TEMPO


Tempo



Il tempo è il vero signore della storia
Il suo giudizio è certo e implacabile
Porterà rovina e condanna
E anche una felicità inattaccabile!


                        Nel tempo se sceglie la vita o la morte
                       Il suo spazio è un’anfora di comunione
                        È ammessa l’ignoranza e la paura
                        E anche la salvezza e la liberazione!


                                               Il tempo ci fa sognare e ci fa soffrire
                                               In lui si scopri gli inganni e le falsità
                                               Si può sperimentare dolori e assenza
                                               E si può gustare la dolcezza della verità!


                                                                      La notte evoca l’oscurità del tempo
                                                                      E rattrista le anime trascurate
                                                                      Non perdona gli esseri banali
                                                                      E accoglie gli spiriti disprezzati!

                                                                                            
                                                                                             È inalienabile nel suo succedersi
                                                                                             Non ritorna e a nessuno si sottometti
                                                                                             Premia, castiga, rigetta e assolvi
                                                                                             La speranza di tempi corretti!  

                                                                                            
Nel tempo s’impara ad appropriarsi
Col tempo s’impara a miglior vivere
Senza tempo si gioisce maggiormente
E dal tempo si aspetta il morire.


Jorge Ribeiro
novembre ’12

I soli


I soli


I soli sono tristi
I soli sono autentici
I soli tanti
I soli sono soli!


                       Essere da soli è una condizione
                       Essere da soli è una destinazione
                       Essere da soli è un’opzione
                       Essere da soli è una consolazione!

                                              
I soli sono estranei
I soli sono lontani
I soli sono impertinenti
I soli intimisti!


            Soli per allegria
            Soli per allergia
            Soli per fantasia
            Soli per letargia!


                       I soli sono bravi
                       I soli sono brividi
                       I soli sono coraggiosi
                       I soli sono solo soli!!

Uma ideia


Uma ideia

Uma ideia errada
Uma ideia cancelada
Uma ideia estúpida
Uma ideia sem significado.

Uma ideia de ti
Uma ideia de mim
Uma ideia da vida
Uma ideia sem destino.

            O desespero de uma ideia
            O desconcerto de uma ideia
            A busca de uma ideia
            A ideia per uma ideia!

O que nos move é a ideia
O que nos preocupa é a ideia
O que nos cansa é a ideia
O que nos falta é a ideia!

                       Sem ideia o mundo é descolorido
                       Sem ideia o pensamento é desfigurado
                       Sem ideia a cultura é lixo
Sem ideia é puro feitiço!!

Quero uma ideia para viver
Quero uma ideia para não sofrer
Quero uma ideia para me reconhecer
Quero uma ideia para escreve!!!

                       A minha sorte e a minha morte, uma ideia
                       A minha estrada e a minha razão, tua ideia
                       A minha tristeza e a minha dor, não ter ideia
                       A minha esperança e a minha pujança, novas ideias!!
                       

Sonho


Sonho

Sonho....
Sonho porque não me resta outra partida;
Espero porque não vejo outra saída;
Busco porque não tenho vida construída;
Cogito porque essa é minha única alternativa.


Que é sonhar senão enganar a realidade?
Uma vida paralela aquela da praticidade;
Uma doce ilusão em busca de autenticidade;
Como um querer escapar ao peso da verdade.


Sonho nos momentos tristes para encontrar alegria;
Sonho nos momentos difíceis para suportar a frenesia;
Sonho para superar o tempo e a nostalgia;
Sonho porque assim posso aliviar a minha agonia.


Sonhar é não se deixar abater pelos fracassos;
É construir e planejar a partir de novos e diferentes pedaços;
Sonhar é colorir o horizonte que é cinzento e desbotado;
É erguer-se e se levantar quando se é quase derrotado.


O sonho é a minha droga, minha cotidianidade e minha fraqueza;
É a ilusão de senso, de significado, de felicidade e de certeza;
O sonho me faz sentir útil e me faz perseguir a via da beleza;
Somente sonhando posso ser eu mesmo e sufocar a minha tristeza.


O sonho é dos fracos, dos ingênuos e dos tímidos;
O sonho é Deus, é dos homens e dos meninos;
O sonho é o fermento da massa, dos povos e dos destinos;
O sonho é a essência desse meu ser peregrino. 

Io voglio vivere


Io Voglio Vivere

Riccardo Fogli

Oggi noi qui, come ieri semplici
ad inventare la felicità
fatta di noi, di momenti magici
che senza te certo non vivrei;
non c'è per noi niente di impossibile,
niente che non si possa conquistare,
la ricchezza, quella intima,
è l'amore che la dà.
Io voglio vincere quando ti arrenderai,
per te combattere, se tu ti fermerai;
io voglio vivere della mia libertà
a te finché vorrai non rinunciare mai.
Forse da mai come adesso liberi,
vorrei che il tempo si fermasse qui
per rivivere in un attimo la mia poca, grande età.
Io voglio vincere quando ti arrenderai
e voglio cedere se me lo chiederai;
io voglio vivere di ciò che tu mi dai
voglio seguire te senza voltarmi mai.


SULL'ELEGANZA


“L’eleganza è quella qualità del comportamento che trasforma la massima qualità dell’essere in apparire” – J. Paul Sartre
Nella nostra società così legata al culto esasperato delle apparenze, c’è una preoccupante mancanza d’eleganza.
L’eleganza non è appariscente: è un mix equilibrato di consapevolezza, stile e misura. Un istintivo buongusto che si mescola a scelte precise, all’attenzione per la sostanza, alla cura dei dettagli.
E’ innanzitutto sobrietà, ricerca dell’essenziale  e rifiuto di quanto è inutile, fastidioso, artificioso.  Si coniuga con ironia e umorismo intelligenti, sussurrati e mai gridati.
E’ anche rispetto e cortesia, preoccupazione per come possa essere percepito  quanto facciamo, diciamo, mostriamo….
Dati questi presupposti, è facile intuire quanta poca eleganza ci sia nel mondo che ci circonda, nel quale urlare, farsi notare comunque e sempre, sia il dictat principale.
L’eleganza, anche qualora non sia innata, è un’arte che può essere appresa.  Dedichiami allora con maggior impegno a perseguire sobrietà e semplicità….

Perché non riesco a credere???


PERCHÈ NON RIESCO A CREDERE[1]

NORBERTO BOBBIO
IO NON sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell'uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità, all'immensità dell'universo. L'unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione - perché non lo ripeterò mai abbastanza: non sono un uomo di fede, avere la fede è qualcosa che appartiene a un mondo che non è il mio - è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all'uomo di ragione che all' uomo di fede. Con la differenza che l'uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall'alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamenale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità. La mia è una religiosità del dubbio, anziché delle risposte certe. Io accetto solo ciò che è nei limiti della stretta ragione, e sono limiti davvero angusti: la mia ragione si ferma dopo pochi passi mentre, volendo percorrere la strada che penetra nel mistero, la strada non ha fine. Più noi sappiamo, più sappiamo di non sapere. Qualsiasi scienziato ti dirà che più sa e più scopre di non sapere. Credevano di sapere di più gli antichi, che non sapevano niente al confronto di quello che sappiamo noi. Abbiamo allargato enormemente lo spazio della nostra conoscenza, ma più lo allarghiamo più ci rendiamo conto che questo spazio è grande. Cos' è il cosmo? Cosa sappiamo del cosmo? Come e perché il passaggio dal nulla all'essere? È una domanda tradizionale, ma io non ho la risposta: perché l'essere e non piuttosto il nulla? Io non mi sono mai nascosto di non avere una risposta, e non so chi sappia darla a questa domanda ultima, se non per fede. Secondo Severino l'essere è infinito, l' essere c'è. Ma non è che così siamo in grado di capire cosa c'era prima. È impossibile. E di fronte alle domande cui è impossibile dare una risposta - perché di questo sono certo: non posso dare una riposta, benché appartenga ad una umanità che ha realizzato progressi enormi - mi sento un piccolo granello di sabbia in questo universo. E negare che la domanda abbia senso, come potrebbe fare una certa filosofia analitica, mi pare un gioco di parole. Probabilmente dipende dalla mia incapacità di andare al di là. Ma quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. Umiliata. E io accetto questa umiliazione. La accetto. E non cerco di sfuggire a questa umiliazione con la fede, attraverso strade che non riesco a percorrere. Resto uomo della mia ragione limitata - e umiliata. So di non sapere. Questo io chiamo "la mia religiosità". Non so se è giusto, ma in fondo coincide con quello che pensano le persone religiose di fronte al mistero. Certo, probabilmente non si riesce a resistere a questo dubitare continuo, a questo continuo non sapere, e allora ci si affida alle credenze, come quella nella immortalità dell'anima. Io però, il fondo religioso della mia persona continuo a intenderlo come questo non sapere. Ed è un fondo religioso che mi assilla, mi agita, mi tormenta. Un giorno al cardinal Martini ho detto: per me la differenza non è tra il credente e il non credente (cosa vuol dire poi credere? In che cosa?), ma tra chi prende sul serio questi problemi e chi non li prende sul serio: c'è il credente che si accontenta di risposte facili (e anche il non credente, sia chiaro, che delle risposte facili si accontenta!). Qualcuno dice: "sono ateo", ma io non sono sicuro di sapere cosa significa. Penso che la vera differenza sia tra chi, per dare un senso alla propria vita, si pone con serietà e impegno queste domande, e cerca la risposta, anche se non la trova, e colui cui non importa nulla, a cui basta ripetere ciò che gli è stato detto fin da bambino. La risposta della fede è consolatoria. Ma le religioni non hanno solo una funzione consolatoria. Hanno anche la funzione di "rivelare" verità su problemi cui il comune sapere non arriva: la creazione, l'immortalità dell'anima. Risposte consolatorie, ma non solo: risposte a domande che ciascuno si pone sulla soglia della morte. Io la mia risposta l'ho data, con le poche "convinzioni" che ho. Perché le mie sono le "convinzioni" di un uomo che costantemente passa dal dubbio alla verità e di nuovo al dubbio. Io non credo. Arrivato ad un' età in cui si sente che la fine è vicina, se devo ascoltare me stesso, e dare una risposta personale, l'unico desiderio che ho, l'unico bisogno, non è certo quello dell'immortalità, è quello di morire in santa pace: il riposo eterno è ciò in cui spero. Non voglio risvegliarmi. Ma anche questo, in fondo, coincide profondamente con la religione: "requiem aeternam dona eis Domine!", sta scritto sul fronte di ogni cimitero. Anch' io sono cresciuto, come quasi tutti in questo paese, in una famiglia cattolica, e ho avuto una formazione cattolica. Preghiere, preghiere, preghiere... Le ho talmente ripetute (sia in latino, come si usava una volta, sia in italiano) che le ho quasi dimenticate. Ho fatto la prima comunione, e anche un matrimonio religioso (anche mia moglie però non è credente). E alla domanda su quando e perché ho perduto la fede non è facile rispondere. Forse verso i vent'anni. Certo, lo studio della filosofia, anche. Tutte queste domande sui problemi di metafisica, diciamo così, e il rendersi conto che le risposte della fede implicavano credenze difficili da accettare. La credenza nei miracoli, ad esempio, per un razionalista è la cosa più assurda. Altrettanto è il dover credere in ciò che a ogni essere di ragione appare come mito, cominciando dal peccato originale. Sul peccato originale condivido quello che in vari articoli ha scritto un mio amico cattolico, il professor Luigi Lombardi Vallauri (che anche per questa ragione è stato cacciato dall' Università cattolica dove insegnava), che pone domande molto semplici, terra-terra se vuoi, ma a cui non c'è risposta: una colpa originaria collettiva non è accettabile, la colpa è personale, non può essere trasmessa da una generazione all'altra, non c'è niente di più primitivo. La colpa collettiva è addirittura una concezione tribale. Credere all'Antico Testamento è difficile. Credere al Dio di Abramo che si rivela chiedendo un sacrificio così crudele. E qui mi fermo. Ma resta il mistero dell'universo. Del resto, forse hanno contato di più nella mia formazione fattori più banali. Con e dopo l'adolescenza, si entra nel mondo, con tutti i desideri che assalgono un ragazzo, tanto forti da far accantonare a poco a poco le pratiche religiose. Per tanti anni sei andato a confessarti e a un certo punto non ti confessi più. Entri in conflitto con la morale del confessionale. Magari con l'idea che poi ci tornerai... Tra i problemi metafisici mi sono posto presto quello dell'immortalità dell'anima: possibile che siamo eterni? Cosa significa? La vita e la morte sono indissolubilmente connessi, la vita riceve un senso dalla morte e la morte dalla vita. La morte, se ci fosse davvero un'altra vita, non sarebbe la morte. Pensiamoci bene: perché la morte è la morte? Perché è la morte! Bisogna prendere sul serio la morte. Ho cominciato a prendere sul serio la morte vedendo morire dei giovani amici, senza illudermi delle promesse della religione che fossero ancora vivi. Qualche volta, pensando alla morte di una persona particolarmente cara - mio padre, ad esempio - so che quella persona che ho amato ora non c'è più. E che ci sia qualche cosa di lui in un altro luogo - che non so dove sia - a me non importa assolutamente nulla. La persona che ho amato era quel particolare modo di sorridere, di farci giocare, di raggiungerci in campagna alla fine della settimana quando eravamo in vacanza, la nostra attesa sul cancello della casa per aspettarlo e poi salutarlo festosamente: questo so per certo che non c'è più. Ho continuato a riflettere sui grandi temi dell'esistenza e nessuna delle risposte della religione mi ha mai convinto. Però, nello stesso tempo, neppure io sono riuscito a dare delle risposte. E dunque, di nuovo, dico che ho un senso religioso della vita proprio per questa consapevolezza di un mistero che è impenetrabile. Impenetrabile!
NOTE

[1] "La Repubblica" 30 aprile 2000

Pra se pensar ....

Desespero anunciado

Desespero anunciado Para que essa agonia exorbitante? Parece que tudo vai se esvair O que se deve fazer? Viver recluso na pr...