo vai se esvair O que se deve fazer? Viver recluso na pr...