É a página de todos que acreditam na amizade e no seu poder de libertação e felicidade.É o lugar daqueles que percebem na amizade o fator de realização e perfeição. Quem vive a fazer o bem é feliz!
Fazer aniversário!
Fazer aniversário é agradecer, comemorar, desculpar-se e pedir desculpas, é sonhar, chorar e rir. É olhar a estrada feita e tomar fôlego para seguir outros metros; é nao desistir diante dos percalços e pedir ajuda quando necessário. é viver cada momento e oportunidade como únicos e construir um castelo de amigos. É reconhecer a vida como dom e graça.
Fazer aniversário!
Fazer aninversário é agradecer!
É correr para recuperar o tempo perdido!
É remediar os possíveis tropeços.
É alimentar os sonhos e esperanças.
É construir os ideais e sustentar os projetos.
É olhar para os passos feitos e organizar os possíveis a dar.
É não se desencorajar pelos obstáculos a encontrar e não desistir pela aridez da caminhada.
É sonhar, sonhar e alimentar o sonho.
É querer continuar vivendo, vivendo e vivendo.
É não se preocupar com as rugas e outros sinais dos tempos.... mas viver intensamente cada minuto, cada oportunidade e agradecer.
Obrigado Senhor por tudo e por todos.
Sou feliz de completar mais um aniversário!
É correr para recuperar o tempo perdido!
É remediar os possíveis tropeços.
É alimentar os sonhos e esperanças.
É construir os ideais e sustentar os projetos.
É olhar para os passos feitos e organizar os possíveis a dar.
É não se desencorajar pelos obstáculos a encontrar e não desistir pela aridez da caminhada.
É sonhar, sonhar e alimentar o sonho.
É querer continuar vivendo, vivendo e vivendo.
É não se preocupar com as rugas e outros sinais dos tempos.... mas viver intensamente cada minuto, cada oportunidade e agradecer.
Obrigado Senhor por tudo e por todos.
Sou feliz de completar mais um aniversário!
Primavera
Começa-se a sentir o canto dos passaros... , mil e uma flor que se abre ao longo do caminho: sonhos, desejos, aventuras e mistérios se propõem nessa vivaz estação.
Os ânimos, dos homens e dos outros animais, aloram-se e se energizam; são milhares de situações que se desencampam e outras tantas que se reestruturam, tudo para sentir forte o canto do tempo que se abre a novos raios.
Assim como as estações, o nosso coração, ansioso de preenchimento, busca nas movediças areias do sentimento, uma razão para continuar acreditando e esperando novas realidades.
Auguramos fortes ventos que nos impulsione a encontrar um caminho firme para a felicidade que somos destinados; a perfeição se dá na contínua busca de si e dos outros.
Boa primavara a todos nós!!!
Os ânimos, dos homens e dos outros animais, aloram-se e se energizam; são milhares de situações que se desencampam e outras tantas que se reestruturam, tudo para sentir forte o canto do tempo que se abre a novos raios.
Assim como as estações, o nosso coração, ansioso de preenchimento, busca nas movediças areias do sentimento, uma razão para continuar acreditando e esperando novas realidades.
Auguramos fortes ventos que nos impulsione a encontrar um caminho firme para a felicidade que somos destinados; a perfeição se dá na contínua busca de si e dos outros.
Boa primavara a todos nós!!!
Quaresima: tempo di conversione.
padre Lino Pedron
Il discorso riprende l'enunciato di 5,20; "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli". Il termine giustizia (sedaqah) è usato nella Bibbia per sintetizzare i rapporti dell'uomo con Dio, la pietà, la religiosità, la fede.
I rapporti con Dio, nostro Padre, devono essere improntati alla fiducia, alla confidenza e soprattutto alla sincerità.
L'autentica giustizia non ha come punto di riferimento gli uomini, ma va esercitata davanti al Padre che è nei cieli. Farsi notare dagli uomini è perdere ogni ricompensa presso il Padre.
Matteo sottolinea la vanità di un gesto puramente umano: gli ipocriti, che cercano l'approvazione, hanno già ricevuto la loro ricompensa.
L'ipocrisia consiste nel fatto che un'azione, che ha Dio come destinatario, viene deviata dal suo termine. L'elemosina, la preghiera e il digiuno devono essere fatti per il Padre che vede nel segreto.
Queste azioni fatte "nel segreto" non significano necessariamente azioni segrete: indicano ogni azione, anche pubblica, fatta per il Padre e non per essere visti dagli uomini. E' l'intenzione profonda che conta perché la ricompensa si situa a questo livello: la ricompensa è l'autenticità del rapporto con il Padre.
Il cristiano deve fare l'elemosina in modo da salvaguardare la rettitudine dell'aiuto prestato al fratello per amore del Padre.
La strumentalizzazione della preghiera è la deformazione più inspiegabile della pietà, perché mette a proprio servizio anche ciò che è essenzialmente di Dio.
Gesù nel suo intervento non si propone di modificare il rituale della preghiera giudaica, solo suggerisce un modo più retto di compierla, evitando l'ostentazione, il formalismo, l'ipocrisia. Gli stessi rabbini insegnavano: "Colui che fa della preghiera un dovere, che ritorna a ora fissa, non prega con il cuore".
Il richiamo di Gesù è sulla stessa linea della tradizione profetica e sapienziale e trova conferma nei suoi successivi insegnamenti e più ancora nella sua vita.
Il digiuno è un'altra importante pratica della vecchia e della nuova "giustizia". Esso è un atto penitenziale che completa e aiuta la preghiera.
Gesù, come i profeti, non condanna il digiuno, ma il modo nel quale era fatto. Invece di esprimere la propria umiliazione, esso diventava una manifestazione di orgoglio.
Il digiuno cristiano, come l'elemosina e la preghiera, deve essere compiuto di nascosto. Il cristiano non deve fare ostentazione della sua penitenza; deve anzi nasconderla con un atteggiamento gioioso.
Il digiuno, come ogni altra sofferenza, è una fonte di gioia perché ottiene un maggior avvicinamento a Dio. L'invito di Gesù ad assumere un atteggiamento giulivo invece che tetro, sottolinea il significato definitivo della penitenza cristiana: poter soffrire è una grazia (cfr 1Pt 2,19).
Il discorso riprende l'enunciato di 5,20; "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli". Il termine giustizia (sedaqah) è usato nella Bibbia per sintetizzare i rapporti dell'uomo con Dio, la pietà, la religiosità, la fede.
I rapporti con Dio, nostro Padre, devono essere improntati alla fiducia, alla confidenza e soprattutto alla sincerità.
L'autentica giustizia non ha come punto di riferimento gli uomini, ma va esercitata davanti al Padre che è nei cieli. Farsi notare dagli uomini è perdere ogni ricompensa presso il Padre.
Matteo sottolinea la vanità di un gesto puramente umano: gli ipocriti, che cercano l'approvazione, hanno già ricevuto la loro ricompensa.
L'ipocrisia consiste nel fatto che un'azione, che ha Dio come destinatario, viene deviata dal suo termine. L'elemosina, la preghiera e il digiuno devono essere fatti per il Padre che vede nel segreto.
Queste azioni fatte "nel segreto" non significano necessariamente azioni segrete: indicano ogni azione, anche pubblica, fatta per il Padre e non per essere visti dagli uomini. E' l'intenzione profonda che conta perché la ricompensa si situa a questo livello: la ricompensa è l'autenticità del rapporto con il Padre.
Il cristiano deve fare l'elemosina in modo da salvaguardare la rettitudine dell'aiuto prestato al fratello per amore del Padre.
La strumentalizzazione della preghiera è la deformazione più inspiegabile della pietà, perché mette a proprio servizio anche ciò che è essenzialmente di Dio.
Gesù nel suo intervento non si propone di modificare il rituale della preghiera giudaica, solo suggerisce un modo più retto di compierla, evitando l'ostentazione, il formalismo, l'ipocrisia. Gli stessi rabbini insegnavano: "Colui che fa della preghiera un dovere, che ritorna a ora fissa, non prega con il cuore".
Il richiamo di Gesù è sulla stessa linea della tradizione profetica e sapienziale e trova conferma nei suoi successivi insegnamenti e più ancora nella sua vita.
Il digiuno è un'altra importante pratica della vecchia e della nuova "giustizia". Esso è un atto penitenziale che completa e aiuta la preghiera.
Gesù, come i profeti, non condanna il digiuno, ma il modo nel quale era fatto. Invece di esprimere la propria umiliazione, esso diventava una manifestazione di orgoglio.
Il digiuno cristiano, come l'elemosina e la preghiera, deve essere compiuto di nascosto. Il cristiano non deve fare ostentazione della sua penitenza; deve anzi nasconderla con un atteggiamento gioioso.
Il digiuno, come ogni altra sofferenza, è una fonte di gioia perché ottiene un maggior avvicinamento a Dio. L'invito di Gesù ad assumere un atteggiamento giulivo invece che tetro, sottolinea il significato definitivo della penitenza cristiana: poter soffrire è una grazia (cfr 1Pt 2,19).
Arte e religiosidade
Arte e religião sempre andaram juntas, ambas realidades expressam o mundo da fé, da esperança e da busca de um verdadeiro sentido à própria existência.
O homem busca sempre manifestar a sua relação com a divindade com o que lhe parece mais apropriado, desde a simples oração, às grandes catedrais, passando pelas pinturas e esculturas, mas a natureza sempre revelou o rosto do divino de maneira sublime, pois a natureza, como a divindade, mostra-se em escondimento, sempre deixando algo para ainda ser descoberto.
Talvez por isso muitos artistas "religiosos" buscaram pintar a natureza como espelho da vida e da divindade.
O culto à natureza e as artes em geral manifesta uma manifestação semelhante ao que se tem diante da divindade, quer dizer, de maior contemplação que de palavras. De fato, as palavras esvaziam muito o sentido poético e mistérico, tanto das artes como da religião e por consequência de Deus.
Arte e religiosidade, duas faces de um mesmo hino elevado ao Criador e Senhor de todas as coisas.
O homem busca sempre manifestar a sua relação com a divindade com o que lhe parece mais apropriado, desde a simples oração, às grandes catedrais, passando pelas pinturas e esculturas, mas a natureza sempre revelou o rosto do divino de maneira sublime, pois a natureza, como a divindade, mostra-se em escondimento, sempre deixando algo para ainda ser descoberto.
Talvez por isso muitos artistas "religiosos" buscaram pintar a natureza como espelho da vida e da divindade.
O culto à natureza e as artes em geral manifesta uma manifestação semelhante ao que se tem diante da divindade, quer dizer, de maior contemplação que de palavras. De fato, as palavras esvaziam muito o sentido poético e mistérico, tanto das artes como da religião e por consequência de Deus.
Arte e religiosidade, duas faces de um mesmo hino elevado ao Criador e Senhor de todas as coisas.
Arte e religião
A perdida unidade entre a arte e a religião, vista como um fato benéfico ou prejudicial, não pode ser recuperada por um ato de vontade. Como não era uma questão de cooperação intencional, mas resultava de toda uma estrutura objetiva da sociedade durante certas fases da história, a ruptura é objetivamente condicionada e irreversível. A unidade de arte e religião não provém simplesmente de convicções e decisões subjetivas mas da realidade social subjacente e de sua tendência objetiva. Tal unidade existe, em princípio, apenas em sociedades fechadas, não-individualistas e hierárquicas – até mesmo na antigüidade grega não prevaleceu nas fases em que o indivíduo se emancipou econômica e politicamente. A presente crise que envolve a individualidade e as tendências coletivas em nossa sociedade não justifica qualquer retrocesso da arte a um estágio que antecede a era individualista, qualquer tentativa de novamente submeter a arte de modo arbitrário a amarras de natureza religiosa. Uma reversão dessas traria o selo da própria era individualista: seria essencialmente racionalista. O indivíduo ainda poderia ter experiências religiosas. Mas a religião positiva perdeu seu caráter de validade objetiva e oniabrangente, sua força vinculante supra-individual. Não é mais um medium a priori não-problemático dentro do qual cada um exista sem questionamentos. Por isso o desejo de reconstrução daquela unidade tão exaltada é um wishful thinking, mesmo que esteja profundamente enraizado no desejo sincero por algo que dê "sentido" a uma cultura ameaçada pelo vazio e pela alienação universal. Cfr. Adorno
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