Giorno dell'amico

“LA VERA AMICIZIA"


La vera amicizia molte volte è più rara del vero amore.
Il sentimento dell’amicizia è prezioso.
A volte basta la mano dell’amico per non affondare nelle sconfitte o cadere nella disperazione.
Con l'amico non si ha timore di scoprire sè stessi perchè accetterà l'essenza dell'altro, senza riserve o pregiudizi.
L’amico veglia sulla solitudine dell’altro e riesce a trasformare un luogo sterile in un luogo di delizia.
Un amico sincero è molto importante, trasmette gioia e la sua compagnia è come un profumo.
Con l’amico si instaura un’unione profonda e la mente si libera da molte preoccupazioni.
La vicinanza dell’amico non è mai un fastidio.
Un amico ama sempre: è un fratello nelle sventure.
Come in amore, l’amicizia va coltivata quotidianamente come un campo.
L’amico confida le proprie difficoltà, i propri pensieri e cerca pace nell’altro.
Anche nel silenzio l’amico comprende il cuore dell’altro.
L’amicizia condivide pensieri, desideri, speranze.
L’amico partecipa alle gioie dell’altro e scopre il suo cuore nelle piccole cose.
La lontananza non fa cessare un legame di amicizia; anzi il solo pensiero dell’amico ci fa comprendere ciò che amiamo in lui.
L’amicizia è come un edificio che viene costruito durante tutta la vita; se non si vuole che esso crolli occorre ogni giorno lavorarci sopra.
Ogni mattina bisogna guardare l’amico con occhi nuovi, mostrandogli amore, attenzione, perdono.
Per fare ciò bisogna rinnovarsi nel tempo non permettendo alle abitudini di depositarsi come polvere sul cammino.

Mi piace molto questo pensiero:
“Se hai un amico và spesso a trovarlo, perché le spine e le erbacce invadono il sentiero che non viene percorso”.

Con l’amico ogni giorno è diverso.
Nelle sofferenze l’amicizia si rinforza.
L'amico conosce le debolezze, i difetti dell’altro, e nonostante ciò non smette di amarlo.
Nei momenti di turbamento, di paura ci si può rivolgere al vero amico per essere confortati e nei momenti di gioia per condividere la felicità.
Lo sguardo dell’amico sa comprendere anche senza parlare la tristezza e la felicità dell’altro.
L'amico sa perdonare e dimenticare.
Egli porta con sé un barlume di speranza ed è colmo di gratitudine verso l’altro.
L'amico porta un raggio di luce, un sorriso nella vita dell’altro.
Conserva gelosamente un "vero" amico perchè non è facile trovarlo.

Giorno dell'amico

“LA VERA AMICIZIA"


La vera amicizia molte volte è più rara del vero amore.
Il sentimento dell’amicizia è prezioso.
A volte basta la mano dell’amico per non affondare nelle sconfitte o cadere nella disperazione.
Con l'amico non si ha timore di scoprire sè stessi perchè accetterà l'essenza dell'altro, senza riserve o pregiudizi.
L’amico veglia sulla solitudine dell’altro e riesce a trasformare un luogo sterile in un luogo di delizia.
Un amico sincero è molto importante, trasmette gioia e la sua compagnia è come un profumo.
Con l’amico si instaura un’unione profonda e la mente si libera da molte preoccupazioni.
La vicinanza dell’amico non è mai un fastidio.
Un amico ama sempre: è un fratello nelle sventure.
Come in amore, l’amicizia va coltivata quotidianamente come un campo.
L’amico confida le proprie difficoltà, i propri pensieri e cerca pace nell’altro.
Anche nel silenzio l’amico comprende il cuore dell’altro.
L’amicizia condivide pensieri, desideri, speranze.
L’amico partecipa alle gioie dell’altro e scopre il suo cuore nelle piccole cose.
La lontananza non fa cessare un legame di amicizia; anzi il solo pensiero dell’amico ci fa comprendere ciò che amiamo in lui.
L’amicizia è come un edificio che viene costruito durante tutta la vita; se non si vuole che esso crolli occorre ogni giorno lavorarci sopra.
Ogni mattina bisogna guardare l’amico con occhi nuovi, mostrandogli amore, attenzione, perdono.
Per fare ciò bisogna rinnovarsi nel tempo non permettendo alle abitudini di depositarsi come polvere sul cammino.

Mi piace molto questo pensiero:
“Se hai un amico và spesso a trovarlo, perché le spine e le erbacce invadono il sentiero che non viene percorso”.

Con l’amico ogni giorno è diverso.
Nelle sofferenze l’amicizia si rinforza.
L'amico conosce le debolezze, i difetti dell’altro, e nonostante ciò non smette di amarlo.
Nei momenti di turbamento, di paura ci si può rivolgere al vero amico per essere confortati e nei momenti di gioia per condividere la felicità.
Lo sguardo dell’amico sa comprendere anche senza parlare la tristezza e la felicità dell’altro.
L'amico sa perdonare e dimenticare.
Egli porta con sé un barlume di speranza ed è colmo di gratitudine verso l’altro.
L'amico porta un raggio di luce, un sorriso nella vita dell’altro.
Conserva gelosamente un "vero" amico perchè non è facile trovarlo.

Giorno dell'amico

“LA VERA AMICIZIA"


La vera amicizia molte volte è più rara del vero amore.
Il sentimento dell’amicizia è prezioso.
A volte basta la mano dell’amico per non affondare nelle sconfitte o cadere nella disperazione.
Con l'amico non si ha timore di scoprire sè stessi perchè accetterà l'essenza dell'altro, senza riserve o pregiudizi.
L’amico veglia sulla solitudine dell’altro e riesce a trasformare un luogo sterile in un luogo di delizia.
Un amico sincero è molto importante, trasmette gioia e la sua compagnia è come un profumo.
Con l’amico si instaura un’unione profonda e la mente si libera da molte preoccupazioni.
La vicinanza dell’amico non è mai un fastidio.
Un amico ama sempre: è un fratello nelle sventure.
Come in amore, l’amicizia va coltivata quotidianamente come un campo.
L’amico confida le proprie difficoltà, i propri pensieri e cerca pace nell’altro.
Anche nel silenzio l’amico comprende il cuore dell’altro.
L’amicizia condivide pensieri, desideri, speranze.
L’amico partecipa alle gioie dell’altro e scopre il suo cuore nelle piccole cose.
La lontananza non fa cessare un legame di amicizia; anzi il solo pensiero dell’amico ci fa comprendere ciò che amiamo in lui.
L’amicizia è come un edificio che viene costruito durante tutta la vita; se non si vuole che esso crolli occorre ogni giorno lavorarci sopra.
Ogni mattina bisogna guardare l’amico con occhi nuovi, mostrandogli amore, attenzione, perdono.
Per fare ciò bisogna rinnovarsi nel tempo non permettendo alle abitudini di depositarsi come polvere sul cammino.

Mi piace molto questo pensiero:
“Se hai un amico và spesso a trovarlo, perché le spine e le erbacce invadono il sentiero che non viene percorso”.

Con l’amico ogni giorno è diverso.
Nelle sofferenze l’amicizia si rinforza.
L'amico conosce le debolezze, i difetti dell’altro, e nonostante ciò non smette di amarlo.
Nei momenti di turbamento, di paura ci si può rivolgere al vero amico per essere confortati e nei momenti di gioia per condividere la felicità.
Lo sguardo dell’amico sa comprendere anche senza parlare la tristezza e la felicità dell’altro.
L'amico sa perdonare e dimenticare.
Egli porta con sé un barlume di speranza ed è colmo di gratitudine verso l’altro.
L'amico porta un raggio di luce, un sorriso nella vita dell’altro.
Conserva gelosamente un "vero" amico perchè non è facile trovarlo.

SALUTO DELLA COMUNITA' DI SANTA MARIA A MONTE

LA DOMENICA
TOSCANA OGGI

14 luglio 2013 III
Santa Maria a Monte
saluta don Jorge Ribeiro
a Comunità parrocchiale
di Santa Maria a Monte
saluta e ringrazia padre
Jorge Ribeiro per questi
anni trascorsi con noi, prima
accanto a don Alvaro, poi
vicino a don Marco.
Gli anni che passano in una
parrocchia sono paragonabili a
quelli di una famiglia, quindi
pieni di momenti più o meno
felici da vivere insieme. Grazie
per aver condiviso con noi i
momenti di festa, di inizio di
nuove attività, di condivisione,
ma anche i momenti di
maggior fatica e difficoltà con
la tua presenza discreta e
spesso ironica, leggera,
«sdrammatizzante». Grazie per
la tua sincerità, per la tua
voglia di confronto e per la
raffinatezza del tuo pensiero.
Sei stato per noi occasione di
apertura e di conoscenza non
solo di una cultura
proveniente «dall’altra parte
del mondo» (come direbbe il
nostro Papa) ma anche di un
pensiero nuovo, fresco, a volte
anche provocatorio, sempre
seme di riflessione e di
crescita. Lo Spirito Santo,
originalità del Padre, soffia
sulla Chiesa suscitando carismi
e bellezze sempre diverse ma
unite in un unico corpo,
quello di Cristo. È stato bello,
anche nella nostra parrocchia,
poter sperimentare insieme
questa diversità, sempre fonte
di ricchezza, e bellezza
intrinseca della Chiesa.
Ringraziamo il Signore per
averti posto a sostegno e guida
della nostra comunità per
questo tratto di cammino, e
speriamo di rimanere tutti nel
tuo cuore e nelle tue preghiere.
Proprio la preghiera è la
potenza di ogni cristiano, colei
che rende vicini al Padre e ai
fratelli anche quando le
distanze sembrano infinite.
Promettiamo allora di
accompagnarti nel tuo viaggio
e nella tua nuova attività con la
preghiera, e speriamo che tu
possa portare con te in Brasile
il ricordo di una comunità
piccola ma dal cuore grande,
fatta di bambini, adulti,
famiglie, ammalati visitati,
giovani conosciuti, fedeli
confessati e tutti coloro che
hanno vissuto con te questo
tempo di grazia.

Semplicemente Grazie!

Meditazioni: Messa di ringraziamento


Oggi Gesù ci ha indicato sei verbi per vivere la nostra missionarietà. Riflettiamo insieme:
PREGATE: cogliere la necessità, con gli occhi aperti e il cuore disponibile.
ANDATE: la preghiera diventa azione, il Signore ti rende capace di compierlo.
ENTRATE: farci vicini alle persone e alla loro vita. Un farci accanto nell’amicizia e nel dialogo.
DITE: rendere ragione della propria speranza, annunciare il Vangelo, nel coraggio e nella verità.
RESTATE: non un passaggio superficiale, che dice e poi non mantiene ma una presenza continua, un amore fedele e costante.
CURATE: la presenza deve essere capacità di curare, di liberare le persone, di aiutarle e non essere più sdraiate ma in piedi. Dove passa un cristiano deve passare la guarigione, l’aiuto per un’umanità più piena e felice, più autentica e libera.
DUNQUE:
La nostra vocazione di discepoli di Gesù si riassume in tre atteggiamenti o impegni:
1.     Annunciatori della Parola: nasce dal Signore stesso che ci chiama; si alimenta al contatto vivo e genuino con Dio nella fede, nella grazia e nella preghiera.
2.     Serenità e coraggio: anche se immerso nel rischio e nella persecuzione, il discepolo non deve mai lasciarsi tentare dal fascino della violenza o dell’imposizione forzata. Si deve essere sempre “agnelli”,  cioè annunciatori di pace che propongono e mai impongono. Deve evitare anche l’eccesso opposto, quello del compromesso o dell’accomodamento.
3.     Proclamare nella povertà. Chi proclama il vangelo deve essere distaccato dagli incubi economici e dalla preoccupazione maniacale per il futuro, deve ricevere ciò che gli viene offerto e donare ciò che ha ricevuto.
Il missionario è un pellegrino che cammina sotto il sole cocente senza borse e bussa chiedendo ospitalità. Un operaio che lavora duramente tutto il giorno e a sera attende la giusta ricompensa. Il volto del missionario è delineato da Luca così: generosità, povertà, distacco, carità e fedeltà a Dio. Gesù è il modello del missionario!
Il mio tempo in questa parrocchia posso definire in due parole: conoscenza e accoglienza. E’ fondamentale perseguire una vita continuamente orientata alla ricerca e conservazione di quella Conoscenza che è Verità e, al contempo, alla costante ricerca dell’innovazione che è evoluzione della conoscenza precedente. Questo significa non lasciarsi influenzare dai miti, ideologie o paure.

Ritengo che vivere la fede è accogliere la Parola di Qualcuno che vive, è incontrare una Persona. Accoglierla. Abbracciarla. O meglio, lasciarsi abbracciare! Se vivere la fede si riducesse a seguire un’idea, a spiegare una teoria, a difendere un’ideologia, a rispettare una morale, a promuovere un progetto... sarebbe terribilmente noioso! Quando si ama, non si ha voglia di stringere un teorema, ma una persona viva. Chi crede fa l’esperienza strepitosa dell’essere incontrato, amato, abbracciato, accompagnato. Questo è essere missionario, questo è essere cristiano. Ho cercato di vivere così, non so si sono riuscito…, A quelli che ho ferito chiedo perdono e a tutti GRAZIE! 

IL LINGUAGGIO DI DIO

 
Recentemente, nel corso di un convegno per la vita, Gianpaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, ha dichiarato: “Se la natura è “discorso” e “parola”, essa esprime un senso che ci precede. Non siamo solo produttori di parole, siamo anche uditori della parola che promana dalle cose, dalla realtà, dalla sinfonia dell’essere. Ammettere la vita come dono inestimabile significa riconoscere che nella natura c’è una parola che ci viene incontro e che ci precede. Ogni nostro fare deve tener conto di qualcosa che viene prima: il ricevere precede il fare. C’è qualcosa di stabile prima di ogni divenire.… Se la natura è un discorso che ci interpella non ne è però il fondamento ultimo. La natura non dice mai solo se stessa. La vita nascente non dice mai solo se stessa. È discorso che rimanda ad un Autore…Nessun livello della realtà è pienamente comprensibile rimanendo al suo proprio livello. Quando pretendiamo di considerare qualcosa solo al suo livello finisce che non la consideriamo più nemmeno a quel livello. Il Cardinale Caffarra, questa mattina, ha concluso la sua Lezione con una citazione da Gómez d’Ávila, autore che riprendo qui volentieri anch’io: “Quando le cose ci sembrano essere solo quel che sembrano, presto ci sembreranno essere ancor meno”. La natura rivela il Creatore, si presenta non solo come discorso ma anche come “discorso pronunciato”, come Parola. Quando si è tentato di staccare la natura dal Creatore si è finito per perdere anche la natura… Se si pensa che la natura dica solo se stessa finisce che la natura non ci dice più niente”.
E’ difficile riassumere filosofia e teologia greco-cristiano con più chiarezza; difficile individuare meglio di così il nucleo di quella weltanschauung da cui è nato il pensiero scientifico. Conosciamo la metafora del libro di Galilei: nella Lettera a Maria Cristina di Lorena (1615), Natura e Scrittura sono viste come due “libri” che «procedono dallo stesso Verbo divino»; nel Saggiatore Galilei scrive: «La Filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta dinanzi agli occhi, io dico l’universo…». L’idea che sta alla base di tutto, nello scienziato pisano, è l’atto di fiducia nella intelleggibilità del mondo (è come un libro), nella sua razionalità: fiducia che deriva dalla fede biblica nell’esistenza del Logos.
Galilei esordisce dunque da atto di fede che viene dopo secoli di pensiero teologico;dopo i greci, Agostino, Tommaso, Bonaventura… Scriveva sant’Agostino: “Altri, per trovare Dio, leggono un libro. È un gran libro la stessa bellezza del creato: guarda, considera, leggi il mondo superiore e quello inferiore. Dio non ha tracciato con l’inchiostro lettere per mezzo delle quali tu lo potessi conoscere. Davanti ai tuoi occhi ha posto ciò ch’egli ha creato… Gridano verso di te il cielo e la terra: “Io sono opera di Dio”” (Sermones, 68, V, 6).
Riprendo Crepaldi: “Se la natura è un discorso che ci interpella non ne è però il fondamento ultimo. La natura non dice mai solo se stessa”. Per Pitagora la realtà visibile dice numero e numero  divinità; per Copernico eliocentrismo rimanda a sistema “semplice e unitario”, come semplice e unitario è Dio; per Keplero pianeti e leggi fisiche che li governano significano armonia, musica e ciò rimanda ad un grande compositore; per Newton ordine esige leggi e leggi significano “Pantocrator e Legislatore universale”… Così per tutti i grandi matematici, armonia, bellezza, “divina proporzione” – per citare il frate amico di Leonardo da Vinci, Luca Pacioli-, significano che la struttura matematica della realtà la precede e la supera. L’artista  Escher, osservando i cristalli, le cui leggi sono state scoperte da due ecclesiastici, scrive che la “bellezza e l’ordine dei corpi regolari” riportano al divino: “Nei principi fondamentali dei cristalli c’è qualcosa che toglie il fiato. Non sono creazioni della mente umana…”. Per il neuroscienzato contemporaneo Andrea Moro linguaggio umano, matematica e musica sono le facoltà che ci distinguono dagli animali.
La metafora del libro, del linguaggio, si attaglia anche alla biologia e in particolare alla genetica. Non è un caso che il suo fondatore sia un monaco, Gregor Mendel e che il padre della citogenetica sia un medico “servo di Dio”, Jerome Lejeune, il quale scriveva:“La genetica moderna si riassume in questo credo: all’inizio è dato un messaggio, questo messaggio è nella vita, questo messaggio è la vita. Vera e propria perifrasi dell’inizio di un vecchio libro (Vangelo di Giovanni, ndr) che ben conoscete, tale credo è quello del genetista più materialista possibile…”. Analoga la posizione di Francis Collins, celebre genetista americano che ha riassunto la sua visione in un Dio Creatore definendo il dna “il linguaggio di Dio”.
Il fatto è che oggi, per molta cultura contemporanea, i cristalli non destano più stupore; e il bellissimo libro di Agostino e Galilei è un insieme di sgorbi incomprensibili. Di qui l’arte che non sa dire nulla; una musica gracchiante, più che armonica; la negazione dei dati di natura (la differenza dei sessi, la natura dell’embrione, l’alterità tra uomo e animale…) e uno smarrirsi generale, inevitabile per i protagonisti di pagine assurde e senza autore.Il Foglio, 30 maggio 2013

NOSTALGIA E LIBERTA'

Nostalgia...di libertà... ferita per restrizione




Ecco un esempio di quello che dicevo ieri.
Mi sa che continuerò a lungo con questi esempi.
Lo trovo scritto così...
 Nostalgia di spazi e di libertà, che si fa ferita per restrizione, ora che le case, come fossero picchetti, fanno barriera da un lato e dall'altro della strada e negano sconfinamento alla sete degli occhi, cancellando l'oltre, impoverendo visioni. Mi odo camminare nel segno della restrizione e del contenimento. Quasi fosse scritto divieto, divieto a una sete che chiamo sete di libertà.

Ma dovrebbe essere declamato lentamente così con gli stessi verbi e la stessa calma che troviamo nel capitolo 4 del Vangelo di Luca quando descrive il primo ingresso nella sinagoga di Gesù:
entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto.
Nostalgia di spazi 
e di libertà, 
che si fa ferita per restrizione, 
ora che le case, 
come fossero picchetti, 
fanno barriera da un lato 
e dall'altro della strada 
e negano sconfinamento 
alla sete degli occhi, 
cancellando l'oltre, 
impoverendo visioni. 
Mi odo camminare 
nel segno della restrizione e del contenimento. 
Quasi fosse scritto 
divieto, 
divieto a una sete 
che chiamo sete di libertà.
Don Angelo Casati

Pra se pensar ....

Desespero anunciado

Desespero anunciado Para que essa agonia exorbitante? Parece que tudo vai se esvair O que se deve fazer? Viver recluso na pr...