GESU E LO SPIRITO SANTO

Come Dio aveva promesso




Ora si è adempiuta questa Scrittura

Il brano che solennemente descrive la presenza stabile dello Spirito Santo su Gesù, è quello relativo al battesimo, che già conosciamo: Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il

battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Lc 3,21ss



Egli è guidato nel silenzio del deserto alla comunione col Padre. Lo Spirito Santo abita e sostiene il silenzio della comunione del Padre col Figlio. Anche qui altro interrogativo: forse che il Figlio eterno non sa da sé come rivolgersi al Padre suo? Gesù torna in Galilea…



Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta

la regione. Lc 4,14

Dopo il deserto vediamo Gesù inserirsi tra la gente e la vita quotidiana di un paese di periferia della Palestina. E ancora… anche qui si dice che è sostenuto dalla potenza dello Spirito Santo.

Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su

di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Lc 4,16-21

È l'inizio della predicazione e missione pubblica. E Gesù proclama solennemente che tutto ciò che lui farà... sarà tutto sotto l'azione dello Spirito di Dio, che lo ha consacrato e mandato. Tutte le volte che ha guarito un malato, tutte le volte che Gesù ha perdonato un peccatore, tutte le parole che ha consolato un povero, tutte le parabole che ha annunciato... tutto, tutto: ogni gesto e ogni parola scaturivano dalla sua comunione con lo Spirito Santo!!

A metà del Vangelo, Gesù valutando con uno sguardo la sua opera tra gli uomini, ha un momento di profonda esultanza:

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». Lc 10,21ss

Gesù e lo Spirito esultano per l'opera mirabile di Dio. Attraverso le parole e i gesti di Gesù, compiuti in alleanza con lo Spirito, i piccoli incontrano il Padre! Questo è l'unico interesse di Gesù e dello Spirito.



GESÙ CI COMUNICA LO SPIRITO

Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso

L'opera di Dio non si fermerà dunque a Gesù; lo Spirito di Dio non si fermerà a Gesù. L'opera di Dio attraverso Gesù continua in noi. Lo Spirito di Dio attraverso Gesù raggiunge anche noi!

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». At 1,6-11

Gli apostoli si aspettavano che Gesù risorto continuasse la sua presenza e la sua opera in mezzo a loro... ora addirittura in modo definitivo, dal momento che il Risorto non muore più! Gesù invece se

ne va, tra lo stupore dei suoi: ci vogliono addirittura gli angeli per richiamarli alla realtà... Gesù ora è salito al cielo!

IL CONCETTO DI DIO DOPO AUSCHWITZ

DAL LIBRO DI HANS JONAS:


Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz, Il Melangolo, Genova 2004.
L'attualità de Il concetto di Dio dopo Auschwitz di Jonas non risiede tanto nell'analisi di ciò che è stato, di ciò che è accaduto nell'ambito della «soluzione finale» prospettata dal nazismo; quanto di ciò che si intende per male assoluto. Un male portato alle estreme conseguenze da risultare quasi al di sopra di ciò che umana mente possa concepire.
Auschwitz rappresenta l'incarnazione perfetta di quello che Giobbe subisce e il fallimento di quello che Giobbe ostenta fieramente e senza nessun momento di cedimento: la fede verso Dio nonostante tutto: «Se da Dio si accetta il bene, il male non si deve accettare?» (Giobbe 2,10). Dio «guarda» ad Auschwitz attraverso gli stessi occhi di chi, in quel luogo, ha incontrato la morte, impotente e addolorato, forse pentito dell'assoluta libertà concessa all'uomo. Jonas si sofferma sul concetto di un Dio sofferente che ha in sé l'onnipotenza ma anche il dolore che lo avvicina a quegli occhi che hanno visto la morte e sofferto in silenzio.
Nelle mani dell'uomo è tutta la vita, Dio è il mondo, nel mondo, ma il mondo è nelle mani dell'uomo. La presenza dell'uomo come risultato della creazione, legittima l'onnipotenza di Dio anche se: «Dopo essersi affidato totalmente al divenire del mondo, Dio non ha più niente da dare; ora tocca all'uomo dare» dice Jonas. E ciò che l'uomo ha datogiustifica quasi il non intervento divino, Dio pur essendoci non interviene, mostrando quanto l'uomo possa fare del male, un male spietato e privo di motivazioni valide, un male che non ha nessun obiettivo se non quello di mettere alla prova l'umanità stessa: «Forse non per nulla teme Giobbe Iddio? [...] Ma e ... stendi un poco la tua mano e tocca tutto quel ch'è suo: vedrai... se non ti benedice in faccia!» (Giobbe 1,11). Le parole di Satana rivolte a Dio affinché metta alla prova la fede di Giobbe, trovano la giusta collocazione nella vicenda ebraica del nazismo. Il popolo di Abramo (l'umanità tutta) è stato messo alla prova da un male che viene dall'uomo stesso, da un'ideologia che sacrifica ogni sentimento di compassione e pietà. «In tutto questo non peccò Giobbe con le sue labbra...» (Giobbe2,10) e nella tragedia di Auschwitz nessun figlio di Davide pecca verso Dio, nessun atto di ribellione muove l'animo dei condannati stupiti, avviliti del non intervento divino. Dov'è la Sua forza? perché ha abbandonato il Suo popolo? La risposta è tutta nelle Sue parole: «Io non maledirò più la terra a causa dell'uomo, poiché i pensieri del cuore umano sono malvagi fin dalla sua fanciullezza; non colpirò più ogni cosa vivente come ho fatto» (Genesi 8,21). Perché salvare l'uomo da sé stesso in ogni momento se la sua natura è costantemente votata alla perdita del bene? Jonas sottolinea un fatto importante; «il concetto di un Dio totalmente nascosto è conseguentemente inammissibile per la fede ebraica». Ma Dio non si nasconde anche durante le torture inflitte a Gesù? durante la sua crocifissione? persino quando Gesù, sofferente per il suo destino, è annientato dai dubbi nel Getsemani. E Gesù è Suo figlio.
«Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile». Potenza e onnipotenza sono due diversi concetti, per Jonas il primo è attribuibile a Dio e non il secondo, in quanto «il male c'è solo in quanto Dio non è onnipotente. Solo a questa condizione possiamo affermare che Dio è comprensibile e buono e che nonostante ciò nel mondo c'è il male». Per Jonas la bontà Divina quindi, non esclude l'esistenza del male; e come se Dio si fosse privato di qualcosa, della sua assoluta onnipotenza per dare all'uomo determinati caratteri (la conoscenza del bene e del male) che gli permettessero di agire nella più completa libertà; e questo, nonostante tutto, potrebbe essere considerato un atto d'amore: «Concedendo all'uomo la libertà, Dio ha rinunciato alla sua potenza». Il non intervento non dà la misura di un limite Divino, casomai di una penosa, dolorosa incapacità nel ristabilire l'ordine del mondo attraverso l'esercizio di un miracolo. Perché farlo? Oggi, in questi ultimi anni non sarebbe stato costretto a rifarlo ancora ed ancora? Dio è imperscrutabile, il mistero che lo caratterizza riduce, secondo Jonas, ogni teoria, ogni illazione ad un misero (umano, io direi) balbettio dove solo la responsabilità umana può dare a Dio ciò che gli viene tolto attraverso il male da noi compiuto. Nei confronti del male Dio reagirebbe come con Giobbe e direbbe a Satana: «Egli è ancora saldo nell'interezza sua, e tu mi hai spinto su lui, senza ragione, per rovinarlo». (Giobbe 2,3) Il silenzio del dolore è tutto ciò che ha risuonato ad Auschwitz. Non un grido, non un lamento, ma un mutismo di rassegnazione di chi, all'oscuro di tutto, non può immaginare il motivo di tanto odio, perché troppo impegnato a cercare di comprendere il volere di Dio, il suo sentimento per l'uomo.
Ma a questo non c'è stata risposta, «Dio tacque, [...] non intervenne, non perché non volle, ma perché non fu in condizione di farlo». Quale potrebbe essere la risposta? «Voi chi dite che io sia?» dice Gesù ai discepoli: «Maestro la mia bocca non è assolutamente in grado di dire chi tu sia.» (Vang. di Tommaso 14, Vangeli apocrifi, Einaudi 1990, a cura di Marcello Craveri) risponde Tommaso forse vicino a quel mistero che nemmeno Giobbe era riuscito a penetrare. Dio non è in condizione di aiutare l'uomo perché l'uomo non è in condizione di comprendere Dio; ed anche il popolo ebraico, abituato, come dice Jonas, alla visione di Dio, al suo costante contatto, perde questo privilegio, resta attonito e non riesce più ad afferrare la presenza del divino che nella storia ebraica si è sempre mostrato. Il male assoluto diventa ad Auschwitz la pietra angolare, getta le fondamenta di una perpetua non presenza di Dio che, credo, ci porteremo fino alla fine dei tempi. Il mistero Divino non deve però diventare un triste alibi; quello che ha colto Tommaso in Gesù non è necessariamente inviso al resto dell'umanità, almeno fino alla conoscenza dell'aldilà, bensì intuibile già in questa nostra vita. Il balbettio che Jonas assegna, come unico risultato dell'umana intellezione del Divino è preferibile ad un osceno silenzio.
Copyright © 2005 Dario Torre
Dario Torre. «Recensione a Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz, Il Melangolo, Genova 2004». Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 7 (2005) [inserito il 10 febbraio 2005], disponibile su World Wide Web: , [9 KB], ISSN 1128-5478.

NOSSA SENHORA APARECIDA


Nossa Senhora da Conceição Aparecida

12 de Outubro


A- A+

Nossa Senhora da Conceição AparecidaCom muita alegria nós, brasileiros, lembramos e celebramos solenemente o dia da Protetora da Igreja e das famílias brasileiras: Nossa Senhora da Conceição Aparecida.


A história de Nossa Senhora da Conceição Aparecida tem seu início pelos meados de 1717, quando chegou a notícia de que o Conde de Assumar, D. Pedro de Almeida e Portugal, Governador da Província de São Paulo e Minas Gerais, iria passar pela Vila de Guaratinguetá, a caminho de Vila Rica, hoje cidade de Ouro Preto (MG).


Convocados pela Câmara de Guaratinguetá, os pescadores Domingos Garcia, Filipe Pedroso e João Alves saíram à procura de peixes no Rio Paraíba. Desceram o rio e nada conseguiram.


Depois de muitas tentativas sem sucesso, chegaram ao Porto Itaguaçu, onde lançaram as redes e apanharam uma imagem sem a cabeça, logo após, lançaram as redes outra vez e apanharam a cabeça, em seguida lançaram novamente as redes e desta vez abundantes peixes encheram a rede.


A imagem ficou com Filipe, durante anos, até que presenteou seu filho, o qual usando de amor à Virgem fez um oratório simples, onde passou a se reunir com os familiares e vizinhos, para receber todos os sábados as graças do Senhor por Maria. A fama dos poderes extraordinários de Nossa Senhora foi se espalhando pelas regiões do Brasil.


Por volta de 1734, o Vigário de Guaratinguetá construiu uma Capela no alto do Morro dos Coqueiros, aberta à visitação pública em 26 de julho de 1745. Mas o número de fiéis aumentava e, em 1834, foi iniciada a construção de uma igreja maior (atual Basílica Velha).


No ano de 1894, chegou a Aparecida um grupo de padres e irmãos da Congregação dos Missionários Redentoristas, para trabalhar no atendimento aos romeiros que acorriam aos pés da Virgem Maria para rezar com a Senhora "Aparecida" das águas.


O Papa Pio X em 1904 deu ordem para coroar a imagem de modo solene. No dia 29 de abril de 1908, a igreja recebeu o título de Basílica Menor. Grande acontecimento, e até central para a nossa devoção à Virgem, foi quando em 1929 o Papa Pio XI declarou Nossa Senhora Aparecida Padroeira do Brasil, com estes objetivos: o bem espiritual do povo e o aumento cada vez maior de devotos à Imaculada Mãe de Deus.


Em 1967, completando-se 250 anos da devoção, o Papa Paulo VI ofereceu ao Santuário de Aparecida a Rosa de Ouro, reconhecendo a importância do Santuário e estimulando o culto à Mãe de Deus.


Com o passar do tempo, a devoção a Nossa Senhora da Conceição Aparecida foi crescendo e o número de romeiros foi aumentando cada vez mais. A primeira Basílica tornou-se pequena. Era necessária a construção de outro templo, bem maior, que pudesse acomodar tantos romeiros. Por iniciativa dos missionários Redentoristas e dos Senhores Bispos, teve início, em 11 de novembro de 1955, a construção de uma outra igreja, a atual Basílica Nova. Em 1980, ainda em construção, foi consagrada pelo Papa João Paulo ll e recebeu o título de Basílica Menor. Em 1984, a Conferência Nacional dos Bispos do Brasil (CNBB) declarou oficialmente a Basílica de Aparecida Santuário Nacional, sendo o "maior Santuário Mariano do mundo".


Nossa Senhora da Conceição Aparecida, rogai por nós!




NOSSA SENHORA APARECIDA


Nossa Senhora da Conceição Aparecida

12 de Outubro


A- A+

Nossa Senhora da Conceição AparecidaCom muita alegria nós, brasileiros, lembramos e celebramos solenemente o dia da Protetora da Igreja e das famílias brasileiras: Nossa Senhora da Conceição Aparecida.


A história de Nossa Senhora da Conceição Aparecida tem seu início pelos meados de 1717, quando chegou a notícia de que o Conde de Assumar, D. Pedro de Almeida e Portugal, Governador da Província de São Paulo e Minas Gerais, iria passar pela Vila de Guaratinguetá, a caminho de Vila Rica, hoje cidade de Ouro Preto (MG).


Convocados pela Câmara de Guaratinguetá, os pescadores Domingos Garcia, Filipe Pedroso e João Alves saíram à procura de peixes no Rio Paraíba. Desceram o rio e nada conseguiram.


Depois de muitas tentativas sem sucesso, chegaram ao Porto Itaguaçu, onde lançaram as redes e apanharam uma imagem sem a cabeça, logo após, lançaram as redes outra vez e apanharam a cabeça, em seguida lançaram novamente as redes e desta vez abundantes peixes encheram a rede.


A imagem ficou com Filipe, durante anos, até que presenteou seu filho, o qual usando de amor à Virgem fez um oratório simples, onde passou a se reunir com os familiares e vizinhos, para receber todos os sábados as graças do Senhor por Maria. A fama dos poderes extraordinários de Nossa Senhora foi se espalhando pelas regiões do Brasil.


Por volta de 1734, o Vigário de Guaratinguetá construiu uma Capela no alto do Morro dos Coqueiros, aberta à visitação pública em 26 de julho de 1745. Mas o número de fiéis aumentava e, em 1834, foi iniciada a construção de uma igreja maior (atual Basílica Velha).


No ano de 1894, chegou a Aparecida um grupo de padres e irmãos da Congregação dos Missionários Redentoristas, para trabalhar no atendimento aos romeiros que acorriam aos pés da Virgem Maria para rezar com a Senhora "Aparecida" das águas.


O Papa Pio X em 1904 deu ordem para coroar a imagem de modo solene. No dia 29 de abril de 1908, a igreja recebeu o título de Basílica Menor. Grande acontecimento, e até central para a nossa devoção à Virgem, foi quando em 1929 o Papa Pio XI declarou Nossa Senhora Aparecida Padroeira do Brasil, com estes objetivos: o bem espiritual do povo e o aumento cada vez maior de devotos à Imaculada Mãe de Deus.


Em 1967, completando-se 250 anos da devoção, o Papa Paulo VI ofereceu ao Santuário de Aparecida a Rosa de Ouro, reconhecendo a importância do Santuário e estimulando o culto à Mãe de Deus.


Com o passar do tempo, a devoção a Nossa Senhora da Conceição Aparecida foi crescendo e o número de romeiros foi aumentando cada vez mais. A primeira Basílica tornou-se pequena. Era necessária a construção de outro templo, bem maior, que pudesse acomodar tantos romeiros. Por iniciativa dos missionários Redentoristas e dos Senhores Bispos, teve início, em 11 de novembro de 1955, a construção de uma outra igreja, a atual Basílica Nova. Em 1980, ainda em construção, foi consagrada pelo Papa João Paulo ll e recebeu o título de Basílica Menor. Em 1984, a Conferência Nacional dos Bispos do Brasil (CNBB) declarou oficialmente a Basílica de Aparecida Santuário Nacional, sendo o "maior Santuário Mariano do mundo".


Nossa Senhora da Conceição Aparecida, rogai por nós!




IL BANCHETTO DEL RE


don Luigi Trapelli
Cristiani coerenti con lo stile della propria vita

L'immagine di questa domenica è quella del banchetto in cui Gesù prosegue la disputa con scribi e farisei.

La parabola del Vangelo ci presenta un re che, al banchetto per il figlio, invita tante persone, ma la risposta è negativa.

Compie un secondo invito, suggerendo agli invitati che il cibo è pronto ma, al posto di un'accettazione, vi è l'insulto e l'uccisione dei suoi servi.

Il re, indignato, fa uccidere quelle persone e ne invita altre.

Chiunque può essere presente al banchetto.

Nasce però il caso di una persona che è senza abito nuziale e anche costui viene condannato.

Il significato per la gente di quel tempo era molto chiaro: il popolo di Israele ha rifiutato l'invito del Maestro e allora Gesù e la Chiesa vanno in cerca di tutti coloro che vogliono partecipare al banchetto.

Non basta entrare nella sala, ma bisogna possedere l'abito nuziale, cioè essere persone che vivono nella giustizia e nella pace.

La frase di Gesù: "Amico, come hai potuto entrare senz'abito nuziale", ci rimanda al perché operiamo alcune scelte, perché andiamo a Messa, cosa significa essere credenti.

Come possiamo essere fedeli ad un percorso di fede che possa nutrire il nostro essere?

Gesù accoglie tutti, senza alcuna distinzione e ci fa comprendere come l'unico criterio selettivo è operare frutti di giustizia e di pace.

Noi siamo chiamati a rivedere le nostre scelte, lo stile della nostra vita, il modo di accogliere gli altri, il criterio del nostro servizio. Non è sufficiente stare dentro una Chiesa, ma è necessario essere persone in grado di vivere la fede genuina e schietta.

Il futuro della Chiesa sarà un futuro di qualità.

Oggi siamo chiamati a dare tutto a tutti e questo tipo di pastorale andrà ancora avanti.

Ma si sente, dal basso, l'esigenza di creare delle formazioni differenziate per coloro che vogliono vivere una fede ancora più profonda.

Questo, al fine di creare quelle figure di spessore che tanto mancano e servono alla Chiesa e alla società di oggi.

Persone che non si accontentano del minimo sindacale, di non fare nulla contro, ma in grado di creare percorsi di fede per giovani, fidanzati, adulti e nel sociale.

La Chiesa di oggi è chiamata ad operare questa svolta per ridare vigore, spessore ad una fede che risulta in molti casi sbiadita e non in grado di affrontare le grandi sfide di oggi.

La comunità cristiana è invitata a essere il luogo di una completa accoglienza verso ogni persona, però nella diversità di un percorso di vita e di fede.

O la Chiesa ridiventa contemplativa o perde la radice del proprio esistere.

Madre Teresa invitava le sue sorelle a pregare almeno tre ore prima di cominciare una giornata di servizio ai lebbrosi.

I richiami che ci vengono dalla società civile e dall'interno della Chiesa fanno ben sperare.

Tenendo sempre presente che, in questa terra, saremo sempre dei pellegrini, che tendono ad una perfezione che sarà raggiunta solo nella vita eterna.

Incontro delle famiglie


RIUNIONE DEL 24 SETTEMBRE 2011

Il 24 settembre 2011 il Gruppo Famiglie di Santa Maria a Monte si è riunito per la prima volta dopo il periodo estivo.
La forte affluenza di persone, al di là di ogni più rosea aspettativa, appare denotare l’effettiva necessità di una simile iniziativa, quale luogo di confronto, dibattito, comunicazione e comunione delle esperienze di ciascuno, impegnato a vivere gli insegnamenti di Nostro Signore Gesù Cristo all’interno della famiglia quale vera e propria “Chiesa domestica”.
La discussione, aiutata da un intenso momento di preghiera ed animata dalla fondamentale presenza dei nostri parroci, Don Marco e Don Giorgio, ha permesso di porre sul tavolo una prima serie di argomenti concreti in merito soprattutto al vivere la propria quotidianità con un rinnovato “stupore”, riscoprendo i ruoli di educatori e di sposi. “Stupore”, questo, che può soltanto riscoprirsi alla luce di quell’amore caritatevole che è Dio.
Ego sum lux mundi” (“Io sono la luce del mondo”) vuole appunto sottolineare questo impegno a vivere la famiglia (e nella famiglia) illuminati dalla carità di Cristo. La Chiesa, infatti, “… è profondamente convinta che solo con l'accoglienza del Vangelo trova piena realizzazione ogni speranza, che l'uomo legittimamente pone nel matrimonio e nella famiglia” (Familiaris Consortio 3).
Molti sono stati gli interventi delle coppie nel corso della riunione, i quali hanno sottolineato come il matrimonio sia una casa costruita sulla roccia (cfr. Mt 7, 21.24-29), i cui mattoni sono cementati dall’amore quotidiano. E come quella stessa casa abbia bisogno di una perenne “manutenzione” per mantenersi salda. Una continua cura degli affetti (nella coppia e con i figli) permetterà infatti, non solo di mantenere intatta la famiglia nella tempesta, ma anche e soprattutto di migliorarla nel tempo tanto da poter fare nostre le parole di Cristo: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5, 13-16).

Pra se pensar ....

Desespero anunciado

Desespero anunciado Para que essa agonia exorbitante? Parece que tudo vai se esvair O que se deve fazer? Viver recluso na pr...