Palavras sem tempo...
Palavras ao vento, ..
Palavras, descontento.
Caminho errante buscando te reconhecer no olhar de alguém,
Pura ilusao, doce decepçao e mais interrogaçao...
Multiplicam-se as desculpas e as justificativas, mas no fundo sao somente palavras...
Palavras que correm, escorrem e corroem,
Palavras que escurecem, que adormecem e que aborrecem..
Palavras de consolo, de restauro e de decoro.
Sentimentos e reticencias de vidas entrelaçadas,
Desejos e frustraçoes de almas cobiças,
Mas tudo se resume em palavras, palavras...
P. Jorge Ribeiro, 15 julho 2011, Toscana _Italia.
É a página de todos que acreditam na amizade e no seu poder de libertação e felicidade.É o lugar daqueles que percebem na amizade o fator de realização e perfeição. Quem vive a fazer o bem é feliz!
Vaticano e i pescatori
Solidarietà e vicinanza ai marittimi e ai pescatori
Conclusione dell’anno sociale con il cardinale Sodano
Il Circolo San Pietro
per la carità del Papa
Nel sessantesimo dell’anniversario della prima messa celebrata proprio nella cittadina bavarese
Intitolata a Benedetto XVI
una piazza a Traunstein
Nomina episcopale
Non sono gli attacchi dei pirati il
male peggiore per gli uomini di
mare. Quel che li ferisce di più è
l’assoluta noncuranza della maggior
parte dell’opinione pubblica per la
difficile situazione in cui vivono e
lavorano quotidianamente. Di loro,
delle loro problematiche non si parla mai se non nei casi di disastri o,
appunto, quando restano vittime
della pirateria. E nessuno si rende
conto di quanto sia invece indispensabile il servizio reso dai marittimi.
La Chiesa segue da vicino le vicende della gente di mare. Già agli inizi del 1920 fu avviata una particolare assistenza spirituale per loro. Ed
è in questa ottica che domani, 10 luglio, si celebra la Domenica del mare, un’iniziativa adottata proprio per
richiamare l’attenzione su questa vasta porzione d’umanità.
Per esprimere la continuità di
questa sollecitudine pastorale Benedetto XVI proprio domani incontrerà
a Castel Gandolfo, dopo l’Angelus,
una rappresentanza delle famiglie
che hanno parenti ancora oggi nelle
mani dei pirati in varie parti del
mondo. Li accompagnerà don Giacomo Martino, direttore nazionale
dell’Apostolato del Mare. Ci saranno Nicola Verrecchia, Nunzia Nappa, Libera Lubrano Lavatera, Cosma Cesaro, Teresa Anna Costagliola Di Fiore e Adriano Bon, che gli
racconteranno delle loro preoccupazioni e speranze.
Da parte sua il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e
gli Itineranti ha dedicato all’avvenimento un documento pastorale
«per accrescere la consapevolezza —
si legge nel messaggio a firma
dell’arcivescovo Antonio Maria Vegliò, e dal vescovo Joseph Kalathiparambil, rispettivamente presidente
e segretario del dicastero — nelle comunità cristiane e nella società in
generale, di quanto sia indispensabile il servizio reso dai marittimi, e
per far conoscere il ministero che i
Cappellani e i volontari dell’Ap ostolato del Mare svolgono in numerosi porti del mondo».
Il beato Giovanni Paolo II non
mancò di esprimere la solidarietà e
la vicinanza della Chiesa a quanti
lavorano sul mare. Lo fece a Fano
(Ancona), il 12 agosto 1984, rivolgendosi ai marittimi e ai pescatori:
«La mia presenza oggi in mezzo a
voi — disse — vuole sottolineare che
la Chiesa vi è vicina, onora il vostro
lavoro, non di rado pericoloso e duro, conosce le vostre ansie e preoccupazioni, sostiene i vostri diritti,
consola le vostre solitudini e le vostre nostalgie».
Queste parole «rappresentano un
forte messaggio di speranza per i
circa 1,5 milioni di marittimi di oltre
100 nazionalità (due terzi dei quali
dai Paesi in via di sviluppo), che
quotidianamente rispondono alle
esigenze dell’economia globale trasportando il 90 per cento del commercio mondiale».
«In anni recenti — si nota nel documento — la criminalizzazione degli equipaggi a causa di incidenti
marittimi, l’abbandono in porti stranieri senza cibo e denaro, le nuove
restrizioni per scendere a terra, la
mancanza di sicurezza e protezione,
e i lunghi imbarchi hanno aggiunto
ulteriore stress e ansia non solo alla
vita di questi lavoratori, ma anche a
quella delle loro famiglie».
L’Apostolato del Mare conosce
molto bene le numerose situazioni
«disumane che ancora persistono
nel mondo marittimo e si schiera a
fianco della gente di mare per ribadire che i loro diritti umani e lavorativi devono essere rispettati». Ricordando la recente dichiarazione
sulla pirateria del 26 maggio 2011,
nel messaggio si sottolinea l’imp ortanza che il settore marittimo «lavori a stretto contatto con Governi,
organizzazioni internazionali e
agenzie di welfare per mettere in atto misure preventive al fine di garantire la sicurezza di queste persone. E, per assicurare ulteriore protezione a quanti lavorano sul mare, ci
rivolgiamo a tutti i Governi affinché
adottino quanto prima la Convenzione dell’Ufficio Internazionale del
Lavoro (Ilo) sul Lavoro Marittimo
(Mlc) 2006 e ne favoriscano l’entrata in vigore. Essa, altrimenti, avrebbe unicamente valore teorico, pur
restando uno dei risultati più significativi di tutta la storia dei diritti
dei marittimi».
Nella lotta per la giustizia nel
mondo marittimo, l’Apostolato del
Mare è guidato dai principi evangelici e dall’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa. «Le parole
— si sottolinea nel testo — con cui,
il 17 aprile 1922, Papa Pio XI a p p ro -
vava e benediceva le prime costituzioni e il regolamento dell’Ap ostolato del Mare, ci incoraggiano a
proseguire la missione “di espansione del ministero marittimo” affinché
l’Opera “raccolga la più abbondante messe di frutti di salute”». Infine,
l’arcivescovo Vegliò ha annunciato
la convocazione, a Roma, del XXIII
Congresso mondiale dell’Ap ostolato
del Mare, dal 19 al 23 novembre
2012, per riflettere sulle sfide poste
dai continui cambiamenti nel mondo marittim
Conclusione dell’anno sociale con il cardinale Sodano
Il Circolo San Pietro
per la carità del Papa
Nel sessantesimo dell’anniversario della prima messa celebrata proprio nella cittadina bavarese
Intitolata a Benedetto XVI
una piazza a Traunstein
Nomina episcopale
Non sono gli attacchi dei pirati il
male peggiore per gli uomini di
mare. Quel che li ferisce di più è
l’assoluta noncuranza della maggior
parte dell’opinione pubblica per la
difficile situazione in cui vivono e
lavorano quotidianamente. Di loro,
delle loro problematiche non si parla mai se non nei casi di disastri o,
appunto, quando restano vittime
della pirateria. E nessuno si rende
conto di quanto sia invece indispensabile il servizio reso dai marittimi.
La Chiesa segue da vicino le vicende della gente di mare. Già agli inizi del 1920 fu avviata una particolare assistenza spirituale per loro. Ed
è in questa ottica che domani, 10 luglio, si celebra la Domenica del mare, un’iniziativa adottata proprio per
richiamare l’attenzione su questa vasta porzione d’umanità.
Per esprimere la continuità di
questa sollecitudine pastorale Benedetto XVI proprio domani incontrerà
a Castel Gandolfo, dopo l’Angelus,
una rappresentanza delle famiglie
che hanno parenti ancora oggi nelle
mani dei pirati in varie parti del
mondo. Li accompagnerà don Giacomo Martino, direttore nazionale
dell’Apostolato del Mare. Ci saranno Nicola Verrecchia, Nunzia Nappa, Libera Lubrano Lavatera, Cosma Cesaro, Teresa Anna Costagliola Di Fiore e Adriano Bon, che gli
racconteranno delle loro preoccupazioni e speranze.
Da parte sua il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e
gli Itineranti ha dedicato all’avvenimento un documento pastorale
«per accrescere la consapevolezza —
si legge nel messaggio a firma
dell’arcivescovo Antonio Maria Vegliò, e dal vescovo Joseph Kalathiparambil, rispettivamente presidente
e segretario del dicastero — nelle comunità cristiane e nella società in
generale, di quanto sia indispensabile il servizio reso dai marittimi, e
per far conoscere il ministero che i
Cappellani e i volontari dell’Ap ostolato del Mare svolgono in numerosi porti del mondo».
Il beato Giovanni Paolo II non
mancò di esprimere la solidarietà e
la vicinanza della Chiesa a quanti
lavorano sul mare. Lo fece a Fano
(Ancona), il 12 agosto 1984, rivolgendosi ai marittimi e ai pescatori:
«La mia presenza oggi in mezzo a
voi — disse — vuole sottolineare che
la Chiesa vi è vicina, onora il vostro
lavoro, non di rado pericoloso e duro, conosce le vostre ansie e preoccupazioni, sostiene i vostri diritti,
consola le vostre solitudini e le vostre nostalgie».
Queste parole «rappresentano un
forte messaggio di speranza per i
circa 1,5 milioni di marittimi di oltre
100 nazionalità (due terzi dei quali
dai Paesi in via di sviluppo), che
quotidianamente rispondono alle
esigenze dell’economia globale trasportando il 90 per cento del commercio mondiale».
«In anni recenti — si nota nel documento — la criminalizzazione degli equipaggi a causa di incidenti
marittimi, l’abbandono in porti stranieri senza cibo e denaro, le nuove
restrizioni per scendere a terra, la
mancanza di sicurezza e protezione,
e i lunghi imbarchi hanno aggiunto
ulteriore stress e ansia non solo alla
vita di questi lavoratori, ma anche a
quella delle loro famiglie».
L’Apostolato del Mare conosce
molto bene le numerose situazioni
«disumane che ancora persistono
nel mondo marittimo e si schiera a
fianco della gente di mare per ribadire che i loro diritti umani e lavorativi devono essere rispettati». Ricordando la recente dichiarazione
sulla pirateria del 26 maggio 2011,
nel messaggio si sottolinea l’imp ortanza che il settore marittimo «lavori a stretto contatto con Governi,
organizzazioni internazionali e
agenzie di welfare per mettere in atto misure preventive al fine di garantire la sicurezza di queste persone. E, per assicurare ulteriore protezione a quanti lavorano sul mare, ci
rivolgiamo a tutti i Governi affinché
adottino quanto prima la Convenzione dell’Ufficio Internazionale del
Lavoro (Ilo) sul Lavoro Marittimo
(Mlc) 2006 e ne favoriscano l’entrata in vigore. Essa, altrimenti, avrebbe unicamente valore teorico, pur
restando uno dei risultati più significativi di tutta la storia dei diritti
dei marittimi».
Nella lotta per la giustizia nel
mondo marittimo, l’Apostolato del
Mare è guidato dai principi evangelici e dall’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa. «Le parole
— si sottolinea nel testo — con cui,
il 17 aprile 1922, Papa Pio XI a p p ro -
vava e benediceva le prime costituzioni e il regolamento dell’Ap ostolato del Mare, ci incoraggiano a
proseguire la missione “di espansione del ministero marittimo” affinché
l’Opera “raccolga la più abbondante messe di frutti di salute”». Infine,
l’arcivescovo Vegliò ha annunciato
la convocazione, a Roma, del XXIII
Congresso mondiale dell’Ap ostolato
del Mare, dal 19 al 23 novembre
2012, per riflettere sulle sfide poste
dai continui cambiamenti nel mondo marittim
De Noite e de Dia
De Noite e de Dia
Maria Bethânia
Composição: Moraes Moreira e Fausto NiloDe noite e de dia, madrugada fria
Quando a natureza sonha
Será que sria, miragem e poesia
Tua imagem me acompanha
Meu estandarte do planeta azul
Você faz parte do planeta anil
É quase o Cruzeiro do Sul
Céu das noites de abril
Se o teua amor demora
Agora ou nunca você pode acreditar
Nossa saudade chora
Num coração que vai bater noutro lugar
Onde o luar ficou jogado fora
Como um jardim que o mar de cinzas quer secar
O tempo corre, corre
A correnteza te trazendo
Ai que beleza se a tristeza não voltar
Quando a natureza sonha
Será que sria, miragem e poesia
Tua imagem me acompanha
Meu estandarte do planeta azul
Você faz parte do planeta anil
É quase o Cruzeiro do Sul
Céu das noites de abril
Se o teua amor demora
Agora ou nunca você pode acreditar
Nossa saudade chora
Num coração que vai bater noutro lugar
Onde o luar ficou jogado fora
Como um jardim que o mar de cinzas quer secar
O tempo corre, corre
A correnteza te trazendo
Ai que beleza se a tristeza não voltar
De Noite e de Dia
Maria Bethânia
Composição: Moraes Moreira e Fausto NiloDe noite e de dia, madrugada fria
Quando a natureza sonha
Será que sria, miragem e poesia
Tua imagem me acompanha
Meu estandarte do planeta azul
Você faz parte do planeta anil
É quase o Cruzeiro do Sul
Céu das noites de abril
Se o teua amor demora
Agora ou nunca você pode acreditar
Nossa saudade chora
Num coração que vai bater noutro lugar
Onde o luar ficou jogado fora
Como um jardim que o mar de cinzas quer secar
O tempo corre, corre
A correnteza te trazendo
Ai que beleza se a tristeza não voltar
Quando a natureza sonha
Será que sria, miragem e poesia
Tua imagem me acompanha
Meu estandarte do planeta azul
Você faz parte do planeta anil
É quase o Cruzeiro do Sul
Céu das noites de abril
Se o teua amor demora
Agora ou nunca você pode acreditar
Nossa saudade chora
Num coração que vai bater noutro lugar
Onde o luar ficou jogado fora
Como um jardim que o mar de cinzas quer secar
O tempo corre, corre
A correnteza te trazendo
Ai que beleza se a tristeza não voltar
Porque ler Nietzsche
Um belo livro entra no mercado brasileiro:
POR QUE LER NIETZSCHE HOJE
| Livro explica a obra de um dos pensadores mais provocativos |
Dentre os clássicos da filosofia moderna, Nietzsche talvez seja o pensador mais incômodo e provocativo. Sua vocação crítica cortante o levou ao submundo de nossa civilização, sua inflexível honestidade intelectual denunciou a mesquinhez e a trapaça ocultas em nossos valores mais elevados, dissimuladas em nossas convicções mais firmes, renegadas em nossas mais sublimes esperanças. Essa atitude deriva do que Nietzsche entendia por filosofia.
Para ele, filosofar é um ato que se enraíza na vida e um exercício de liberdade. O compromisso com a autenticidade da reflexão exige vigilância crítica permanente, que denuncia como impostura qualquer forma de mistificação intelectual. Por isso, Nietzsche não poupou de exame nenhum de nossos mais acalentados artigos de fé. O destino da cultura, o futuro do ser humano na história, sempre foi sua obsessiva preocupação. Por causa dela, submeteu à crítica todos os domínios vitais de nossa civilização ocidental: científicos, éticos, religiosos e políticos.
Nietzsche é um dos grandes mestres da suspeita, que denuncia a moralidade e a política moderna como transformação vulgarizada de antigos valores metafísicos e religiosos, numa conjuração subterrânea que conduz ao amesquinhamento das condições nas quais se desenvolve a vida social. Nesse sentido, ele é um dos mais intransigentes críticos do nivelamento e da massificação da humanidade. Para ele, isso era uma conseqüência funesta da extensão global da sociedade civil burguesa, tal como esta se configurou a partir da Revolução Industrial.
Nietzsche se opõe à supressão das diferenças, à padronização de valores que, sob o pretexto de universalidade, encobre, de fato, a imposição totalitária de interesses particulares; por isso, ele é também um opositor da igualdade entendida como uniformidade. Assim, denunciou a transformação de pessoas em peças anônimas da engrenagem global de interesses e a manipulação de corações e mentes pelos grandes dispositivos formadores de opinião.
O esforço filosófico de Nietzsche o levou a se confrontar com as grandes correntes históricas responsáveis pela formação do Ocidente: a tradição pagã greco-romana e a judaico-cristã; e o que resultou da fusão entre as duas.
Ao longo desse seu confronto com o conjunto da herança cultural de nossa tradição, Nietzsche forjou conceitos e figuras do pensamento que até hoje impregnam nosso vocabulário e povoam nosso imaginário político e artístico. Tais são, por exemplo, as noções de Apolo e Dionísio, transformadas em categorias estéticas, os conceitos de vontade de poder, além-do-homem (Übermensch), eterno retorno e niilismo e a figura da morte de Deus.
É impossível se colocar à altura dos principais temas e questões de nosso tempo sem entender o pensamento de Nietzsche. Ateísta radical, ele atribui ao homem a tarefa de se reapropriar de sua essência e definir as metas de seu destino. Dele afirma o filósofo Martin Heidegger: "Nietzsche é o primeiro pensador que, perante a história universal pela primeira vez aflorada em seu conjunto, coloca a pergunta decisiva e a reflete internamente em toda a sua extensão metafísica. Essa pergunta reza: como homem, em sua essência até aqui, está o homem preparado para assumir o domínio da terra?"
Nesse sentido, Nietzsche é o pensador de nossas angústias, que não poupou nenhuma certeza estabelecida --sobretudo as suas próprias convicções-- e desvendou os mais sinistros labirintos da alma moderna. Com a paixão que liga a vida ao pensamento, Nietzsche refletiu sobre todos os problemas cruciais da cultura moderna, sobre as perplexidades, os desafios, as vertigens no fim do século 19. Dessa sua condição, postado entre o final e o início de duas eras, Nietzsche esboçou um quadro que, em todos os seus matizes, nos concerne ainda, na passagem a um novo milênio, em direção a um destino que ainda não se pode discernir.
A despeito de sua visão sombria, Nietzsche tentou ser, ao mesmo tempo, um arauto de novas esperanças. Sua mensagem definitiva --a criação de novos valores, a instituição de novas metas para a aventura humana na história-- é também um cântico de alegria. Essa é uma das razões pelas quais o estilo de Nietzsche resulta da combinação paradoxal de elementos antagônicos: sombra e luz, agonia e êxtase, gravidade e leveza.
Isso explica por que, para ele, o riso e a paródia são operadores filosóficos inigualáveis: eles permitem reverter perspectivas fossilizadas. Nietzsche, o impiedoso crítico das crenças canônicas, é também um mestre da ironia. Sua ambição consiste em tornar superfície o que é profundidade, restituir a graça ao peso da seriedade filosófica.
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